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antibiotici

Vantaggi del passaggio da somministrazione EV a quella orale

di Daniela Accorgi

L’aumento delle resistenze antibiotiche e il rallentamento nello sviluppo di nuovi farmaci antimicrobici possono mettere in discussione l’efficacia dei nostri sistemi sanitari nel curare i pazienti critici, coloro che necessitano di un trapianto o con infezioni gravi. Alcuni interventi si possono realizzate fin da adesso per contrastare questo fenomeno. Per alcuni tipi d’infezione un’azione importante è il rapido passaggio dalla terapia endovenosa a quella orale (Intravenous-to-Oral Switch Therapy) dove l’infermiere può giocare un ruolo importante di collaborazione con il prescrittore.

Favorire somministrazione antibiotici da via endovenosa a via orale

La maggior parte dei pazienti ricoverati in ospedale con infezioni gravi è trattata con farmaci antibiotici per via endovenosa. È stato osservato, per alcune infezioni (es. polmoniti), che un ciclo breve di trattamento antibiotico per via endovenosa (EV) per 2-3 giorni, cui segue un trattamento per via orale (OS) è vantaggioso per la cura del paziente, può prevenire le infezioni correlate all’assistenza e l’aumento della diffusione delle multiresistenze antibiotiche.

Ovviamente questa scelta deve escludere quei pazienti gravi o non in grado di assorbire i farmaci per via orale. Tra le varie vie di somministrazione dei farmaci, la somministrazione orale è considerata la più accettabile ed economica. Gli ostacoli maggiori che limitano questa scelta sono legate ad alcune convinzioni non supportate da reali evidenze: i farmaci per via orale non raggiungano la stessa biodisponibilità dei farmaci per via endovenosa, è necessario utilizzare lo stesso antibiotico nel passaggio dalle due vie di somministrazione e infine le possibilità di reinfezioni saranno minori se si completa il ciclo di antibiotici per via endovenosa.

La via di somministrazione ideale di qualsiasi farmaco è quella che raggiunge concentrazioni sieriche sufficienti per produrre l'effetto desiderato senza produrre effetti indesiderati. Il modo più sicuro e conveniente di somministrazione del farmaco si ottiene per via orale. Se il farmaco somministrato per via orale raggiunge la concentrazione nei tessuti e nel sangue nella stessa misura di quella del farmaco per via endovenosa, allora c'è poca differenza terapeutica tra i farmaci EV e quelli orali.

Le formulazioni orali disponibili sul mercato sono più facili da somministrare, sicure e in grado di raggiungere le concentrazioni terapeutiche desiderate, rendendo così la via orale una scelta ideale.

Vantaggi della via orale rispetto a quella endovenosa

La conversione dalla terapia endovenosa alla terapia orale presenta alcuni vantaggi:

  • Ridotto rischio di infezioni correlate al dispositivo medico invasivo: per la somministrazione di farmaci EV, è necessario inserire un dispositivo che rimane in posizione per alcuni giorni e alla fine può provocare infezioni secondarie causate da batteri e funghi. Ciò può portare alla fine alla necessità di ulteriori antibiotici e, di conseguenza, un aumento delle giornate di degenza e di complicanze per il paziente
  • Rischio di tromboflebite: nessun rischio di tromboflebite in caso di somministrazione orale
  • Minor costo della terapia endovenosa: la maggior parte dei farmaci orali disponibili sul mercato sono meno costosi in quanto i farmaci parenterali devono essere sterili e isotonici, con conseguente risparmio per l’organizzazione sanitaria
  • Riduzione dei costi nascosti: aghi, siringhe, fluidi per la diluizione e altre apparecchiature sono requisiti imprescindibili per la somministrazione parenterale. Tempo maggiore che il professionista sanitario deve dedicare alla gestione dell’accesso venoso
  • Dimissione anticipata: somministrando gli antibiotici per via orale si può anticipare la dimissione del paziente

Modalità di conversione dalla terapia endovenosa a quella orale

Esistono tre tipi di conversioni da terapia endovenosa a quella orale:

  1. Terapia sequenziale: si riferisce all'atto di sostituire una versione parenterale di un farmaco con la sua controparte orale dello stesso principio attivo
  2. Switch: conversione da una formulazione EV a una formulazione orale differente, ma con uguale potenza
  3. Terapia step-down: conversione da una formulazione EV a una formulazione orale differente, ma con ridotta potenza

Criteri di inclusione della conversione della terapia (Manuale SIFO)

Possibili indicazioni di criteri di inclusione:

Criteri di esclusione della conversione della terapia (Manuale SIFO)

Possibili indicazioni di criteri di esclusione:

Responsabilità dell’infermiere

Oggi più che mai è necessaria un’alleanza tra il prescrittore e il somministratore, cioè il medico e l’infermiere. I prontuari che riguardano l’utilizzo degli antibiotici non devono dare solo indicazioni al prescrittore - ovvero quale antibiotico prescrivere per quell’infezione, in che dose e per quanto tempo - ma devono contenere anche informazioni per il somministratore, come ad esempio: Indicazioni del solvente per ricostruire il farmaco liofilizzato

  • Indicazioni del solvente per ricostruire il farmaco liofilizzato
  • Il tempo di somministrazione in bolo
  • Il solvente necessario per la diluizione
  • Il tempo di somministrazione EV
  • Il tempo di stabilità dopo la ricostruzione e/o la diluizione
  • L’incompatibilità chimiche
  • Le reazioni allergiche da monitorare
  • Conservazione e stabilità del farmaco
  • Incompatibilità alimentari
  • Reazioni avverse comuni
  • Parametri da monitorare

Solo attraverso queste informazioni colui che somministra può garantire la corretta applicazione delle prescrizioni diagnostiche e terapeutiche.

Indicazioni chiare e condivise per il passaggio dalla terapia EV a quella per OS

L’infermiere nella sua visione olistica del paziente, dei suoi familiari e del contesto di vita, per primo rileva le capacità o l’incapacità del paziente nel poter gestire una terapia orale, l’aiuto che può ricevere dal caregiver, le difficoltà nel reperire un accesso vascolare.

Può svolgere quindi un ruolo attivo nel dare indicazioni al prescrittore, che favoriscono la conversione terapeutica importante nella riduzione delle complicanze e nella gestione efficace delle terapie antibiotiche. I prontuari dovrebbero dare chiare indicazioni per questo tipo di conversione.

Infermiere

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