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Rsa, un mondo tutto da definire

di Redazione

Eccomi qua, a parlare di una divisa all’interno di un reparto definito da gran parte delle persone il reparto dei vecchi. Dopo un anno di esperienza in questo contesto ho necessità di dire la mia. Prima di tutto chi sono? Mi chiamo Federica e vivo la mia divisa da circa sei anni. Sei anni in cui ho dato la mia collaborazioni in tre reparti, Gastroenterologia, Hospice e Rsa.

Semplicemente infermiera in Rsa

infermiera anziano

L'esperienza di una infermiera in una Rsa

Ognuno di esso ha lasciato su questa divisa che vivo con amore un segno indelebile. Segno che vivo giorno per giorno con il fine di crescere, senza mai dire quella frase che distruggerebbe il mio percorso: Io so tutto, so fare tutto, faccio questo lavoro da anni, quindi si è fatto sempre così. Citazioni che a mio avviso annientano un intero percorso formativo universitario, in cui ci viene trasmesso il valore dell’aggiornamento continuo al fine di migliorare il nostro operato. Da un anno a questa parte percorro i miei passi in una Rsa.

Quando mi chiedono dove lavoro, sono abituata a sentirmi dire: Ah lavori nel reparto dei vecchi, Ah e che me lo chiami lavoro? Lì fate solo il giro letti e gli date da mangiare, Il reparto che offende la nostra professionalità, sbrigati a cambiare. Ora però voglio far qualche precisazione su questo reparto che definirei invece Rsa...un mondo tutto da definire.

Mi soffermo a raccontare un intero turno per trasmettere quello che facciamo in questo reparto e voglio spiegare cosa viviamo uscendo da tale reparto ogni giorno. Ogni volta che varchiamo la porta del reparto incontriamo circa trenta persone, ognuna diversa dall’altra, perché non dimentichiamoci che in ogni persona sussiste un vissuto che giace dentro i loro cuori.

Prendiamo il turno di mattina, si entra e si ricevono le consegne della notte. Da lì a poco iniziamo il nostro turno, cominciando dalla somministrazione della terapia. Sì, ma due pasticche e un clistere a un vecchietto, dopo di che cosa fai?. C’è chi dà per scontato che all’interno di questo reparto vive l’anziano autonomo, orientato, deambulante. Prima precisazione, l’infermiere all’interno di una Rsa si trova dinanzi a trenta pazienti diversi tra loro, dal paziente che riesce a deglutire autonomamente al paziente disfagico a liquidi o solidi; dal paziente con sondino nasogastrico al paziente con Peg; dalla gestione del paziente con accessi venosi periferici al paziente con Midline, Picc. Quindi non è soltanto gestione di due semplici “pasticchette”, ma in questo contesto l’infermiere è responsabile della somministrazione di terapia in modo totalitario, dall’orale sino all’intramuscolo per arrivare se ce n’è bisogno all’endovenosa.

Ah lavori nel reparto dei vecchi e che me lo chiami lavoro? Lì fate solo il giro letti e gli date da mangiare

Dopo la somministrazione della terapia l’infermiere si unisce all’oss di turno e iniziano il giro. È lì che ti volevo. Che fai qui? Spali solo tanta …. Seconda precisazione, l’infermiere all’interno di una Rsa non fa il giro letti con pannolone alla mano, sapone e cambio vestiario, ma inizia la stesso con tanto di carrello delle medicazioni, in quanto l’infermiere si occuperà delle medicazioni delle lesioni da pressione. Ma non parliamo della semplice applicazione di pomata su un arrossamento sacrale, ma della gestione di lesioni di II, III e IV grado. La stessa medicazione non dura cinque minuti, ma può durare anche mezz’ora a seconda del grado di gravità della lesione e l’obiettivo dell’équipe infermieristica è quello di portare alla guarigione totale della lesione, monitorando continuamente le lesioni stesse e la loro pulizia. La medicazione non viene fatta solo la mattina, ma ogni qual volta la lesione è sporca, perde liquidi o vi sia motivazione adeguata per ritenere che sia giusto eseguire la medicazione più volte al giorno. Ma l’infermiere non si fermerà soltanto alle medicazioni e andrà a controllare la pervietà degli accessi venosi (di qualsiasi natura) eseguirà la medicazione se si riterrà giusto, si preoccuperà di controllare pervietà del catetere vescicale nel caso in cui ci sia. E che ci vuole? Cambi la busta e via. Terza precisazione, l’infermiere in questo caso, oltre a sostituire la sacca raccolta urine, andrà a visionare tutti i cambiamenti minzionali, sia esso una piuria, una disuria, una ematuria, in quest’ultimo caso il semplice infermiere dell’Rsa sarà in grado di montare una cistoclisi in accordo con il medico di reparto e documentare tutti i cambiamenti minzionali del paziente.

Finito l’igiene dei pazienti, arriva il pranzo. Ecco qui che vuoi dirmi? Che fai di tanto infermieristico? Dimmi, qua ti voglio, date semplicemente da mangiare agli anziani. Quarta precisazione, l’équipe di una Rsa si occupa della somministrazione del vitto a tutti i pazienti. Gli stessi avranno una dieta stabilita e l’infermiere sarà responsabile della somministrazione del giusto vitto al giusto paziente. Provate a somministrare un vitto comune a un paziente che ha prescritto un vitto frullato? Provate a somministrare un vitto a un paziente arrabbiato, nervoso? Vedrete che uscirete dal turno con le sue urla nelle orecchie. Provate invece a pensare che sussiste un’équipe che cerca la modalità giusta per far sì che un paziente in quelle condizioni si alimenti adeguatamente.

L’Rsa avrebbe tanto da offrire a noi infermieri. Sono pazienti anziani, se si vuol definire una persona di cinquant’anni anziano. Dal giudizio esterno sembrano pazienti di seconda classe, invece sono pazienti che hanno bisogno della nostra assistenza h24, senza riserva alcuna. Sono pazienti che hanno bisogno delle nostre competenze e professionalità per avere la giusta cura. Sono pazienti che hanno necessità anche di una carezza, un abbraccio sicuro e una persona capace di mettersi seduta accanto a loro davanti alla finestra e permettere loro di raccontare di una guerra vissuta fuori le mura di un ospedale.

Sono pazienti che necessitano di amore

Federica, infermiera

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