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Assistenza domiciliare

Infermieri a domicilio: gestione di un milionario a casa sua

di Angelo Del Vecchio

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L’esperienza di un gruppo di Infermieri Liberi Professionisti assunti dal Tribunale per assistere un paziente dopo RCP.

Gli Infermieri Liberi Professionisti si trovano qualche volta ad affrontare richieste d’assistenza che vanno oltre la loro immaginazione e che spesso non erano preventivabili. È che è accaduto, per esempio, ad alcuni colleghi, di vecchia e nuova generazione, che hanno condiviso e stanno tuttora condividendo una esperienza quasi unica nel suo genere: gestire un milionario in casa inventandosi un vero e proprio mini-ospedale a domicilio.

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Un paziente assistito da Infermieri in famiglia.

Le opportunità di lavoro per gli Infermieri Liberi Professionisti sono tantissime in Italia, ma pochi sono quei colleghi che possono definirsi “fortunati”. Non tutti riescono a trasformare la propria attività in una vera e propria azienda capace di produrre profitto. Ci hanno provato i protagonisti della nostra storia che sono riusciti a creare un vero e proprio mini-ospedale presso l’abitazione del loro assistito: un ricco possidente non più autosufficiente in seguito ad una Rianimazione Cardio Polmonare eseguita in ritardo.

Gli Infermieri, che sto per raccontarvi, sono stati chiamati dal Tribunale e dal Giudice Tutelare ad occuparsi del paziente in totale autonomia; questo per 24 ore al giorno, garantendo turni di mattina, di pomeriggio e di notte con una reperibilità sempre attiva per tutto l’arco della giornata.

Nessun Medico o Operatore Socio Sanitario è stato chiamato in attività per i campi di rispettiva competenza. L’unica eccezione è rappresentata da una collega Fisioterapista che gestisce l’utente per 4 ore a settimana.

Il paziente, pur se gestito privatamente, è comunque seguito dall’Azienda sanitaria locale e dai Servizi domiciliari competenti, che forniscono parte dei presidi medicali e strumentali necessari all’assistenza.

L’assistito qualche anno fa fu colpito da arresto cardiaco e soccorso dopo 40 minuti dall’evento. L’anossia gli creò danni cerebrali irreversibili e portò il paziente ad un ricovero prolungato dapprima in Terapia Intensiva e successivamente presso una Clinica convenzionata per la riabilitazione intensiva.

Nella struttura privata non fu ben gestito. A distanza di un anno, infatti, il paziente venne dato per spacciato a seguito di una Setticemia franca: l’infezione sistemica era dovuta probabilmente alla presenza di una lesione estesa di quarto stadio al sacro, per un’altra ad uno zigomo e per una terza cronica di etiologia neurologica ad un ginocchio (anche in questo caso l’infezione era evidente).

Su richiesta della famiglia al Giudice Tutelare, il paziente fu portato a casa per essere accompagnato dolcemente alla morte.

Nel tentativo di alleviare il dolore e le sofferenze dell’utente la stessa famiglia decise di chiamare un amico Infermiere. Quest’ultimo, dopo aver verificato le condizioni del paziente, chiese ai suoi di fare un tentativo: cercare di ridurre le infezioni curando con presidi avanzati le tre lesioni.

La famiglia accettò l’invito e chiese al collega di organizzare una mini-struttura operativa in casa e di provare il tutto per tutto e senza vincoli di spesa.

Ne parliamo più nello specifico con l’interessato, che è solo uno dei tanti protagonisti di questa “avventura assistenziale a buon fine”, come amano definirla i vari attori di questa storia. Andrea (nome di fantasia per proteggere la privacy dell’assistito e della sua famiglia) è un Infermiere Libero Professionista. Diplomatosi in Lombardia presso una scuola regionale oltre 25 anni fa ha sempre lavorato in proprio offrendo la propria esperienza e il proprio sapere scientifico a chi ne aveva, ne ha e ne avrà bisogno.

Che tipo di struttura avete allestito in casa del paziente e di quali presidi medicali/assistenziali disponete?


Praticamente abbiamo tutto ciò che un paziente abituale trova in un ospedale pubblico o privato. Una piccola parte delle attrezzature è stata fornita dall’Asl competenze, il resto è stato acquistato direttamente dal Tribunale su invito della famiglia: 1 solleva-persone, 1 aspiratore rino-endotracheale, un letto automatico con materasso antidecubito, cuscini antidecubito, un armadietto ricco di presidi medicali (siringhe, medicazioni avanzate, connettivina, gentamicina e gentamicina beta, creme idratanti, olii emollienti, garze sterili, cerotti anallergici e in finto cotone), farmaci (solo quelli prescritti dal medico di base) e di disinfettanti, una macchina per l’infusione della nutrizione enterale, presidi per l’incontinenza, federe e lenzuola di riserva, materiale di consumo, materiale di riserva (sondini naso gastrici, sondini per l’aspirazione, Peg, cateteri vescicali estemporanei, urocontrol e sacche di raccolta sterili e non sterili), una carrozzina per la doccia, una carrozzina per le sedute del paziente ed altro ancora.

Come riuscite a gestire un paziente così complesso a domicilio e 24 ore su 24?


È difficile e le dinamiche che si creano tra noi Infermieri e la famiglia sono di varia natura e di vario spessore. Non sto qui a tediarvi parlandovi di cose che non attengono all’assistenza vera e propria, ma vi dico solo che non è facile gestire un paziente in presenza di un familiare che, diversamente da noi, non ha consapevolezza delle cose che facciamo. Il nostro è un assistito particolare: a distanza di alcuni anni è riuscito a salvarsi da morte certa dapprima per un arresto del cuore, poi per una Setticemia in stato evoluto. Due condizioni che di fatto lo hanno costretto ad una riduzione delle attività di base del 100% e ad un accompagnamento continuo (totale sostituzione). È un neonato di 90 Kg che non emette suoni, che non è consapevole di quello che gli gira attorno. È in uno stato vigile di coma. È dotato di una tracheostomia e di una Peg. Per fortuna non ha più lesioni. Siamo riusciti nel miracolo e senza l’ausilio di nessuno. Abbiamo fatto tutto noi Infermieri, con il sostegno incondizionato dei suoi affetti più cari. La famiglia spera che un giorno il nostro paziente ritorni ad essere l’uomo di prima, lo spero anche io, ma è una cosa piuttosto lontana dal realizzarsi concretamente.

Quanti Infermieri lavorano con te e com’è organizzata una vostra giornata-tipo?


Siamo in totale 6 colleghi, tutti Infermieri Liberi Professionisti. Alcuni appena laureati, altri già in attività da anni. Di tutte le età, dai 22 ai 62 anni. Il nostro lavoro è suddiviso per: turni, incarichi e competenze. Per prima cosa facciamo turni di 10, 6 e 8 ore (notte, mattina, pomeriggio), con uno dei sei che a turno è reperibile nelle 24 ore in caso di malattia di uno dei tre in turno. Nel caso fossero in due a mancare improvvisamente chi è in turno si impegna a fare anche quello successivo. Il paziente, comunque sia, non viene mai lasciato solo. E nei casi di emergenza per carenza di personale è la famiglia a farsi garante di tutto, o chiamando un Infermiere ad ore o sostituendosi all’assente. E non è tutto. Ognuno di noi ha delle competenze: c’è l’esperto nell’emergenza, quello nella riabilitazione, quello nella gestione delle lesioni, quello nella gestione della terapia a domicilio, quello nei rapporti con la famiglia e quello nei rapporti con i professionisti sanitari esterni al conteso (medico di famiglia, Asl, ecc.).

Come siete inquadrati contrattualmente?


Siamo tutti Infermieri Liberi Professionisti e pertanto non possiamo lavorare in regime di dipendenza. Abbiamo un contratto senza scadenza che per noi vale come un Indeterminato. Ma sappiamo pure che in un momento all’altro possiamo essere sostituiti o destituiti dall’incarico. E’ già successo molte volte in passato, soprattutto a seguito di conflitti con la famiglia.

Com’è la paga?

La paga è ottima se commisurata alla mole di lavoro reale e alla presenza di un solo paziente da assistere. Percepiamo 20 euro lorde all’ora. La stessa che ci darebbero in una struttura ospedaliera privata con 30 – 60 pazienti a testa. Un mese è fatto mediamente di 720/744 ore. Ci sono 14.000/15.000 euro da suddividere per sei ogni 30 giorni. Alcuni di noi hanno anche altri incarichi, quindi capita che almeno 3 di noi fanno dalle 160 alle 200 ore mensili. Fate un po’ di calcoli. Se a ciò aggiungiamo la fornitura gratuita di vitto e alloggio (per chi di noi vuole) il quadro si fa più completo.

Alla lunga non è stressante?


Dipende sempre da quello che un Infermiere vuole dalla sua vita lavorativa. Io mi trovo bene in questo ambiente, altri no e sono già andati via. Alla fine non è dove e con chi lavori che conta, ma come lo fai, se usi scienza e coscienza e se ti rendi conto che davanti a te c’è una persona che soffre in silenzio, con la famiglia che si è ammalata con lui e mai più si riprenderà da una esperienza altamente stressante. Dal punto di vista professionale non mi posso lamentare, qui ho veramente tutto e posso chiedere tutto quello che voglio nell’interesse dell’assistito. Non credo che oggigiorno sia possibile in una struttura pubblica o convenzionata.

fisioterapia

Favorire l'attività fisica nei pazienti allettati.

Come siete riusciti a guarire il paziente dalla Setticemia?


Per prima cosa abbiamo avuto il coraggio di osare. Tutti i giorni, minuto per minuto, il paziente è stato sottoposto ad una cura intensiva e senza vincolo di spesa. Facevamo il debridement e cambiavamo le medicazioni ogni 6/8 ore. Nulla veniva lasciato al caso. Ogni lesione aveva una storia a se e una etiologia differente. Per cui andava trattata singolarmente. Così abbiamo fatto. Lo zigomo e il ginocchio sono guariti in pochi mesi, per il sacro è stato più difficile, perché si trattava di una lesione molto estesa, di quarto stadio, che aveva iniziato ad interessare anche l’osso sacrale. Ogni settimana eseguivamo un tampone per verificare la presenza di batteri. Il paziente veniva spesso cambiato. Doveva stare sempre asciutto. Favorivamo (e favoriamo) le attività fisiche. Grazie all’apporto di una Fisioterapista e/o in autonomia l’assistito faceva almeno 4 alzate al giorno. Evitavamo di posizionarlo in posture non idonee e rischiose per i decubiti. La nutrizione era ed è sempre ricca di proteine. Ricordo che quando sono entrato per la prima volta in quella stanza c’era un odore terrificante. Oggi c’è un profumo costante, che dimostra senza ombra di dubbio che se l’Assistenza Infermieristica è mirata e competente può salvare la vita di (però) può permettersi di curarsi.

Quanto costa un paziente del genere a domicilio?


Per le cose che facevamo e facciamo direi tantissimo. Compreso i nostri compensi credo che in un anno la famiglia, tramite il Giudice Tutelare, abbia sborsato oltre 220.000 euro. A questa somma vanno aggiunti i presidi offerti gratuitamente dall’Asl e dalle Cure Domiciliari.

Ci puoi riassumere il tutto?


Per realizzare un mini-ospedale in casa servono:

    • tantissimi soldi;
    • almeno 5-6 Infermieri Liberi Professionisti esperti e competenti (per garantire la qualità del servizio, per garantire la sostituzione in case di assenze forzate per malattia o di ferie);
    • la completa complicità e il sostegno della famiglia;
    • un’Azienda sanitaria locale collaborante;
    • un gruppo di lavoro affiatato;



Grazie Andrea e buon lavoro!

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