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Esiti polmonari da Covid-19

di Giacomo Sebastiano Canova

Mentre proseguono ricerche e sperimentazioni per il trattamento del Covid-19, stanno emergendo alcuni dati importanti inerenti gli esiti di chi è riuscito a guarire da questa patologia polmonare. In merito, i dati che emergono non sono confortanti in quanto l'infezione da Covid-19 sarebbe in grado di lasciare strascichi a lungo termine sulla funzionalità respiratoria, talvolta compromettendola in modo irreversibile, soprattutto nei pazienti usciti dalla terapia intensiva.

Covid-19 lascia danni cronici sulla funzionalità polmonare

In alcuni pazienti guariti da Covid-19 è necessario ricorrere all’ossigenoterapia domiciliare

Un importante momento di confronto circa gli esiti polmonari dei pazienti che sono guariti dal Covid-19 è stato il recente congresso della Società Italiana di Pneumologia, durante il quale sono stati messi a confronto i primi dati di follow-up raccolti nel nostro paese e dai medici cinesi con gli esiti di pazienti colpiti da SARS nel 2003.

I dati che emergono da questo confronto mostrano come l'infezione polmonare da Covid-19 possa lasciare strascichi cronici sulla funzionalità respiratoria: in media, si stima che a un adulto possano servire da 6 a 12 mesi per il recupero funzionale, che però in alcuni casi potrebbe non essere completo.

I principali riscontri che emergono nelle fasi successive alla guarigione dopo una polmonite da Covid-19 sono caratterizzati frequentemente da alterazioni permanenti della funzione respiratoria ma soprattutto da segni diffusi di fibrosi polmonare: in questo caso, il tessuto respiratorio colpito dall'infezione perde le proprie caratteristiche e la propria struttura normale, diventando rigido e poco funzionale e comportando in questo modo sintomi cronici con la necessità, in alcuni pazienti, di ricorrere all’ossigenoterapia domiciliare.

Per questo motivo la fibrosi polmonare potrebbe diventare la condizione con la quale si dovranno confrontare la maggior parte dei sopravvissuti alla polmonite da Covid-19; ne consegue che uno dei punti cardine è rappresentato dal rendere necessaria la sperimentazione di nuovi approcci terapeutici come i trattamenti con cellule staminali mesenchimali.

Tuttavia, i dati ad oggi a disposizione sulle conseguenze a lungo termine della polmonite da Covid-19 non sono sufficienti in quanto è trascorso ancora troppo poco tempo dall'inizio dell'epidemia e dalla guarigione dei primi pazienti. In ogni caso, le prime osservazioni rispecchiano da vicino i risultati di studi di follow-up realizzati in Cina a seguito della polmonite da SARS del 2003, confermando il sospetto che anche Covid-19 possa comportare danni polmonari che non scompaiono alla risoluzione della polmonite.

Quello che si è osservato dopo la dimissione in numerosi pazienti Covid-19 che sono stati ricoverati o intubati è rappresentato da difficoltà respiratorie che potrebbero protrarsi per molti mesi dopo la risoluzione dell'infezione e i dati raccolti in passato sui pazienti con SARS mostrano che i sopravvissuti a questa infezione presentavano ancora a sei mesi di distanza dalla guarigione anomalie polmonari ben riconoscibili alle radiografie toraciche, oltre ad alterazioni restrittive della funzionalità respiratoria come una minor capacità respiratoria, un minor volume polmonare, una scarsa forza dei muscoli respiratori e soprattutto una minor resistenza allo sforzo, con una diminuzione netta della distanza percorsa in sei minuti di cammino.

Fibrosi polmonare come conseguenza dell’infezione da Covid-19

Il dato più allarmante, però, è rappresentato dal fatto che il 30% dei pazienti guariti mostrava diffusi segni di fibrosi polmonare, ovvero cicatrizzazioni polmonari comportanti una condizione di compromissione respiratoria irreversibile. In questi casi, possono sorgere problemi respiratori anche dopo una semplice passeggiata a passo lento.

Inoltre, i dati emersi dagli studi dimostrano come queste problematiche non sono condizionate dall’età dei pazienti, in quanto questi casi si sono verificati anche in pazienti giovani, con un'incidenza variabile dal 30 fino al 75% dei casi. In merito, i primi dati che emergono dai medici cinesi sul Covid-19 e i primi dati italiani osservazionali mostrano come a molti pazienti sopravvissuti viene diagnosticata proprio una fibrosi polmonare.

Al fine di fronteggiare queste severe problematiche gli esperti sono concordi nel richiamare l'attenzione alla necessità di istituire specifici ambulatori dedicati al follow-up dei pazienti che sono stati ricoverati, specialmente i più gravi e gli anziani più fragili, che potrebbero necessitare di un trattamento attivo farmacologico e di percorsi riabilitativi dedicati.

Gli strascichi che inevitabilmente sarà necessario affrontare in questi pazienti saranno appunto quelli di reliquati polmonari, con la conseguenza di dover supportare e curare una nuova categoria di pazienti con cicatrici fibrotiche da Covid-19 con conseguente insufficienza respiratoria cronica, condizione che rappresenterà un nuovo problema sanitario.

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