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Emilia-Romagna

Sinergia Opi-Cooperazione sociale per un futuro oltre l'emergenza

di Massimo Canorro

Confronto costruttivo tra il Coordinamento regionale degli ordini degli infermieri dell’Emilia-Romagna, Legacoopsociali, Confcooperative Federsolidarietà e Agci Solidarietà. La visione è comune: Attuare una serie di correttivi per dare sostegno tangibile al settore residenziale e territoriale.

Il futuro della cooperazione sociale oltre la pandemia

Oggi più che mai c’è la necessità di attuare una serie di correttivi utili a sostenere, in modo concreto, il sistema dei servizi residenziali e territoriali – che replica ai numerosi bisogni di salute dei cittadini che vivono, ogni giorno, la fragilità e la cronicità. Ed è proprio in questa cornice che si è sviluppato il costruttivo confronto tra il Coordinamento regionale degli ordini degli infermieri dell’Emilia Romagna, Legacoopsociali, Confcooperative Federsolidarietà e Agci Solidarietà, l’Associazione nazionale di settore delle cooperative sociali. Per guardare al futuro, andando oltre l’emergenza.

Certo, la pandemia ha determinato uno spostamento più che rilevante di risorse infermieristiche da questo sistema verso gli ospedali. Soprattutto, la cooperazione sociale – che opera in ambito sanitario e sociosanitario e oggi stima un fabbisogno di 300 operatori sanitari necessari per far funzionate i servizi gestiti – ha registrato rilevanti problematicità: su tutte, la “fuga” di professionisti verso il Ssn. Da qui, una serie di obiettivi da perseguire, sviscerati durante l’incontro tra le parti.

In primis, occorre agevolare – a breve termine – il superamento del vincolo di esclusività che tutt’ora lega l’infermiere nel rapporto di lavoro col servizio sanitario pubblico; quindi, favorire le assunzioni di personale in quiescenza, anche in deroga alle vigenti disposizioni legislative in materia con particolare attenzione ai professionisti sanitari in pensione con Quota 100 (che, operativa dal 2019 al 2021, permette l’uscita anticipata dal mondo del lavoro per chi vanta almeno 38 anni di contributi con un’età anagrafica minima di 62 anni).

Ma non è tutto. Poiché il Coordinamento regionale degli ordini degli infermieri dell’Emilia Romagna e le rappresentanze della cooperazione sociale auspicano la ridefinizione, quantomeno a medio termine, dell’aggiornamento delle regole di accreditamento delle strutture, nell’ottica di adeguamento dei servizi offerti in rapporto all’evoluzione dei bisogni dei cittadini e per la conseguente revisione dei modelli organizzativi e assistenziali. Tutto questo, promuovendo l’evoluzione delle varie figure professionali e di un chiaro e competente coordinamento della pianificazione e dell’intervento assistenziale.

E ancora, ridefinire la valorizzazione della professione infermieristica prevedendo uno sviluppo in chiave clinica per attualizzare l’urgente, maggiore pertinenza alla complessità e tipologia assistenziale di carriera nonché sotto il profilo gestionale. Infine – ma non per questo meno prioritario – il Coordinamento regionale degli ordini degli infermieri dell’Emilia Romagna e le rappresentanze della cooperazione sociale hanno trovato piena intesa in rapporto all’aggiornamento della definizione dei contingenti formativi alle concrete esigenze di tutti i servizi oltre quelli ospedalieri e gestiti dalla Pubblica amministrazione, prevedendo poi l’investimento per le necessarie azioni formative grazie al coinvolgimento dell’Ordine degli infermieri, della Regione, dei sindacati, dei gestori e delle università.

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