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Ordine Infermieri

Frosinone, disappunto per l'intesa su infermieri forensi

di Redazione

La firma del protocollo d'intesa tra la Federazione nazionale degli Ordini degli infermieri, il Csm ed il Consiglio nazionale forense non va giù, come successo all’Opi di Bologna, nemmeno all’Ordine degli Infermieri di Frosinone, che in una lettera indirizzata al direttivo Fnopi esprime vigoroso disappunto per le modalità con cui è arrivato questo accordo e per il limbo nel quale fa cadere il riconoscimento del master universitario in ambito legale e forense.

Infermieri forensi, Opi Frosinone a Fnopi: Decisione incomprensibile

Gennaro Scialò, presidente Ordine Infermieri di Frosinone

Continua a far discutere l’intesa stretta dalla Fnopi con Csm e Fnc, che indica il possesso della Laurea Magistrale come “speciale competenza” - ovvero requisito formativo primario e propedeutico – per quegli infermieri che intendano diventare consulenti tecnici dei tribunali.

Il nocciolo della questione è che questo comporta il mancato riconoscimento del titolo derivante dal possesso del master universitario di I° livello in ambito legale e forense – scrive Gennaro Scialò, presidente Opi Frosinone - acquisito da numerosissimi Colleghi, molti dei quali già iscritti e operanti negli albi dei periti e dei consulenti tecnici nei Tribunali e che ora si troverebbero con un pugno di mosche in mano.

Un tema, quello degli infermieri consulenti dei tribunali, sul quale l’Ordine di Frosinone solo pochi mesi fa aveva puntato i riflettori durante un evento formativo in cui si sono confrontate le professioni sanitarie e quelle del diritto.

Dopo l’accordo sottoscritto dalla Federazione Nazionale, dall’Opi Frosinone arriva un vigoroso disappunto per questo mancato riconoscimento di cui non comprendiamo né il senso – sottolinea Scialò - né il fine ultimo, ma anche per le modalità con le quali si è venuti a conoscenza di tale protocollo. Sarebbero arrivate, infatti, prima le notizie dei social network e, solo in un secondo momento, le comunicazioni ufficiali.

Cosa che ha lasciato disorientati, se non contrariati e non ha permesso – continua il presidente Opi Frosinone - di fornire risposte ed informazioni compiute e corrette ai numerosissimi colleghi che formalmente ed informalmente ci hanno interpellato chiedendoci delucidazioni in merito.

Auspichiamo e reiteriamo un effettivo confronto e dibattito sulle decisioni che impattano e agiscono sull’esercizio professionale, chiosa Scialò, che – come hanno fatto anche il presidente dell’Ordine degli infermieri di Bologna e quello dell'Opi di Pordenone – non manca di sottolineare un’altra pecca: il mancato confronto con gli Ordini provinciali come espressione di democrazia diretta, che ci permetterebbe di rappresentare in modo puntuale e compiuto tutti i professionisti iscritti.

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