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La vita degli infermieri oltre le prime pagine dei giornali

di Muzio Stornelli

Si verifica un terremoto o un’altra catastrofe naturale e gli infermieri, così come gli altri protagonisti dei soccorsi, diventano magicamente tutti degli eroi. Sul web circola una fotografia che ritrae un infermiere intento a cucinare cozze in reparto e altrettanto magicamente tutti gli infermieri diventano debosciati arraffa stipendi. Già, ma dietro le prime pagine dei giornali c’è molto di più. C’è un mondo surreale, quello che gli infermieri vivono ogni giorno: è surreale, ad esempio, come si continui a non tutelarli dalle aggressioni continue sul posto di lavoro. È surreale che ci si debba affidare al buon cuore di qualche coordinatore per pagarne gli straordinari. È surreale che gli infermieri lavorino con la paura e per uno stipendio da fame.

Quella surreale realtà in cui vivono e lavorano gli infermieri

Gli infermieri lavorano con la paura di essere aggrediti, ma i giornali non ne parlano

Qualche mese fa, scrivendo un articolo che trattava il tema delle aggressioni agli infermieri utilizzammo il sostantivo “consuetudine”. La nostra speranza era quella di poter, nel giro di poco tempo, trasformare se non ribaltare quel trend parlando di fenomeno in netta diminuzione o di riduzione delle aggressioni verso gli operatori sanitari.

In realtà, analizzando i dati di un recente sondaggio condotto da Nursind Lombardia, scopriamo che il fenomeno delle aggressioni è in “continuo aumento”. La suddetta analisi potrebbe essere esportata in tutta Italia, visto che quasi ogni giorno ritroviamo fenomeni del genere nelle varie pagine di cronaca locale.

A questo punto formuliamo la nostra prima provocazione: nella gran parte dei centri commerciali, supermercati e discount che frequento, il mio primo buongiorno lo rivolgo ad una guardia giurata, che gentilmente risponde con lo stesso augurio.

La sensazione che quella guardia restituisce, a noi clienti e ai dipendenti, è quella di un ambiente sicuro all’interno del quale qualsiasi gesto inconsueto da parte di qualche squilibrato possa essere facilmente soffocato.

Al contrario, infermieri, medici e operatori sanitari che lavorano nei dipartimenti d’emergenza (ma la cosa non vale solo per loro) hanno la consapevolezza che prima o poi qualcosa possa accadere. Lavorano con la paura che durante il turno possano subire aggressioni e/o violenze.

Eppure il datore di lavoro di quel centro commerciale, supermercato o discount, semplicemente rispetta la legge. L’articolo 2087 del Codice Civile (Tutela delle condizioni di lavoro) recita: “L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.

Come se non bastasse, nell’ambito della gestione del rischio clinico, nel 2007 il Ministero della Salute pubblicò la Raccomandazione numero 8, con l’obiettivo di prevenire gli atti di violenza a danno degli operatori sanitari.

La responsabilità di mettere in atto un programma di prevenzione della violenza è a carico delle strutture sanitarie le quali, una volta identificati i fattori di rischio per la sicurezza del personale, avrebbero dovuto porre in essere delle strategie al fine di contenere tali fenomeni.

A distanza di 10 anni da quel documento troviamo ancora assessori regionali che parlano di “problema che verrà affrontato, da settembre” (Giulio Gallera, Assessore Regione Lombardia al Welfare).

La presenza di guardie giurate all’interno dei Pronto soccorso è difforme a livello nazionale: in alcune realtà, ad esempio, è presente 24 ore su 24, in altre solo dalle 20.00 alle 8.00. In molti presidi ospedalieri la guardia è unica ed operativa su tutto l’ospedale, ragion per cui a fronte di un episodio di violenza è necessario chiamare il 112 ed attendere l’arrivo dei Carabinieri, dovendosela cavare da soli nel frattempo.

Ed anche quando il servizio di vigilanza è operativo h24, ed il posto fisso di polizia è accanto al triage, non mancano casi di aggressioni. Tanto che a Sassari sono in corso dei lavori di ristrutturazione così da non esporre i triagisti a contatto diretto con l’utenza.

Grazie alle continue segnalazioni di operatori sanitari, al Fatebenefratelli di Milano da circa un anno è stata introdotta una guardia giurata dedicata al Pronto soccorso; ciò non ha scongiurato episodi di violenza, tuttavia ha generato sicurezza da parte degli infermieri dell’unità operativa.

Ecco la realtà che vivono gli infermieri oggi in Italia: si continua a lavorare con la consapevolezza che prima o poi qualcosa possa accadere. Sta solo alla nostra caparbietà trovare e suggerire delle soluzioni.

Ad esempio, lo studio citato più sopra a cura del Nursind Lombardia evidenzia un dato significativo e preoccupante: nel 2016 si sono registrate 8057 giornate di assenza dal lavoro per infortunio, con un costo pari a 386.220 euro (in aumento rispetto al 2015).

Così tanti soldi potrebbero essere diversamente investiti, ad esempio:

  • assumendo più guardie giurate;
  • eliminando oggetti pericolosi dalle sale di attesa;
  • implementando i sistemi di video sorveglianza;
  • applicando vetri anti sfondamento;
  • filtrando in maniera più sicura il contatto operatore-utente.

Tra l’altro è surreale come si continui a non tutelare gli operatori sanitari. Continuando a sostare nelle stanze di un Pronto soccorso non possiamo non citare la recente storia del coordinatore infermieristico che ha rinunciato a parte del suo premio produzione per “ricaricare i telefonini” dei colleghi.

Senza dubbio si tratta di un gesto molto altruistico, da buon padre di famiglia; eppure, nello specifico, il ruolo di padre di famiglia lo avrebbe dovuto assumere la Azienda Socio Sanitaria Territoriale di Lecco.

Non ci si può affidare al buon cuore dei singoli quando si tratta dello stipendio di un professionista

Ecco, ricordiamoci e ricordiamo a tutti i nostri datori di lavoro che siamo professionisti meritevoli di rispetto, e del giusto.

NurseReporter
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