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Catetere Port-a-cath, accesso venoso centrale permanente

di Tiziano Garbin

Il port-a-cath è un dispositivo per l’accesso venoso centrale permanente, ovvero che può rimane in sede senza limiti di tempo, ed è totalmente impiantabile. È costituito da un catetere in materiale biocompatibile, generalmente silicone, che viene posizionato per via percutanea (sottocute) in un grosso vaso venoso come la vena succlavia, giugulare o più raramente femorale, la cui estremità arriva in prossimità della vena cava superiore.

Cos'è e a cosa serve il catetere Port-a-cath

La funzione del Port-a-cath è quella di un qualsiasi accesso venoso centrale, con la differenza che può rimanere in sede per lungo periodo e che per questa ragione viene utilizzato maggiormente in pazienti oncologici che richiedono un accesso venoso stabile e duraturo per l’infusione a lungo termine di farmaci o di altre sostanze terapeutiche (chemioterapia, liquidi, presidi per la nutrizione parenterale, emoderivati).

Se questo dispositivo viene impiantato nella regione addominale è possibile utilizzarlo anche per la dialisi peritoneale.

Port-a-cath, com'è fatto

Il port-a-cath è costituito dal catetere che viene introdotto nelle vene del paziente e da un cosiddetto “port” (talvolta anche più di uno) che altro non è che un reservoir di silicone o di titanio che viene impiantato completamente sottocute.

Questa camera di iniezione presenta un diametro di circa 2 cm ed è ovviamente connessa al catetere. Il suo alloggiamento è di solito in una tasca sottocutanea ricavata in sala operatoria al di sotto della clavicola.

Per accedere a questo reservoir, dunque, è necessario perforare la cute e la sottostante membrana del reservoir stesso con un apposito ago. Al posto dei classici connettori luer lock l’accesso al circolo ematico del paziente viene garantito dalla perforazione della cute e conseguente accesso al reservoir tramite ago.

La procedura di posizionamento del Port-a-cath

Florence Nightingale

La procedura di posizionamento del Port-a-cath si esegue in sala operatoria e dura circa 30 minuti; viene eseguita in anestesia locale e si utilizza l’ecografo per reperire il vaso da pungere.

Per confezionare la tasca sottocute dove verrà inserito il port si esegue un’incisione di circa 3 cm, di solito sotto la clavicola destra. L’operatore farà passare il catetere sotto la cute (tunnel) per farlo arrivare dal punto di inserzione nella vena scelta (che si trova sottocute) alla camera reservoir.

La ferita verrà chiusa con punti di sutura e il catetere sarà così totalmente impiantato. Ovviamente il paziente potrà fare il bagno o la doccia una volta che la ferita sarà guarita e non avrà le limitazioni e i rischi infettivi di un tradizionale CVC che emerge dalla cute.

Il Port-a-cath, quindi, non altera la qualità di vita del paziente, anche se sono necessari alcuni piccoli accorgimenti generali come evitare l’uso di borse a tracolla o zaini pesanti proprio in corrispondenza del dispositivo.

Il paziente potrà indossare le cinture di sicurezza in auto, praticare attività fisica moderata, nuoto ed immersioni (camera iperbarica compresa). Grazie alla composizione del port e del catetere il paziente potrà essere sottoposto a tutti gli esami radiologici inclusa la TAC e la Risonanza Magnetica (anche iniettando il mezzo di contrasto nel port).

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