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Val.Pe.ROC: come evolve e migliora la rete oncologica campana

di Redazione

Nella giornata di giovedì 31 marzo, presso l’Istituto Nazionale Tumori “G. Pascale” sono stati presentati e discussi i risultati della terza fase del progetto Val.Pe.ROC, studio empirico condotto dal VIMASS Lab (Valore, Innovazione, Management e Accesso nei Sistemi Sanitari) del DISAQ, Dipartimento di Studi Aziendali e Quantitativi dell’Università degli Studi di Napoli Parthenope e dall’Istituto Nazionale Tumori IRCCS “Fondazione G. Pascale”, struttura di coordinamento della Rete Oncologica Campana.

Oncologia, i nuovi risultati dello studio empirico Val.Pe.ROC

La locandina dell'evento di presentazione dei risultati della terza fase del progetto Val.Pe.ROC

Nel 2016 è stata decretata in Campania l’istituzione di una Rete Oncologica a livello regionale, finalizzata ad attuare azioni specifiche volte a riorganizzare e razionalizzare l’offerta, garantendo una più efficiente ed efficace gestione della domanda, oltre ad un’ottimale allocazione delle risorse economiche disponibili nell’ambito della prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione del cancro.

Un vero e proprio tentativo di efficientamento di un’offerta regionale, troppo spesso caratterizzata da una serie di problemi che incidono in maniera negativa sulla capacità di risposta alla domanda di salute. La gestione ottimale di una Rete, però, non può prescindere dalla creazione di un sistema di raccolta dati finalizzato alla valutazione e al monitoraggio degli esiti delle cure e dei correlati aspetti organizzativo-gestionali.

Lo scopo del progetto Val.Pe.ROC

Grazie anche al contributo non condizionato di Bristol Myers Squibb, Astrazeneca e Takeda, lo scopo del progetto Val.Pe.ROC è quello di valutare - attraverso un’analisi multidisciplinare delle performance dei vari PDTA della Rete Oncologica Campana - la performance complessiva della ROC. Dai risultati ottenuti, infatti, si è in grado di offrire un quadro dettagliato delle eventuali criticità ed aree di miglioramento dei vari percorsi della ROC, da utilizzare come strumento per lo sviluppo di riflessioni e implicazioni manageriali, volti a fornire suggerimenti per il potenziamento della Rete e al fine di ottimizzare i servizi offerti ai pazienti oncologici in Campania.

Inoltre, al fine di ridurre al minimo gli eventuali errori di compilazione e, di conseguenza, i tempi di correzione del database, è stata implementata una nuova piattaforma per la realizzazione delle schede di rilevazione della Rete Oncologica da somministrare ai case manager. Difatti, da settembre 2021 a novembre 2021, si è provveduto, tramite incontri sia virtuali che in presenza nelle diverse strutture coinvolte, alla formazione dei Case Manager per la fase di inserimento dei pazienti sulla nuova piattaforma.

Per offrire una puntuale opera di monitoraggio complessiva delle attività svolte nel contesto della Rete Oncologica, una valutazione dei punti di forza e di debolezza del sistema e fornire suggerimenti per il potenziamento della Rete - al fine di ottimizzare i servizi offerti ai pazienti oncologici in Campania - è stato creato un set di indicatori di natura sia clinica (es. tempi di gestione del processo) sia economica (es. analisi dei costi e dei risparmi di spesa), a partire da tre aree strategiche: 1) Qualità della cura e delle prestazioni sanitarie, distinta nei seguenti obiettivi; 2) Impiego delle risorse; 3) Performance della rete.

Un set di KPI, questo, di cruciale rilevanza per l’attuazione di una governance in grado di risolvere tempestivamente le criticità e implementare le eccellenze. Tra i vari indicatori, risulta interessante analizzare quello relativo al “Tempo PRE-GOM: dalla comparsa del sintomo/causa accidentale/screening alla I Visita GOM”.

L’indicatore misura la percentuale di pazienti per i quali il Gruppo Oncologico Multidisciplinare abbia previsto la prima visita multidisciplinare entro 60 giorni dalla prima diagnosi della patologia. Affinché il sistema sanitario regionale pre-GOM sia caratterizzato da un elevato livello di qualità è necessario che, in questo lasso di tempo, debba essere sottoposto alla prima visita multidisciplinare una percentuale di pazienti superiore all’80%.

*Articolo a cura di Francesco Schiavone | Università degli Studi di Napoli Parthenope, Direttore Scientifico del VIMASS Research Lab

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