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editoriale

Decentrare verso il territorio, ma che significa?

di Fabio Albano

Da più parti si legge della necessità di decentrare, verso il territorio, la sanità. Cosa vuole dire, decentrare verso il territorio? Significa spostare le esigenze dell’utenza dal solo ricovero ospedaliero a una presa in carico di tutto il percorso terapeutico.

La dirigenza infermieristica dovrà rendersi conto delle reali esigenze delle persone

care hand

Di territorio esistono due tipi quando si parla di salute pubblica: il primo è relativo a quello urbano; dove o il paziente dimesso dall’ospedale o quello cronico risiedono. Si comprende come il disagio relativo agli spostamenti sia dei pazienti che dei loro famigliari siano relativi a una scomodità contenuta. Naturalmente differente è il contesto geo locale cui devono far fronte le persone che risiedono nell’entroterra. E questo è il secondo tipo di territorio. Vivere fuori città non deve risultare “punitivo” in caso di malattia, fatto salvo il certificato disagio della distanza. Vivere nei piccoli paesi non deve ledere il diritto alla salute garantito dalla nostra Costituzione.

Oggi che le aspettative di vita sono migliorate e l’età media si è innalzata, vivere oltre gli 80 anni non è più un fatto inconsueto. Naturalmente non si supera una certa soglia anagrafica senza incorrere in alcun tipo di patologia. Le patologie croniche, come il diabete e le Bpco sono a carattere generale e colpiscono gran parte dei nostri anziani, ma non solo loro. Alcune patologie sono, purtroppo, legate al lavoro svolto dai nostri “vecchi”, quindi a maggior ragione non possono essere abbandonati o posti in ulteriore grado di difficoltà. Ci sono persone che hanno perso la salute lavorando per garantire una vita dignitosa alle loro famiglie e contribuire all’elevazione sociale del nostro Paese.

La nostra professione sta scivolando sempre più verso una frammentazione delle competenze: le competenze specialistiche. Questa condizione spinge noi infermieri verso una parcellizzazione del nostro sapere, effetto favorito da una tecnologia sempre più prepotente. La conseguenza di questa condizione determina aspettative, nei nostri giovani e/o futuri colleghi, verso una professionalità tecnica e sempre meno umana. Difficilmente i nostri giovani colleghi hanno consapevolezza del nostro ruolo nel processo di cura. Il tutto li sta spingendo verso uno smarrimento concettuale del significato del nostro agire all’interno di questo modello sociale.

Ne consegue che sarà sempre più difficile trovare infermieri disposti a lavorare sul territorio extra urbano. Purtroppo ci stiamo deviando, sempre più, dal concetto olistico di umanizzazione delle cure.

Non serve alcun tipo di bibliografia cui fare riferimento, basta solo fare uso del buon senso, magari girare per l’entroterra o per alcuni quartieri delle periferie urbane, per rendersi veramente conto di quali siano le reali esigenze delle persone

Ci si laurea infermieri nella speranza di lavorare in ospedale, di perseguire una carriera impiegatizia o di diventare un libero professionista di un certo livello, adeguatamente retribuito. Nulla da eccepire. Manca purtroppo, la consapevolezza del significato della nostra professione, che sta smarrendo il proprio territorio. Venendo a mancare determinati presupposti, viene facile comprendere le difficoltà ad accettare un ruolo professionale e sociale decentrato dalla sanità ospedaliera. D’altra parte basta dare uno sguardo alla composizione degli Opi, quasi tutti a matrice ospedaliera e dirigenziale, per comprendere quali siano le aspettative professionali di ognuno di noi.

Non può essere un algoritmo a risolvere un problema complesso, bisogna prendere in considerazione una serie di condizioni che variano dall’aspetto culturale a quello economico, da quello anagrafico a quello logistico e così via…. Non serve alcun tipo di bibliografia cui fare riferimento, basta solo fare uso del buon senso, magari girare per l’entroterra o per alcuni quartieri delle periferie urbane, per rendersi veramente conto di quali siano le reali esigenze delle persone. Non complichiamo, ulteriormente e inutilmente un problema, quello sì reale, di per sé già abbastanza complesso.

La soluzione sta nel buon senso di una politica e di una dirigenza infermieristica che si rendano consapevoli delle reali esigenze delle persone e che contribuiscano, ognuno per la loro parte, a costruire figure professionali, medici compresi, dedicate al territorio, dando a ognuno di loro la meritata rilevanza professionale e sociale.

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