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libera professione infermiere

Una giornata con ... un infermiere di famiglia

di Paola Botte

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Concorsi impossibili, assunzioni a rilento e una grande quantità di neolaureati in cerca di occupazione. Il periodo storico che stanno vivendo gli infermieri italiani è sicuramente il più difficile dal punto di vista lavorativo. Se per qualcuno è diventato indispensabile lasciare il Paese in cerca di fortuna negli altri Paesi dell'Unione europea o ancora più lontano, per qualcun'altro la soluzione si trova proprio dietro casa. Maria Rosa Genio, infermiera con un'importante esperienza alle spalle, ha deciso di dedicarsi alla libera professione diventando infermiere di famiglia all'interno del territorio in cui vive.

Infermiere di famiglia, la nuova realtà lavorativa

L'idea è quella di sfruttare la conoscenza del luogo per offrire agli abitanti dei servizi di cui hanno bisogno - spiega Maria Rosa Genio -. Non si tratta solo di prestazioni infermieristiche, perché grazie alle convenzioni stipulate dalla mia associazione con varie strutture ad esempio medico-specialistiche o fisioterapiche, i nostri assistiti possono usufruire di un ampio ventaglio di offerte e cure a prezzi da associato.

Tutto è partito quando Maria Rosa ha deciso di lasciare il posto fisso che ricopriva in ospedale per sopperire a quelle mancanze assistenziali presenti sul territorio. Da lì sono nate molte altre idee, come per esempio quella di aprire un ambulatorio infermieristico a Varese ed altri quattro nella provincia.

Gli ambulatori ci permettono di svolgere il nostro lavoro in piena autonomia, come fanno i medici di famiglia – continua -. Si tratta di un investimento importante che ci consente di essere sempre presenti sul territorio. Essendo poi il libero professionista un imprenditore di se stesso a tutto tondo deve anche pensare alle operazioni di marketing, che includono sponsor, convenzioni e patrocini anche degli enti locali.

Rivoluzionaria la creazione di una cartella infermieristica informatizzata che mette in rete tutti gli ambulatori associati, siano essi in Lombardia o per esempio in Puglia. In questo modo offriamo ai nostri assistiti la possibilità di andarsene tranquillamente in vacanza, portarsi i propri farmaci e trovare sempre qualcuno che possa somministrare loro la terapia conclude l'infermiera.

Rimangono due sogni a Maria Rosa vedere crescere questa rete, con l'apertura di altri ambulatori su tutto il territorio italiano e far entrare prima o poi la professione dell'infermiere di famiglia all'interno del servizio sanitario nazionale, in modo che tutti i cittadini possano usufruirne, anche quelli meno agiati economicamente.

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Commenti (1)

Zorlo

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3 commenti

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#1

Buongiorno,
Secondo lei si può chiedere all’università di fare un tirocinio in questa realtà? Io frequenterò il secondo anno di corso l’anno prossimo all’università bicocca di Monza.