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elezioni Ipasvi

Mangiacavalli punta il dito contro Muttillo

di Redazione

Alla fine nel mezzo del caos delle elezioni dei vari collegi Ipasvi interviene la Federazione nazionale. E lo fa puntando il dito anche contro Muttillo e la decisione di invalidare le elezioni di Milano.

Caos nei collegi, il monito di Mangiacavalli 

barbara mangiacavalli

Barbara Mangiacavalli, presidente Ipasvi

Come Federazione stigmatizziamo i diversi episodi incresciosi accaduti durante il rinnovo di alcuni consigli direttivi provinciali: l’immagine della professione in questo modo è lesa prima di tutto dagli infermieri che, spesso, dimenticano le regole dettate dallo stesso codice deontologico, quando afferma che l'infermiere collabora con i colleghi e gli altri operatori di cui riconosce e valorizza lo specifico apporto all'interno dell'équipe e che l'infermiere tutela la dignità propria e dei colleghi, attraverso comportamenti ispirati al rispetto e alla solidarietà. Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi, interviene sui fatti e sui comportamenti – quasi di cronaca – che in questi ultimi mesi hanno caratterizzato il rinnovo dei vertici di alcuni collegi, dal nord al sud Italia. Barbara Mangiacavalli stigmatizza anche il botta e risposta delle varie fazioni gli uni contro gli altri, ledendo fortemente anche la democrazia elettorale e professionale dei collegi e degli infermieri stessi. 

La convinzione preliminare – continua - è relativa alla vetusta normativa elettorale, che ci auguriamo in via di superamento definitivo grazie anche al Ddl Lorenzin in dirittura d’arrivo alla Camera, sempreché non si voglia ancora una volta frenarlo come accaduto negli ultimi dieci anni. Una normativa elettorale che oggi non permette la pluralità e l’indipendenza dei seggi elettorali causando problemi rilevanti al funzionamento del sistema democratico.

Mangiacavalli ricorda che i collegi provinciali, come anche la Federazione, sono enti pubblici non economici espressamente regolamentati da un’apposita normativa, che in quanto pubbliche amministrazioni sono obbligati a rispettare.

In particolare sui vari casi di non raggiungimento del quorum, da Milano a Trento, Mangiacavalli specifica che il 2° comma dell’art. 2 del Decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 233/46 dispone che L'assemblea è valida in prima convocazione quando abbiano votato di persona almeno un terzo degli iscritti, in seconda convocazione qualunque sia il numero dei votanti purché non inferiore al decimo degli iscritti e, comunque, al doppio dei componenti il consiglio.

Secondo la recente giurisprudenza della Commissione esercenti le professioni sanitarie (Cceps) la disposizione va interpretata nel senso che il quorum minimo è comunque il 10% degli iscritti e che i voti espressi da tale percentuale di iscritti devono essere in ogni caso non inferiori al doppio dei componenti del consiglio.

Questo significa – sottolinea ancora la presidente Ipasvi - che il presidente del seggio elettorale, che per legge è il presidente uscente, una volta constatato, alla fine delle operazioni elettorali, che non si sia raggiunto il 10% dei votanti, prenda atto del mancato raggiungimento del quorum, dichiarando l’invalidità delle elezioni, e si attivi per una nuova convocazione.

È necessario anche ricordare secondo Mangiacavalli che la Federazione nazionale non è legittimata a compiere alcun tipo di atti specifici nei confronti dei collegi relativamente alla procedura elettorale in quanto l’art. 21 del DPR 221/50 dispone che solo gli iscritti entro trenta giorni dalla proclamazione dei risultati delle elezioni possono presentare ricorso avverso la validità delle operazioni elettorali alla commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie, che decide nel termine di sei mesi.

Vi è comunque – aggiunge - da parte di alcuni collegi, da sempre, una prassi di segno contrario seguita costantemente che rifacendosi a più antiche interpretazioni della Cceps, Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie, procede lo stesso allo scrutinio proclamando gli eletti. La Federazione –prosegue - non entra nel merito di questioni che devono essere risolte, se del caso, innanzi alla commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie, ma si preoccupa che sia comunque garantito il sistema democratico necessario perché gli infermieri iscritti abbiamo comunque adeguata rappresentanza.

E per questo, per dovere di chiarezza normativa – aggiunge - la Federazione interviene in particolare su quanto accaduto in occasione delle elezioni presso il collegio interprovinciale di Milano, Lodi, Monza e Brianza.

Il caso del collegio Ipasvi di Milano

Agli atti della Federazione – dice Mangiacavalli - risulta che il collegio di Milano, Lodi, Monza e Brianza abbia sempre seguito una precedente interpretazione corredandola di un parere di un noto studio legale rispondendo a una nota di richiamo della precedente presidenza della Federazione del 20 ottobre 2014. A suo tempo la proclamazione degli eletti avvenuta nonostante il mancato raggiungimento del quorum (il riferimento è alle elezioni del 2014) viene fortemente difesa richiamando i principi costituzionali della ragionevolezza e del buon andamento della pubblica amministrazione. Proprio perché la Federazione non è legittimata ad intervenire, anche in quel frangente non ci furono ulteriori interventi. Nelle elezioni svolte nei giorni 1, 2 e 3 dicembre 2017 – prosegue la presidente Ipasvi – sembra essersi proceduto allo scrutinio, nonostante il mancato raggiungimento del quorum, ma poi si sono dichiarate invalide le elezioni per mancato raggiungimento dello spesso.

Secondo Mangiacavalli e l’interpretazione che del fatto danno gli organismi legali della Federazione nazionale, sicuramente l’avere proceduto allo spoglio senza la relativa proclamazione getta ombre sulla regolarità della competizione elettorale stessa e sulla imparzialità del presidente del seggio, di contro il mancato raggiungimento del quorum è di fatto motivo di annullamento delle procedure elettorali.

La Federazione quindi – conclude - non può che stigmatizzare i comportamenti da parte di tutti gli attori e ricordare che le elezioni rappresentano un momento importante nella vita dei collegi perché chi sceglie, tramite il voto, sta scegliendo una leadership a cui affidare il compito di tutela e crescita della professione tutta. È sicuramente comprensibile l’accesa competizione che indica voglia di fare e volontà di migliorare, ma questo non deve mai scadere in risse e attacchi personali.

Ad ogni modo la Federazione sta assumendo le dovute informazioni per attivare eventuali passi successivi nel rispetto della normativa vigente.

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