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Nove Ordini scrivono a Fugatti e Segnana

di Massimo Canorro

Il progetto di rinnovamento della sanità regionale deve essere il più condiviso possibile tanto dagli operatori quanto dai cittadini. È il pensiero di 9 Ordini delle professioni sanitarie e sociali della Provincia di Trento, che hanno inviato una lettera aperta al governatore Fugatti e all’assessore alla salute, Segnana. Lamentiamo il mancato coinvolgimento delle professioni sanitarie e sociali ed un reale confronto privo di formalismi. Chiediamo un incontro urgente.

Ordini alla Regione: coinvolgimento disatteso

Una lettera aperta – sottoscritta dai 9 presidenti degli Ordini delle professioni sanitarie e sociali della Provincia di Trento – inviata all’assessore alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia della Provincia autonoma di Trento, Stefania Segnana e al presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, in rapporto al progetto di riforma dell’assetto organizzativo dell’Azienda sanitaria presentato qualche settimana fa dalla Giunta provinciale. I firmatari del documento sono Daniel Pedrotti (infermieri) – che continua a invitare i colleghi a vaccinarsiMarco Ioppi (medici e odontoiatri), Tiziana Dal Lago (farmacisti), Serena Migno (ostetriche), Monica Fontanari (professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e prevenzione), Roberta Bonmassar (psicologi), Marco Ghedin a (veterinari), Gianumberto Giurin (chimici e fisici), Angela Rosignoli (assistenti sociali).

In primis, gli Ordini lamentano l’assenza di coinvolgimento delle professioni sanitarie e sociali ed un reale confronto che non si riduca ad un mero formalismo con convocazioni all’ultimo minuto senza opportunità di poter analizzare i documenti all’ordine del giorno. Nello specifico, la missiva – sottoscritta in rappresentanza di circa 12.000 professionisti sanitari e sociali – puntualizza: Era stato promesso che le proposte formulate dagli Ordini delle professori sanitarie sarebbero state recepite nel nuovo regolamento dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari, ma soprattutto che ci sarebbe stato un coinvolgimento costante da parte della Provincia in merito alle scelte sulla nuova riforma del Servizio sanitario provinciale, la quale impatterà sulla salute dei cittadini per i prossimi anni. Allo stesso tempo, però nella lettera si prende atto che ad oggi, a distanza di tre mesi, non siamo mai stati interpellati.

Il progetto di rinnovamento della sanità in Trentino, invece, dovrebbe essere ancor più condiviso sia da parte degli operatori sia dai cittadini, soprattutto in un momento complicato come quello attuale, laddove è innegabile una preoccupante demotivazione diffusa di tutto il personale e la grave carenza numerica in alcuni settori. Nella visione comune degli Ordini, la proposta di riorganizzazione non può mai essere generica e frammentata, ma deve essere strutturalmente innovativa per poter replicate agli obiettivi prefissati, che gli stessi Ordini indicano in cinque punti:

Superare l’arcaica visione di sanità ospedaliera e territoriale: occorre fondare la riforma del sistema sanitario provinciale in una logica One Health –pertanto, occorre passare da una logica “egocentrica” a una “ecocentrica” –, perseguendo soluzioni complessive che mettano in rete coordinata i professionisti e le risorse disponibili sul territorio provinciale capace di rispondere alle domande di salute dei cittadini nel loro ambiente di vita e di lavoro e di accompagnarli nel processo di prevenzione, diagnosi, cura, assistenza e riabilitazione da personale competente e motivato, ognuno con la stessa dignità e nel rispetto degli specifici ambiti di autonomia e responsabilità

  • Potenziare l’assistenza territoriale: così come previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, l’assistenza sul territorio deve divenire il focus il della risposta ai bisogni socio-sanitari dei cittadini. L’intento è chiaro: veicolare il sistema sanitario nelle case dei cittadini in un’ottica di interprofessionalità, prossimità ed innovazione, grazie anche al supporto di nuovi strumenti tecnologici
  • Responsabilizzare il professionista sanitario e sociale: se coinvolto nei processi decisionali, il professionista dedicato sarà molto più proattivo e contribuirà a quella gestione oculata e virtuosa delle risorse e che è imprescindibile per la tenuta di un sistema sanitario equo e universale
  • Riscoprire e valorizzare le competenze dei professionisti: gli stessi le cui aspirazioni di crescita professionale e di carriera devono essere soddisfatte e non scoraggiate le loro. Occorre adeguare le retribuzioni alle responsabilità realmente assunte dai professionisti della salute, fermo restando che le motivazioni principali per lavorare nel sistema pubblico – oltre ad essere la sicurezza e la qualità dell’assistenza, la crescita professionale e la possibilità di carriera – è il desiderio di stare accanto alla persona nei momenti del bisogno
  • Introdurre un sistema incentivante fondato sul merito: un sistema legato a alle effettive capacità del professionista e premiante fa sì che i migliori professionisti ne abbiano vantaggio in carriera e in retribuzione, tale da rendere attrattive le professioni sanitarie e sociali e la sanità pubblica trentina

Il tracciato da seguire, secondo gli Ordini, è dunque quello di intraprendere un percorso virtuoso di democrazia partecipata che non può esimersi dalle consultazioni dei soggetti coinvolti e destinatari della politica pubblica. I cittadini, infatti, sono meritevoli di una tangibile riforma del sistema provinciale che sia in grado di replicare ai loro bisogni emergenti nei prossimi anni e che al contempo, sia in grado di valorizzare le professioni sanitarie e sociali. Di qui l’inevitabile richiesta di un incontro a stretto giro per aprire un dialogo tanto reale quanto partecipato.

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