Nurse24.it

COVID-19

Focolaio regione Marche, cronache dalla prima linea

di Domenica Servidio

L'emergenza Coronavirus ha drammaticamente coinvolto le regioni del nord Italia, ma non meno grave è la condizione delle Marche, in particolar modo la provincia di Pesaro-Urbino. Ne abbiamo parlato con Gabriele Lani, Coordinatore Infermieristico del Pronto soccorso di Urbino, per capire meglio come stanno fronteggiando questa vicenda. Il mio ruolo di Coordinatore è cambiato e mi ha cambiato - racconta - L'ospedale è diventato la nostra seconda casa, non esistono più orari di lavoro definiti e non ci si può permettere di abbassare la guardia.

Emergenza Covid-19, le criticità degli infermieri di Pesaro-Urbino

Il personale infermieristico del Pronto soccorso di Urbino, che io coordino, dall'inizio della pandemia ad oggi si è trovato di fronte ad innumerevoli difficoltà.

Una piccola realtà come la nostra non era mentalmente ed organizzativamente pronta ad un improvviso overcrowding che si è verificato a seguito del contagio da Covid19.

Inizialmente la pandemia ha colpito la costa (Pesaro e Fano) per poi arrivare come un'onda anomala nell'entroterra di cui siamo l'ospedale di riferimento.

Siamo stati costretti ad approntare una riorganizzazione improvvisa degli accessi in PS (percorso di "triage pulito" e percorso di "triage sporco" con delle zone ben distinte per evitare una promiscuità ed ulteriore aggravamento dei contagi), c'è stata una ricollocazione delle unità letto con il potenziamento di ulteriori barelle per assicurare un posto ad ogni utente che necessitasse di cure.

Gli infermieri si sono trovati, nell'arco di pochissimo tempo, ad indossare dei DPI che con il passare del tempo sono diventati come una seconda pelle. In tutto questo persiste la paura di poter sbagliare qualcosa nei confronti degli operatori stessi e dei pazienti non contagiati che comunque afferiscono nel nostro reparto per altre patologie no-covid.

Gli infermieri devono modulare, in base alle necessità che vengono fuori man mano, i piani di lavoro e l'organizzazione interna, con un interscambio continuo di ruoli e di mansioni, per permettere un andamento ottimale dell'attività infermieristica.

I turni vengono modificati nell'arco di poche ore in base alle malattie che arrivano o alle necessità aziendali e, da parte di tutto il personale, ho avuto piena e totale disponibilità. Questa loro dedizione al lavoro, purtroppo, ha avuto dei risvolti nella vita privata: molti di essi, per la paura di contagiare i propri cari, appena terminano l'orario di lavoro, si autoisolano evitando qualsiasi contatto con i parenti (mogli, mariti, figli…).

Tutto ciò influisce sul fattore emotivo-emozionale delle persone senza però intaccare la qualità del lavoro. A tutti i parenti dei miei splendidi infermieri va un abbraccio ed un ringraziamento particolare

Quanti tra infermieri, medici e OSS contagiati e messi in quarantena?

Inizialmente il personale veniva posto in “quarantena preventiva” dopo aver avuto contatti con persone risultate poi positive al tampone per Covid19 ma, purtroppo, il personale che successivamente ha contratto questa infezione ha ridotto drasticamente il numero di operatori in servizio con il conseguente reintegro del personale asintomatico.

Per me, attualmente, non è facile fare un conteggio esatto delle persone contagiate e/o messe in quarantena tra tutti i reparti che gestisco come Posizione Organizzativa (compartimento DEA di Urbino e 118 provincia di Pesaro-Urbino), poiché il quadro è in continua evoluzione.

Il personale medico del PS è stato letteralmente dimezzato ed ora arrivano medici di altri reparti in supporto per la copertura dei turni. Per quanto riguarda gli infermieri, ad oggi, la situazione è leggermente diversa: nonostante ci siano delle persone a casa, positive al Covid19, la copertura dei turni è sempre assicurata dai turni aggiuntivi dei miei collaboratori o con supporto di personale esterno.

Situazione dispositivi di protezione individuale

L'équipe infermieristica coordinata da Lani

I DPI, come in tutto il resto di Italia, sono di difficile reperimento.

Utilizziamo mascherine idonee per ogni tipo di situazione (come da procedure OMS), purtroppo, ultimamente, gli arrivi vanno molto a rilento ed i dispositivi in alcune postazioni di 118 sono quasi terminati.

Dapprima si utilizzavano dei kit comprensivi di tute impermeabili, ora i magazzini aziendali iniziano ad esserne sprovvisti e quindi siamo costretti a soluzioni alternative, che però proteggano il personale e riducano al minimo i rischi.

Fortunatamente, da parte di privati e di aziende, ci sono state delle donazioni di mascherine e DPI per sopperire alla nostra carenza.

Anche a casa, il pensiero resta sempre comunque nel reparto: avrò fatto tutto quello che potevo fare? Ho procurato il materiale necessario per proteggere e far lavorare al meglio i miei collaboratori?

Numero di accessi in Pronto soccorso

Gli accessi in un ospedale come quello di Urbino non hanno mai creato delle situazioni ingestibili come quelle che si stanno verificando ora. L'Ospedale di Urbino non era dotato di medicina d’Urgenza ed il reparto di OBI (Osservazione Breve Intensiva) utilizzava i 9 posti letto per la degenza di pazienti critici stabilizzati addirittura fino a 3 gg di permanenza.

In questa situazione di criticità è stato aperto il reparto di Medicina d'Urgenza per il ricovero di pazienti Covid+ e, nonostante questo, i posti letto e le barelle del PS da 16 che erano, alcuni giorni sono diventati 22 con un'oggettiva difficoltà nel prendere in carico i pazienti che giungevano con il 118 con il conseguente fermo macchina.

Come in tutte le realtà italiane c'è sempre stato un abuso di accessi impropri che, a volte, creavano delle congestioni con successivo malcontento della popolazione. In questi giorni il 90% degli accessi è di persone positive al Covid19 con problematiche respiratorie più o meno gravi. Da un lato, probabilmente, c'è stata una presa di coscienza da parte della popolazione sul recarsi in Pronto soccorso per situazioni di emergenza-urgenza reali e non per situazioni gestibili con percorsi alternativi.

Il ruolo di Infermiere Coordinatore in settimane così complesse

Il mio ruolo di Coordinatore è cambiato e mi ha cambiato. Mi sono trovato a gestire una situazione che vedevo solo nei film e mai avrei pensato di affrontare e non nego che la situazione era ed è difficile ma, fortunatamente, i miei collaboratori sono stati un valido aiuto e supporto nella mia attività che prima era, tra alti e bassi, perlopiù routinaria.

Le maggiori difficoltà le ho riscontrate nel reperire materiali (ho organizzato una raccolta fondi online per acquistare il materiale necessario ed indispensabile per affrontare un'emergenza di queste dimensioni), nella nascita ex-novo di un reparto (la medicina d'urgenza), nella gestione dei turni e nell'organizzazione delle attività del personale.

L'ospedale è diventato la mia seconda casa, non esistono più orari di lavoro definiti e non ci si può permettere di abbassare la guardia. In alcuni momenti ho dovuto anteporre il lavoro alla mia famiglia (che non ringrazierò mai abbastanza per la pazienza ed il supporto psicologico) ed alle persone care.

Ne approfitto per ringraziare tutte le persone che mi sostengono con il loro affetto, tutto lo splendido personale che lavora con me e la popolazione che, con aiuti di ogni genere, ci sta facendo sentire la vicinanza.

Quando ti prefiggi un obiettivo e combatti per ottenerlo, il risultato è importante, ma non sarà mai importante come la soddisfazione di non avere mai mollato e di aver lottato fino alla fine

NurseReporter
iscriviti al webinar gratuito >

Commento (0)