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Congresso Infermieri

Forum innovazione Salute, Pulimeno: Fondamentali gli infermieri

di Domenica Servidio

Le principali agenzie a livello internazionale dimostrano che l’Italia ha uno dei sistemi sanitari migliori al mondo, ma che allo stesso tempo non soddisfa le esigenze del cittadino e questo ha una ricaduta sul livello di soddisfazione dei professionisti sanitari, infermieri in primis. Infermieri che “in Italia non sono riconosciuti per la loro professionalità come accade in Europa e questo è un grande errore”, ha dichiarato Ausilia Polimeno, presidente Ipasvi di Roma alla terza edizione di S@lute, il forum di innovazione per la salute.

Forum innovazione per la Salute, la III° edizione del Congresso a Roma

Un momento dell'evento congressuale Il Forum dell'Innovazione per la Salute

Si è conclusa ieri, giovedì 21 settembre, la terza edizione di S@lute, il forum di innovazione per la salute promosso da FPA e Allea, con la collaborazione di Paolo Colli Franzone nel ruolo di Advisor scientifico dell’AREA Digital. Dopo l’edizione 2016, il contest torna come vetrina per gli innovatori e l’innovazione Made In Italy.

Nel corso delle due giornate, S@lute ha visto momenti di dibattito legati all’innovazione digitale dedicando focus specifici a diversi ambiti di lavoro.

Ci troviamo al crocevia di scelte importanti. La sanità del futuro non può più essere una chimera dal lontano orizzonte, ma la piattaforma di rilancio dell’economia, della ricerca, del welfare pubblico e privato, del vivere quotidiano di tutti i cittadini. La sanità del futuro inizia oggi, da una architettura di scelte condivise, di cui abbiamo bisogno di parlare. Lo faremo a S@lute, affrontando i nodi dei modelli assistenziali, della farmaceutica, dei device medicali, delle biotecnologie, della digitalizzazione, ha sottolineato Carlo Mochi Sismondi, presidente di FPA.

Nel corso della prima giornata dell’evento si è svolto un interessante convegno dal titolo “Nuove professioni e nuovi modelli di assistenza e cura”. A moderare la discussione è stato proprio il presidente di FPA, Carlo Mochi Sismondi, il quale ha introdotto l’argomento parlando della ricchezza di culture diverse nell’ambito delle professioni sanitarie, ma ad oggi vi è comunque un’importante discrasia della cultura delle professioni.

Tutte le figure sanitarie sono fondamentali, ma servono nuovi modelli organizzativi e serve creare nuove strutture organizzative che sappiano gestire queste innovazioni.

Il ruolo degli infermieri nel sistema salute

È intervenuta al dibattito Ausilia Pulimeno, Presidente del Collegio Ipasvi di Roma, la quale ha portato i saluti della Presidente della Federazione nazionale, Barbara Mangiacavalli.

La Presidente del Collegio Ipasvi di Roma ha affermato nel dibattito che per poter parlare di nuovi processi di assistenza e cura è importante che ciascun attore coinvolto possa portare a termine il proprio mandato nel rispetto delle proprie competenze.

In Italia la professione infermieristica continua ad essere considerata una nuova professione, nonostante il percorso dell’infermiere sia ormai abbastanza datato e sia riuscito ad ottenere e percorrere tutto l’iter della formazione universitaria, fino al dottorato di ricerca e quindi con la presenza di ricercatori, che vengono ampiamente apprezzati oltreoceano, ma che in Italia trovano invece poco riscontro.

Pulimeno individua la causa di tutto ciò nell’organizzazione. Gli infermieri negli anni sono stati capaci di scrivere dei principi sacrosanti, ma da un punto di vista organizzativo non ritrovano un riscontro adeguato rispetto a quella che è la loro capacità e le loro competenze e ciò viene percepito anche dai nostri utenti e dai cittadini.

Bisogna guardare a tre tipi di paradigmi:

  • Epidemiologico: crescita aspettativa di vita, aumento età media, patologie cronico-degenerative;
  • Sociali: diversa percezione di cura della popolazione, diversità interculturali, aspettative in termini di dignità, benessere economico etc;
  • Professionali: organizzazione per processi, percorsi formativi, normativa professionale etc.

Al di là della sostenibilità economica, è necessario individuare quali siano i reali bisogni dei cittadini. Le principali agenzie a livello internazionale dimostrano che l’Italia ha uno dei sistemi sanitari migliori al mondo, ma che allo stesso tempo non soddisfa le esigenze del cittadino e questo ha una ricaduta sul livello di soddisfazione dei professionisti sanitari.

Dobbiamo inoltre interessarci alla cronicità e fragilità dei nostri cittadini – dice Pulimeno. Il piano nazionale cronicità 2016 è un documento importante al quale hanno partecipato tutti i professionisti delle professioni sanitarie e sulla base di un’analisi territoriale molto precisa si può cercare di capire in che modo organizzare dei servizi che siano sicuramente validi.

Le pluri-patologie, infatti, richiedono l’intervento di diverse figure professionali, che attualmente intervengono in modo frammentario, focalizzato sul trattamento della malattia più che sulla gestione del malato, dando origine a soluzioni contrastanti, duplicazioni diagnostiche e terapeutiche, con aumento della spesa sanitaria e difficoltà di partecipazione del paziente, al processo di cura.

Nonostante la platea fosse composta principalmente da personale medico, con non poca tenacia la Presidente Ipasvi di Roma, ci ha tenuto a ribadire che la professione infermieristica non è affatto una professione nuova

Noi ci siamo, utilizzateci per quello che sappiamo fare, per quello che dicono di noi all’estero! Gli altri Paesi ci stanno apprezzando, ma non lo siamo in Italia. L’Europa invece già in tempi non sospetti ci ha riconosciuto

Si sta andando molto a macchia di leopardo e vi sono situazioni molto diversificate sul nostro territorio. In base a dove sei allocato geograficamente, l’organizzazione cambia. Cambia anche all’interno delle stesse città e questo denota che c’è qualcosa che non funziona.

Vi sono 21 sistemi sanitari diversi e all’interno di ogni sottosistema, altrettante diversificazioni per cui la responsabilità è anche dei decisori politici delle singole regioni, i quali devono avere la capacità di coinvolgere tutti i professionisti. Bisogna quindi assolutamente guardare a nuovi modelli organizzativi e assistenziali, che vadano a rivisitare quelli esistenti, ma soprattutto pretesi su tutto il territorio nazionale.

Alcune realtà già ci sono, basta guardare all’infermiere di famiglia e di comunità, il quale non va assolutamente a sostituire il medico di famiglia, ma lavora insieme al medico, avendo entrambi rispetto delle competenze reciproche.

Esistono anche gli Ospedali di comunità a gestione infermieristica, le unità a gestione infermieristica e gli ambulatori infermieristici generalistici e specializzati.

Quando parliamo di cambiamento, basta saper mettere in campo insieme un’organizzazione che funzioni. È quella che chiedono i cittadini, ma bisogna puntare su professionisti capaci.

C’è bisogno di idee nuove, prodotte da menti libere da pregiudizi, proiettate verso un futuro per certi versi intuibile, ma ancora pieno di incognite, pieno di nebbie

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