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COVID-19

Covid, infermieri a rischio di ansia e depressione

di Massimo Canorro

Il 56% dei sanitari impegnati a fronteggiare il Covid soffre di ansia e il 41% di burnout e depressione. È l’esito di uno studio condotto dall’Università di Verona, che ha valutato l’impatto psicologico provocato dalla pandemia sul personale dell’Aoui della città veneta. Particolarmente colpiti gli infermieri.

Ansia e depressione su infermieri: lo studio dell’Università di Verona

È la categoria degli infermieri quella a maggiore rischio di ansia, burnout nonché depressione. Segni invisibili all’esterno, certo, ma anche indelebili (o quasi, si spera) per chi li porta addosso. E i sanitari che continuano a lottare contro il Covid – siamo in piena quarta ondata, inutile girarci attorno – ne sanno qualcosa. Anzi, molto. Tant’è che ci sono programmi – come “Curiamoci di chi ci cura”, promosso dalla David Lynch Foundation, con sede a Lucca – per aiutare infermieri e medici a superare lo stress da superlavoro da Covid-19. Oggi, ad approfondire nel dettaglio gli effetti collaterali provocati dal virus è l’Università di Verona, di cui uno studio ha valutato l’impatto psicologico della pandemia sul personale dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona (dopo una precedente valutazione condotta ad aprile-maggio 2020). Soprattutto, dalla ricerca emerge che, dall’inizio del Covid, lavorare all’interno dell’ospedale ha determinato ulteriore sofferenza emotiva negli operatori, i quali si sono trovati ad affrontare nel biennio 2020-2021 ben tre ondate pandemiche.

Primo autore dello studio – dal titolo “The Sustained Psychological Impact of the Covid-19 Pandemic on Health Care Workers One Year after the Outbreak. A Repeated Cross-Sectional Survey in a Tertiary Hospital of North-East Italy”, pubblicato su International Journal of Environmental Research and Public Health, rivista che lo scorso febbraio ha accolto una vera e propria revisione sistematica sull’ordine di estrazione nella raccolta di sangue – è Antonio Lasalvia, docente di psichiatria. Hanno collaborato con lui:

  • Chiara Bonetto, funzionario tecnico-statistico del dipartimento di neuroscienze, biomedicina e movimento, sezione di psichiatria
  • Angela Carta e Stefano Porru, entrambi docenti di medicina del lavoro
  • Francesco Amaddeo, docente di psichiatria
  • Ranieri Poli, docente di igiene generale e applicata
  • Luca Bodini, dottorando in psichiatria

Mediante una serie di questionari standardizzati – compilati online dal personale – si è giunti a coinvolgere un campione di 1.033 persone, rappresentativo di tutti i dipendenti dell’Aoui.

I dati acquisiti mostrano che le persone con livelli elevati di ansia sono passate dal 50% al 56%, quelle con depressione dal 27% al 41%, quelle in burnout dal 29% al 41%. Quindi Lasalvia entra nello specifico: L’incremento si è mantenuto stratificando per profilo professionale e reparto, con un incremento più marcato per la depressione e il burnout. Gli infermieri rappresentano la categoria professionale a maggiore rischio di ansia e depressione, mentre gli specializzandi a maggiore rischio di burnout, soprattutto per quanto riguarda il senso di efficacia professionale. Proprio in questo ambito la segretaria generale di Fials Milano, Mimma Sternativo, ha annunciato l’incipit di una battaglia legale, da parte della Federazione, per il riconoscimento dello stress post traumatico come malattia professionale. Tornando alla ricerca dell’Università di Verona, Lasalvia puntualizza che lavorare in contesti di terapia intensiva si associa ad un aumentato rischio di sviluppare maggiore esaurimento emotivo e un atteggiamento di maggiore distacco dal lavoro.

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