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aggressioni in ospedale

È un bollettino di guerra

di Sara Di Santo

Psicologica, verbale o fisica. Da nord a sud, uomini o donne, giovani o meno giovani. In ogni caso negli ospedali italiani – ancor di più con l’avanzare della stagione estiva - non si scappa. Dalle aggressioni per infermieri, medici e altri operatori della sanità pare non esserci scampo. È un quadro sempre più allarmante quello che si delinea in particolar modo nei Pronto soccorso, ma anche in tutte le degenze o sul territorio, dove si verificano episodi forse meno eclatanti, ma comunque reiterati e logoranti. Quello che mi interessa è che gli operatori sanitari, i medici e gli infermieri vengano tutelati e non siano vittime del lavoro come oggi succede, ha dichiarato non molti giorni fa il ministro della Salute Giulia Grillo. Il ddl Antiviolenza, intanto, è fermo da un anno.

Gli infermieri non possono accettare che la violenza sia parte del lavoro

Estate, sempre la stessa storia: chiusura o accorpamenti di reparti e servizi, si lavora in numero ridotto, sotto pressione, stanchi. Stanchi anche di entrare in turno sapendo che quasi sicuramente si subirà un'aggressione.

Psicologica, verbale o fisica; che si lavori al nord, al centro o al sud Italia, non c’è scampo: schiaffi, sputi, graffi, spintoni, morsi, lancio di oggetti, minacce di morte. E in estate le aggressioni agli infermieri e agli altri operatori della Sanità aumentano vertiginosamente.

L'89,6% degli operatori sanitari è stato coinvolto, nel corso della sua attività, in episodi di violenza fisica, verbale o psicologica (G. Pucciarelli - Università Tor Vergata).

In area critica, i lunghi tempi di attesa (79,7%), il sovraffollamento (76,0%) e la sensazione di mancanza di cura (56,1%) sono state le cause principali riferite come innescanti i comportamenti violenti dei pazienti e delle persone che li accompagnano. Il Triage è stata definita l'attività infermieristica più rischiosa per la violenza (86,3%) (Indagine Nazionale 2016 sulla Violenza verso gli infermieri di Pronto Soccorso - N. Ramacciati, S. Bambi, A. Mezzetti, E. Lumini, A. Gili e L. Rasero).

A riprova dei numeri che emergono dalle ricerche specifiche sul tema (ancora troppo poche), basta dare un’occhiata agli episodi rilanciati quasi quotidianamente da mass media e social network nelle ultime settimane: notizie di cronaca inerenti gesti, anche gravi, di violenza verso gli operatori sanitari che restituiscono l’istantanea di un fenomeno dalla rilevanza (ancora e sempre più) inquietante.

Aggressioni agli infermieri: non può essere cosa quotidiana, non deve

Le singole aziende sanitarie e gli Ordini professionali stanno mettendo in atto diverse iniziative con l’obiettivo di arginare il fenomeno delle aggressioni al personale sanitario.

Implementazione di postazioni di vigilanza, apertura di tavoli di confronto, campagne social di sensibilizzazione. Il ministro della Salute Giulia Grillo – che continua con l’idea di inserire presidi delle Forze dell'ordine negli ospedali - sta spingendo affinché si acceleri quanto più possibile l’iter legislativo del ddl Antiviolenza.

Nella nostra proposta – ha precisato la Grillo - oltre alla violenza fisica rientrano anche le minacce. Capiamo lo stress dei pazienti quando arrivano in una struttura sanitaria ma per una questione di rispetto non sono tollerabili fenomeni di violenza fisica e/o verbale e minacce come accade troppo spesso.

E allora che il Parlamento faccia davvero presto. Perché infermieri, medici e operatori della salute non possono, non devono rassegnarsi al fatto che la violenza sia parte del loro lavoro.

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