Nurse24.it
scrivi una email per avere maggiori informazioni

aggressioni

Il 2020 si apre all'insegna della violenza verso i sanitari

di Redazione

È iniziato molto male l'anno nuovo per infermieri, medici e per tutto il personale sanitario. Da Napoli a Bologna, in meno di sette giorni dall'arrivo del 2020 si sono registrati oltre sei episodi di aggressioni ai danni dei sanitari. Le aggressioni a chi ogni giorno si prende cura di noi sono semplicemente inaccettabili - ha commentato il ministro della Salute, Roberto Speranza - Bisogna approvare al più presto la norma, già votata al Senato, contro la violenza ai camici bianchi. Non si può aspettare.

Allarme aggressioni, i sanitari: siamo in trincea

Spazientito per l'attesa, lo scorso 3 gennaio un utente ha danneggiato la porta del Ps dell'ospedale Pellegrini di Napoli

I  casi più eclatanti sono accaduti a Napoli nei giorni scorsi: un petardo contro un’ambulanza il 1 gennaio poco dopo la mezzanotte.

Poi, qualche giorno dopo, il sequestro di un'ambulanza da parte di un gruppo di minori che hanno costretto gli operatori sanitari del 118 dell'ospedale Loreto Mare a soccorrere un amico 16enne con una distorsione al ginocchio.

Un episodio altrettanto grave era già accaduto poco più di un anno fa nello stesso ospedale che ha fatto invocare l’intervento dell’esercito a Manuel Ruggiero, presidente di "Nessuno tocchi Ippocrate", il medico che ha denunciato il sequestro del mezzo.

Ma il fenomeno non riguarda solo l’area di Napoli - dove l’allarme è sicuramente più forte e dove dal 15 gennaio saranno attive le prime telecamere sulle ambulanze in servizio ed è prevista la realizzazione da parte dei presidi ospedalieri di sistemi di videosorveglianza collegati con le centrali delle Forze di polizia (così il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese), - ma tutta Italia.

A Capodanno un petardo lanciato contro un'ambulanza ha fatto andare a fuoco il mezzo di soccorso a Sassari. E ancora: nella notte tra giovedì 2 e venerdì 3 gennaio al Pronto soccorso dell'Ospedale Sant'Orsola di Bologna una paziente ha dato in escandescenze colpendo una dottoressa, un infermiere e un operatore socio-sanitario.

Il 3 gennaio un'aggressione, da parte di un paziente del pronto soccorso a cui era stato assegnato un codice verde, è stata registrata all'ospedale Pellegrini di Napoli. L'aggressore, spazientito per l'attesa, avrebbe invaso l'area di trattamento e sfogato la propria violenza contro una porta, visibilmente danneggiata, una barella e contro una dottoressa specializzanda.

Di nuovo nel territorio bolognese (Crevalcore) il 4 gennaio è stato aggredito e picchiato a sangue un volontario della Pubblica Assistenza. Insomma, un bollettino di guerra in costante aggiornamento.

Violenza fisica, ma anche minacce, insulti, comportamenti tesi a umiliare o mortificare. Nella vita lavorativa di molti infermieri c'è tutto questo. Circa uno su 10 (11%) ha subito violenza fisica sul lavoro nell'ultimo anno e il 4% riferisce di essere stato minacciato con un'arma da fuoco. Uno su due afferma invece di aver subito un'aggressione verbale. Questi i principali dati che emergono da un'indagine condotta con un questionario online dal sindacato degli infermieri Nursing Up, a cui hanno risposto sul sito 1010 iscritti in 9 mesi di somministrazione, da ottobre 2018 a luglio 2019. Il 79% sono donne.

Secondo l’Ordine dei medici sono 1200 l'anno le aggressioni denunciate dai camici bianchi e quasi tre volte di più sono quelle reali. Le aggressioni al personale sanitario restano un problema soprattutto culturale e di mancata comunicazione medico-paziente. L'inasprimento delle pene - ha dichiarato il viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri - è un utile deterrente, ma serve anche entrare nelle scuole e far capire che chi lavora in ospedale è lì per aiutare gli altri.

Commento (0)