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Convegno Cid Liguria: L'assistenza torni al territorio

di Mimma Sternativo

“L’organizzazione dell’assistenza, i processi e lo staffing: le proposte delle professioni sanitarie in Liguria”. Questo il titolo del convegno regionale Cid accreditato Ecm che si è tenuto oggi, 24 maggio, ad Arenzano.

L’organizzazione dell’assistenza deve passare per il territorio

Un momento della tavola rotonda del Convegno Cid Liguria

Tanti i temi trattati durante il convegno “L’organizzazione dell’assistenza, i processi e lo staffing: le proposte delle professioni sanitarie in Liguria” organizzato dal Comitato Infermieri Dirigenti (Cid) della sezione Liguria.

Si è spaziato dal management puro all’area clinica nel corso degli interventi dei relatori e durante la tavola rotonda, che ha visto la partecipazione, tra gli altri, di rappresentanze della politica e delle Aziende Sanitarie, di Dirigenti delle Professioni Sanitarie regionali ed extraregionali e di esponenti del coordinamento dei Collegi Ipasvi liguri.

Uno dei focus ha riguardato la necessità di ripensare il “sistema ospedale”, dove troppo spesso si creano problemi di mancanza di posti letto e di sovraffollamento, con pazienti costretti a sostare nei corridoi su barelle, come accade nei Pronto soccorso di buona parte del territorio nazionale.

La soluzione è da trovarsi nell’implementazione del territorio – ha detto Bruna Rebagliati, Direttore Generale Asl 4 Chiavarese – Dai dati Istat del 2015 è emerso che l’aspettativa di vita più alta degli utenti è correlata ad una migliore attività assistenziale. Questo deve portarci ad un migliore utilizzo di risorse, non più concentrate solo sull’ospedale, ma orientate al territorio.

Affinare l’appropriatezza e i modelli di erogazione della prestazione, da un lato e, dall’altro, efficientare il territorio – fa eco Giovanni La Valle, Direttore Sanitario Irccs Azienda Ospedaliera San Martino - IST – Genova – Bisogna far girare meglio l’ospedale su presa in carico del paziente e diagnostica e nel frattempo potenziare il territorio, lavorare meglio tutti affinché il “non riusciamo a dimettere” non funzioni più come alibi.

Efficientamento del territorio dunque, ma facendo attenzione a non riproporre sul territorio i modelli ospedalieri, ha sottolineato Loredana Sasso, professore associato Dipartimento Scienze della Salute Università di Genova.

Il paradigma dell’assistenza domiciliare non può prescindere dagli infermieri – prosegue Sasso - La letteratura afferma su dati scientifici che c’è una correlazione incontrovertibile tra il rapporto di staffing e il risultato sui pazienti, un rapporto anche economico. Infezioni, lesioni e cadute si traducono anche in spese. Sta a noi dimostrare che gli infermieri sono determinanti in termini di esiti dei pazienti e in termini di impiego di risorse.

Se il futuro deve stare fuori dall'ospedale, i sistemi di misurazione devono rendere ancora più evidenti le dimensioni infermieristiche

Così Bruno Cavaliere, dirigente professioni sanitarie San Martino di Genova.

Un paradigma, quello dell’assistenza domiciliare, difficile da cambiare anche per via della cultura ancora troppo ospedalocentrica, ha fatto notare Marino dell’Acqua, Direttore S.C. Sitra Asst Ovest Milanese. C’è ancora tanto da lavorare sulla formazione, perché il substrato culturale sulla presa in carico cambi realmente.

Rinnovamento culturale, attenzione all’utente, identità professionale e lavoro in rete: queste le sfide da perseguire secondo Carmelo Gagliano, presidente Collegio Ipasvi Genova, Silvana Giroldi, Dirigente professioni sanitarie Asl Chiavari e Milena Gemignani, Dirigente professioni sanitarie Asl 5 La Spezia.

Si è parlato anche di benessere organizzativo, staffing e valore etico, con Dario Laquintana, Direttore S.C. professioni sanitarie del Policlinico di Milano:

Non basta avere in dotazione il personale. Bisogna che il personale sia felice del proprio lavoro – ha affermato – Dobbiamo individuare quali sono i reali determinanti del benessere del dipendente e lavorare su quelli. È questo che sancisce la differenza fra ciò che vogliamo essere e ciò che non vogliamo essere, come azienda e come professionisti

NurseReporter
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