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Veneto, opposizioni su Super Oss: serve riforma reale

di Massimo Canorro

I consiglieri regionali di opposizione e componenti della Commissione politiche sociosanitarie non hanno dubbi: Sulla figura degli operatori socio-sanitari va fatto un lavoro di riordino serio e condiviso del loro profilo professionale e della formazione. Al contrario si rischia di incorrere in vertenze e impugnazioni che inasprirebbero il clima e aumenterebbero i problemi per le strutture stesse.

Formazione OSS. Opposizioni: No a provvedimenti emergenziali

Super Oss sì o no? Il dibattito è più che mai aperto. Dopo il semaforo rosso del Tar e il “no” del Consiglio di Stato, il Veneto sta cercando nuovamente di stabilire un percorso di Formazione complementare in assistenza sanitaria dell’Operatore Socio-Sanitario per fronteggiare la carenza di professionisti sanitari.

E mentre l’assessore alla Sanità e Sociale, Manuela Lanzarin, ribadisce che il super OSS non sostituirà l’infermiere, bensì lo supporterà e la Federazione Migep e il sindacato Human Caring Sanità esprimono la propria contrarietà e apprensione su quanto tracciato in merito dalla Regione e dagli Opi Veneto (i cui presidenti sono intervenuti pubblicamente sul tema, precisando che con l’intervento che si va costruendo, nulla cambia, rispetto all’attuale e ammonendo: Si tratta di una polemica inutile e anacronistica), i consiglieri regionali di opposizione e componenti della Commissione politiche sociosanitarie, Anna Maria Bigon e Francesca Zottis (Pd), Elena Ostanel (Veneto che vogliamo), Erika Baldin (Movimento 5 Stelle) e Arturo Lorenzoni (Gruppo misto) hanno espresso la loro posizione.

Esplicitata a margine della seduta con all’ordine del giorno l’illustrazione del Piano triennale di Attività per la Gestione del Rischio Clinico n. 163 del 14 aprile 2022 “Approvazione percorso di Formazione complementare in assistenza sanitaria dell’Operatore Socio-Sanitario” e modalità organizzative di attuazione dei corsi di formazione. Attorno alla figura degli operatori socio-sanitari – puntualizzano dall’opposizione – va fatto un lavoro di riordino serio e condiviso del loro profilo professionale e della loro formazione. Altrimenti, come nel caso di questo provvedimento di Giunta, il rischio è di incorrere in vertenze e impugnazioni che inasprirebbero il clima e aumenterebbero i problemi per le strutture.

A metà aprile, infatti, la Giunta regionale del Veneto – su proposta dell’assessore alla Sanità e Sociale, ha approvato (trasmettendola alla competente Commissione del Consiglio regionale con richiesta di parere), una nuova delibera sul percorso di Formazione Complementare in Assistenza Sanitaria dell’Operatore Socio-Sanitario e sul corso di Formazione per infermieri referenti per l’Inserimento di Operatori Socio-Sanitari nelle strutture residenziali e semiresidenziali per anziani. Tale delibera sostituisce quella del 16 marzo 2021 sul medesimo argomento. E in questo senso la Regione Veneto ha spiegato in una nota che l’opportunità di modificare il percorso di Formazione approvato con la delibera sopracitata è emersa anche dal confronto con i presidenti degli Ordini provinciali delle professioni infermieristiche.

E ancora, poiché l’iniziativa è rivolta alla formazione dei lavoratori in possesso della qualifica di Operatore Socio-Sanitario - OSS (o titolo equipollente) in attività presso le strutture residenziali e semiresidenziali per anziani è stata acquisita anche la disponibilità delle associazioni rappresentative di tali strutture. La realizzazione della formazione è demandata alla Fondazione Scuola di Sanità Pubblica, che si occupa dello sviluppo professionale e della crescita organizzativa dei professionisti che lavorano nel sistema socio-sanitario regionale del Veneto.

Allo stato attuale, la disponibilità indicata dalle Ulss è per un totale di 510 posti (30 a Belluno, 90 a Treviso, 60 a Venezia, 30 nel Veneto Orientale, 30 a Rovigo, 90 a Padova, 30 all’Ulss Pedemontana, 60 a Vicenza e 90 a Verona), ma i numeri potrebbero subire più di una modifica in rapporto alle necessità assistenziali e organizzative. La stessa Regione ha altresì precisato che un corso specifico è riservato anche agli infermieri referenti per l’inserimento di OSS con formazione complementare in assistenza sanitaria in strutture residenziali e semiresidenziali per anziani. Il costo dell’intero iter formativo è stimato in 700 euro pro capite comprensivo di docenza e tirocinio.

Tornando alla presa di posizione dei consiglieri regionali Bigon, Zottis, Ostanel, Baldin e Lorenzoni, gli stessi concordano sul fatto che se da un lato è positiva la convocazione delle audizioni da svolgere sia con gli Ordini che con le rappresentanze sindacali, permangono forti dubbi sull’applicabilità della delibera. Al contempo, però, ritengono che la strada maestra è quella di una riforma in materia, già peraltro prevista dal disegno legge attualmente in discussione Senato e presentato dalla senatrice Paola Boldrini». Considerando inoltre prioritario «l’aumento del numero di posti nei percorsi universitari degli infermieri nonché indispensabile che la formazione sia legata agli aspetti contrattuali e relativi all’organizzazione del lavoro.

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