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Patologia

Infiammazione della tonaca intima dei vasi venosi, la flebite

di Ivan Loddo

L'utilizzo del termine flebite viene molto spesso utilizzato in maniera imprecisa, ma è corretto solo nei casi in cui vi sia l'intento di indicare gli esiti di eventi di tipo chimico-biologico, infettivo o meccanico che abbiano condotto all'infiammazione della parete interna delle vene. Nei casi in cui l'infiammazione venosa segua l'occlusione di un trombo, è necessario, invece, parlare di trombosi delle vene superficiali o delle vene profonde con flebite associata (tromboflebite).

Che cos'è la flebite

La flebite rappresenta il risultato di un processo infiammatorio a carico della tonaca intima dei vasi venosi.

L'utilizzo del termine flebite viene molto spesso utilizzato in maniera imprecisa, ma è corretto solo nei casi in cui vi sia l'intento di indicare gli esiti di eventi di tipo chimico-biologico, infettivo o meccanico che abbiano condotto all'infiammazione della parete interna delle vene.

Nei casi in cui l'infiammazione venosa segua l'occlusione di un trombo, è necessario, invece, parlare di trombosi delle vene superficiali o delle vene profonde con flebite associata (tromboflebite).

La flebite è una condizione patologica con prognosi generalmente favorevole, ma che caratterizza negativamente il decorso clinico di un gran numero di pazienti ogni anno, determinando un aumento del periodo di ospedalizzazione.

Se non correttamente diagnosticata e trattata può riservare complicazioni importanti quali ascessi e infezioni locali, a cui può aggiungersi la formazione di coaguli dovuta al danno endoteliale, seguita da trombosi venosa profonda con conseguente embolia polmonare.

La flebite colpisce generalmente i distretti venosi superficiali e profondi di arti superiori e inferiori, ma possono essere interessate tutte le vene del corpo umano.

Le vene delle gambe risultano quelle più colpite a causa della maggiore possibilità di sviluppare una stasi venosa.

Cause di flebite

La flebite chimica è una delle complicanze più comuni nei pazienti ai quali viene somministrata una terapia endovenosa per via periferica nel medio-lungo periodo.

Studi scientifici dimostrano un rapporto di proporzionalità diretta fra assunzione di farmaci endovena con elevata osmolarità e insorgenza di flebiti; queste ultime si manifestano con maggiore frequenza in seguito alla sospensione dei trattamenti endovenosi continui e alla rimozione delle cannule. 


Fra i soggetti più a rischio è possibile annoverare tutti quelli che presentano una ridotta capacità di emodiluizione e quelli che necessitano di somministrazioni endovenose frequenti nel corso di una giornata.

Le cause della flebite meccanica sono imputabili al danno endoteliale causato dallo sfregamento degli aghi e delle cannule sulle pareti venose interne. Questo danno può essere la conseguenza di una scelta sbagliata del calibro dei presidi in relazione al diametro dei vasi da parte dei professionisti sanitari.

Associata ai presidi per la perforazione delle vene e alla condotta professionale di infermieri e medici è senza dubbio la flebite batterica: chiamata anche infettiva o settica, è la conseguenza dell'immissione di tossine batteriche capaci di determinare l'infiammazione vasale nel corso di procedure che prevedono una tecnica asettica (es. prelievo ematico).

Sintomi e diagnosi di flebite

Le manifestazioni della flebite sono quelle classiche degli episodi infiammatori. Il paziente presenta dolore acuto mentre la cute appare tesa, lucida, arrossata e calda. Possono essere associati iperpiressia crampi e prurito.

In caso di flebiti superficiali le vene possono assumere le sembianze di un cordoncino duro e gonfio, pienamente apprezzabile al tatto.

Nei casi più gravi la flebite può presentarsi anche attraverso la presenza di ulcere.

La diagnosi è prevalentemente clinica e avviene attraverso la valutazione dei sintomi caratteristici descritti precedentemente. Ad essa può associarsi l'esame ecografico (ecodoppler) per escludere un quadro clinico più severo e quello bioptico in caso di sospetta flebite batterica.

Flebite, come si tratta

Il trattamento della flebite prevede una serie di interventi diversificati a seconda della causa scatenante, dei sintomi, della posizione e del grado di estensione.

In caso di flebiti associate a stravaso di farmaci la letteratura medico-infermieristica consiglia in alcuni casi l'applicazione di impacchi caldo-umidi per favorire il riassorbimento e la vasodilatazione, mentre prevede il trattamento con impacchi freddi per alleviare il dolore.

A questi vengono spesso associati farmaci antinfiammatori per il trattamento del processo infiammatorio, prevalentemente ad uso topico allo scopo di scongiurare tutte le tipologie di complicazioni generate da quelli ad azione sistemica.

Nelle flebiti degli arti inferiori è utile sia l'utilizzo di bendaggi elastocompressivi a compressione graduale che delle classiche calze elastiche nella fase di mantenimento. Lo scopo è quello di ridurre l'edema, l'infiammazione e favorire la circolazione sanguigna nell'arto. Viene particolarmente utilizzata a fini preventivi in caso di tromboflebite.

Altre forme terapeutiche includono:

In caso di flebite chimica in corso di somministrazione di terapia endovenosa è necessario sospendere l'infusione, rimuovere la cannula e avvisare il medico.

È fondamentale cambiare la posizione del nuovo accesso venoso e sorvegliare costantemente la sede ove si è sviluppata la flebite.

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