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Operatori Socio Sanitari

Super Oss, il sindacato SHC scrive al ministro Speranza

di Massimo Canorro

Una riflessione sul ruolo di questa nuova figura e la richiesta di un incontro per un confronto concreto. Così l’organizzazione sindacale Human Caring Sanità, che in una lettera la ministro della Salute esprime tutta la sua perplessità. È una figura che si vuol far passare come componente sanitaria, ma che di fatto resta nel ruolo tecnico. Nel frattempo, in Liguria, Opi La Spezia rassicura i propri iscritti: Presso l’Asl 5 nessun Super Oss sostituirà gli infermieri.

Dal Veneto alla Liguria: no agli Oss al posto degli infermieri

Opi La Spezia afferma: La sola idea che una figura con formazione inferiore vada a sostituire una con formazione e responsabilità maggiore è di per sé discutibile.

Costituzionalmente si possono creare due figure identiche con trattamenti diversi? È possibile, in Italia, attuare provvedimenti che peggiorano le già precarie condizioni sanitarie? Sono interrogativi che il sindacato Human Caring Sanità rivolge, con una lettera aperta, al ministro della Salute, Roberto Speranza.

Facendo presente che la costituzione di una nuova figura Super Oss che si vuol far passare come una componente sanitaria, ma che di fatto resta nel ruolo tecnico, il sindacato etichetta l’iniziativa come un’eccessiva forzatura della Regione Veneto.

Lo scorso aprile, lo stesso SHC – insieme al Migep – aveva precisato in una nota: Abbiamo presentato le nostre memorie al Tar del Veneto, chiedendo di accogliere il ricorso per i motivi indicati nel ricorso medesimo e che la causa sia decisa. Tutto ciò, dunque, nel momento in cui la Regione prosegue a passo spedito sulla figura del Super Oss, con il sostegno degli Ordini infermieristici – il proseguo del comunicato –, molti operatori socio-sanitari pensano che tutto questo sia una grande evoluzione.

Profilo professionale dell’Osa

Nella lettera al ministro Speranza (speriamo che le argomentazioni poste in essere la facciano riflettere. Per il futuro dell’assistenza verso i deboli ed i fragili di questo paese e dell’equilibrio tra le professionalità della sanità in genere) Human Caring Sanità fa presente che una figura simile esiste già in Italia. È in Trentino Alto Adige, denominata Osa (Operatore socio-assistenziale). Fedelmente ripresa dalla Regione Veneto, ricopre le competenze previste per il nuovo Super Oss, con la differenza che il suo percorso formativo dura 24 mesi ed è inquadrato in un livello retributivo superiore rispetto al comune operatore socio sanitario. Ciò fa pensare che sussista una vera corsa al ribasso della qualità assistenziale.

Proposta al ministro Speranza

Il sindacato SHC, dunque, chiede al ministro della Salute che ci sia una formazione adeguata ai tempi con una evoluzione a trecentosessanta gradi, nonché il riconoscimento contrattuale e giuridico, e di rendere attuative le leggi sull’area socio sanitaria e sul ruolo socio sanitario per l’operatore socio sanitario (i Paesi europei corrono verso un obbiettivo che aumenti le conoscenze a tutti i livelli, non possiamo fare una corsa a ritroso riportando la sanità trent’anni dietro).

Lamentando poi che il DM 71 prevede uno squilibrio delle figure professionali, con una presenza infermieristica irrisoria, un notevole sgravio di competenze volte alla figura dell’operatore socio-sanitario, portando le Regioni a compensare la carenza infermieristica con il Super Oss.

Super Oss al posto degli infermieri

Più di una volta l’assessore alla Sanità e Sociale della Regione Veneto, Manuela Lanzarin, ha precisato che in particolare, all’Oss con Formazione complementare potranno essere attribuite, sempre con la supervisione di un infermiere, ulteriori attività di carattere tecnico-esecutivo. Portando avanti il principio che il percorso di Oss con formazione complementare in assistenza sanitaria non sostituirà l’infermiere, ma lo supporterà. Eppure, nelle ultime ore, Opi La Spezia ha dovuto fare chiarezza in merito, diramando una nota in replica ai titoli di alcuni organi di stampa: In Asl 5 arriveranno le “Super Oss”.

Quindi, pubblicando le dichiarazioni di Franco Vaira, referente Sanità della coalizione di centrosinistra a sostegno del candidato sindaco Piera Sommovigo: La Regione Liguria inserisce la figura dell’oss fc nel repertorio regionale delle professioni, organizza dei corsi di formazione di 400 ore (fra teoria e pratica) riservata agli oss vincitori di concorso e dopo un ulteriore test di esami rilascia un attestato che consente loro di svolgere funzioni infermieristiche. Aggiungendo che sostanzialmente l’oss fc, secondo tale delibera, conserva le attribuzioni di base di un oss, ma in più può partecipare a percorsi diagnostici nonché somministrare terapie, in ambito infermieristico e ostetrico.

La replica di Opi La Spezia

Con una nota l’Ordine puntualizza: Regione Liguria ha deciso di attivare questi corsi di formazione per la sola sanità privata, a favore di Oss che sono dipendenti di quel settore. Non si tratta quindi di dipendenti Asl 5, né riguarda in alcun modo i vincitori del recente concorso per Oss, che essendo ora dei dipendenti pubblici non possono utilizzare questi voucher, in quanto riservati alle strutture private.

E ancora, l’Opi La Spezia fa presente che altre imprecisioni del testo riguardano le competenze. La figura dell’Oss con formazione complementare – nata con l’accordo Stato-Regioni del 16 gennaio 2003 – non ha alcuna competenza sulle linee venose.

Implementare altre strategie

Premettendo che gli Ordini non fanno campagna elettorale, e di certo noi non interveniamo “contro” quel candidato, che fa anche affermazioni completamente condivisibili quando sostiene la necessità di avere professionisti competenti e formati, l’Opi La Spezia rimarca che, in concreto, nessuno di questi Oss verrà in Asl 5, tanto meno al posto di infermieri.

Di più. La sola idea che una figura con formazione inferiore vada a sostituire una con formazione responsabilità maggiore è di per sé discutibile e siamo del tutto in sintonia: il vero, grande problema è che, a fronte di 65/70 mila infermieri in meno in Italia altre strategie vanno implementate, fermo restando che gli infermieri dovranno sempre essere presenti, comunque: questo anche dove si ha una bassa complessità assistenziale, e si vorranno introdurre queste figure. Perché sono gli infermieri a dare all’oss (compreso quello con la formazione complementare) le attribuzioni delle attività, previste e consentite alla figura.

Commenti (1)

MaxGen76

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13 commenti

Facciamo un po’ di chiarezza

#1

Sono Massimiliano Infermire da 15 anni! Volevo fare un po’ di chiarezza, dopo le varie letture di questi giorni riguardo all’OSS/OSSS, per tutti coloro che ancora non conoscono (o fanno finta di non conoscere) la differenza sostanziale tra OSS (OSSS) ed INFERMIERE! 
Per divenire OSS bisogna essere diplomati (scuola media superiore, dapprima bastava il diploma di media inferiore) accedere, pagando una retta, ad un corso (non universitario) della durata di 1 anno, forse in futuro lo si porterà a 2 anni (dapprima 6mesi!). Una volta svolto tale corso, avranno l’abilitazione, mediante un attestato, a poter operare presso RSA, nosocomi pubblici e privati, ecc svolgendo le mansioni igienico-domestico-alberghiere (compito prettamente ed esclusivo loro!)
Assai diverso è l’iter che riguarda la qualifica di INFERMIERE!
Si accede mediante il diploma di scuola media superiore al corso di laurea triennale (medicina e chirurgia), concluso il quale, dopo aver sostenuto l’esame di stato abilitante alla professione, la discussione della tesi di laurea e l’iscrizione obbligatoria all’OPI (ORDINE delle PROFESSIONI INFERMIERISTICHE) si ha l’abilitazione a poter esercitare la professione. Non finisce qui, perché per legge, come i medici, dobbiamo tenerci aggiornati fino al pensionamento, mediante corsi di aggiornamento ECM (Educazione Continua in Medicina). 
Ci si può riferire all’infermiere con l’appellativo dottore o semplicemente infermiere! Tengo a sottolineare ciò, perché ancor oggi molti mass media, SBAGLIANDO, si rivolgono a noi con appellativi che in Italia non esistono, esempio paramedico (questa ha una accezione come voler marcare una subalternità nei confronti dei medici, che per legge non esiste!). Il paramedico, in realtà è un “laico” (non per forza un sanitario!) istruito ed addestrato da personale infermieristico e medico che si occupa di primo soccorso e a secondo dell’iter, pratiche più invasive ed avanzate, non richiede laurea universitaria, bensì di un corso…