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Assistere l'utente transgenere, un'analisi della letteratura

di Redazione

Un individuo transgenere si riconosce in un’identità di genere non congruente rispetto al proprio sesso biologico. L’utente transgenere si rivolge alle strutture sanitarie non solo per tutti gli aspetti relativi al proprio percorso di transizione, ma anche a seguito di episodi violenti a sfondo transfobico o per problemi di salute slegati della propria identità di genere. Le fondamenta per una buona assistenza ad un individuo di genere non conforme sono costituite da un clima assistenziale accogliente e per raggiungere questo obiettivo sarà necessario prestare attenzione: alla comunicazione, alla documentazione clinica, alla fase dell’accertamento e alla tutela della privacy.

Chi è l’individuo transgenere

Il genere e il sesso sono elementi fondamentali nella vita delle persone e tutti coloro che si occupano di salute e assistenza dovrebbero conoscere questi temi, tenendone conto nella pratica clinica quotidiana.

Un individuo transgenere si riconosce in un’identità di genere non congruente rispetto al proprio sesso biologico. Solitamente coloro che vivono in una condizione di transgenderismo decidono di intraprendere un percorso di “transizione” che li porterà a femminilizzare o mascolinizzare il proprio corpo attraverso una terapia ormonale ed interventi chirurgici di riaffermazione del genere.

Transgenderismo e discriminazioni in sanità

Negli ultimi anni la visibilità pubblica della popolazione di genere non conforme, grazie ad una maggior rappresentazione nei mass media, è notevolmente aumentata eppure questa emancipazione non ha posto fine alle discriminazioni, presenti anche nel campo della salute.

L’utente transgenere si rivolge alle strutture sanitarie non solo per tutti gli aspetti relativi al proprio percorso di transizione, ma anche a seguito di episodi violenti a sfondo transfobico o per problemi di salute slegati della propria identità di genere.

Un professionista sanitario può comprensibilmente trovarsi in difficoltà di fronte ad un utente transgenere nonostante il prendersi cura di questa categoria di individui richieda lo stesso impegno che implica un qualsiasi processo assistenziale centrato sul paziente.

La differenza risiede nel fatto che l’infermiere dovrà appropriarsi di una prospettiva che tenga conto delle diversità di genere e acquisire una competenza culturale in merito. In molte strutture sanitarie l’infermiere è la prima figura che viene a contatto con l’utente oltre ad essere il professionista che trascorre più tempo con lo stesso, per questa ragione gli infermieri possono esercitare un impatto determinante nella costruzione di una narrazione sanitaria positiva.

Assistenza all’individuo di genere non conforme

Le fondamenta per una buona assistenza ad un individuo di genere non conforme sono costituite da un clima assistenziale accogliente e per raggiungere questo obiettivo sarà necessario prestare attenzione: alla comunicazione, alla documentazione clinica, alla fase dell’accertamento e alla tutela della privacy.

Fin dal primo contatto è necessario rivolgersi all’individuo bisognoso di assistenza utilizzando un linguaggio appropriato. È necessario abituarsi ad utilizzare il nome preferito dal paziente e a declinare le locuzioni al maschile o al femminile senza basarsi sul sesso biologico, poiché un comportamento di questo tipo implica rispetto, apertura verso l'altro, riconoscimento ed accoglienza alimentando un rapporto fondato sulla fiducia reciproca.

L’infermiere potrebbe trovarsi ad esaminare della documentazione clinica che non tiene conto della varianza di genere. Per questo motivo durante il primo contatto, non bisogna dare per scontata l’identità di genere dell’utente deducendola dall’apparenza fisica o dall’abbigliamento.

Rivolgersi al paziente col titolo di signore o signora senza che egli vi si riconosca può risultare offensivo, causare disagio, comunicare mancanza di rispetto o addirittura squalificare le cure ricevute.

Durante il colloquio iniziale, se necessario, si può consentire alla persona che ha accompagnato l’utente nella struttura di assistere all’intervista per fornire appoggio morale al paziente e stemperare la tensione.

È consigliato chiedere solo informazioni clinicamente rilevanti ed evitare di essere guidati dalla curiosità somministrando domande invasive non utili ai fini diagnostici. Se l’accertamento infermieristico viene condotto con sensibilità e rispetto sarà l’utente stesso a raccontare la propria storia in maniera dettagliata, poiché sentirà di trovarsi in un ambiente sicuro scevro da giudizi.

Durante l’esame fisico è necessario spiegare all’utente cosa si sta facendo e perché lo si fa, garantendo la privacy ed esaminando solo le parti anatomiche rilevanti dal punto di vista clinico, inoltre se l’utente dovrà sottoporsi ad esami strumentali o visite che richiedano la svestizione è compito dell’operatore scongiurare situazioni di disagio.

Non bisogna mai dare per scontato che il paziente abbia detto a tutti di essere transgenere e a tal proposito potrà essere necessario rassicurarlo sulla confidenzialità delle informazioni fornite e sul fatto che non verranno menzionate con parenti, familiari o altri visitatori senza un suo esplicito consenso.

Articolo a cura di Paolo Finetti, Infermiere

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