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Libera professione infermiere

Super OSS, Enpapi ricorre al Tar del Veneto

di Sara Di Santo

Non è nei poteri delle Regioni dar vita a nuove figure professionali non ancora istituite dalla legislazione statale, tanto più se si tratta di un provvedimento che in realtà introduce un’inedita figura professionale (...) sostanzialmente diversa da come configurata dall’ordinamento statale e con grave pregiudizio della professione infermieristica. Su questa scia, l’Ente di previdenza e assistenza della professione infermieristica (Enpapi) ha presentato ricorso al Tar di Venezia denunciando: abilitare l’Oss ad attività supplementari non risolve la problematica della carenza di infermieri. Con la delibera della Giunta regionale del Veneto che vara il nuovo percorso di formazione complementare in assistenza sanitaria dell’Operatore socio sanitario, inoltre, per Enpapi si prospetta un livello di autonomia dell’Oss nei confronti delle persone assistite pericolosa per l’utente come per lo stesso operatore.

Oss con formazione complementare, Enpapi non ci sta e ricorre al Tar

Il ricorso di Enpapi al Tar di Venezia contro la delibera OSS con formazione complementare

La delibera della discordia. Non può essere vista che così la delibera (n. 650 del 1° giugno 2022) con la quale la regione Veneto ha varato il nuovo percorso di “Formazione complementare in assistenza sanitaria dell’Operatore socio sanitario”.

Sì, perché se da un lato si tratta di una delibera che in qualche modo ha fatto da apripista sul tema (la Lombardia ne ha seguito le orme, ad esempio), dall’altro ha sollevato non poche polemiche al grido della creazione di “mini-infermieri”, che andrebbero a colmare la carenza di infermieri in Veneto, dove si stima che manchino 4mila professionisti sanitari.

Dibattito sul quale era intervenuto, piccato, anche il Coordinamento regionale degli Ordini delle professioni infermieristiche: polemica inutile e anacronistica avevano scritto in una nota congiunta gli Opi di Belluno, Treviso, Venezia, Rovigo e Vicenza, specificando che con il provvedimento in oggetto nulla cambia, rispetto all’attuale: l’infermiere, sulla base delle valutazioni professionali che gli competono, decide se e a chi attribuire l’attività prevista per il raggiungimento degli obiettivi assistenziali.

Oggi Enpapi ricorda come il Veneto (con una delibera stoppata, ai tempi, prima dal Tar e poi dal Consiglio di Stato) “ci avesse già provato”, prendendo in mano la figura dell'Oss con formazione complementare tentando di ridefinirne in parte le attività; l’Ente di previdenza e assistenza della professione infermieristica – come fatto allora, così anche oggi – esprime tutta la propria contrarietà tramite un ricorso al Tar del Veneto.

Secondo Enpapi la delibera – portata avanti dall’assessore regionale alla sanità e ai servizi sociali Manuela Lanzarin, che ha sempre tenuto a precisare come la Regione non abbia mai inteso equiparare infermieri ed Oss - avrebbe passato il segno ampliando le competenze ascrivibili all’Oss con “formazione complementare” oltre i limiti previsti dall’Accordo Stato-Regioni del 2003.

Non è ammissibile - si legge ancora nel ricorso - che la medesima attività, rientrante nelle competenze esclusive della professione infermieristica, se esercitata da un Oss in una Regione sia perseguita penalmente e, diversamente, in un’altra (i.e., il Veneto) sia ritenuta legittima.

Enpapi: intaccate integrità e specificità professione infermieristica

Il ricorso Enpapi - mosso oltre che contro Regione Veneto e la Commissione Salute, anche nei confronti, tra gli altri, della Federazione nazionale Ordini delle Professioni infermieristiche (Fnopi) e della Federazione Migep (che, insieme al sindacato Human Caring Sanità, aveva espresso contrarietà e apprensione su quanto in oggetto, tanto da presentare essa stessa ricorso al Tar) – prosegue: le modifiche apportate dalla nuova (rispetto alla n. 305 del 16/3/2021, ndr.) delibera al profilo dell’Oss-FC sono puramente formali e volte semplicemente a dissimulare l’effettiva portata delle attività attribuibili alla nuova “figura professionale”, al fine di eludere le contestazioni mosse alla precedente iniziativa. Un gioco delle tre carte, insomma.

Con la delibera n. 650 del 1° giugno 2022 si è sostanzialmente creato un titolo, spendibile nelle varie e diversificate strutture assistenziali/sanitarie dislocate sul territorio regionale, che identifica e abilita all’esercizio dell’inedita figura professionale degli “Operatori Sociosanitari con competenze di ambito infermieristico”. Orbene, la Delibera è illegittima e lesiva della posizione giuridica di Enpapi e dei professionisti ad esso iscritti

Il provvedimento della Regione Veneto - prosegue il ricorso presentato dai legali Enpapi - attraverso il trasferimento agli Oss di compiti ad oggi riservati agli infermieri, esclude la necessità per le strutture coinvolte di rivolgersi al mercato - e quindi agli iscritti ad Enpapi – per assicurarsi una serie di prestazioni che non sono in grado di coprire con il solo personale infermieristico già in organico. Gli infermieri liberi professionisti vengono così sostanzialmente privati di una serie di incarichi che legittimamente si attendevano e che verrebbero assicurati dagli Oss-FC, già dipendenti delle medesime strutture, cui verrebbero semplicemente implementate le mansioni. Il tutto con inevitabili ripercussioni in termini di contrazione del potenziale fatturato prodotto dagli infermieri liberi professionisti e, quindi, delle risorse economiche da questi destinate alla previdenza, data la connessione esistente tra contributi e fatturato, e di cui l’Ente ricorrente può quindi disporre ai propri fini.

Rientrano nel perimetro delle attività istituzionali degli Enti previdenziali anche le azioni volte ad evitare che – come nel caso di specie – vengano intaccate l’integrità e le specificità della professione di riferimento

In sostanza, scrivono ancora i legali dell'Ente, il ricorso è legittimo poiché la lesione dell’interesse collettivo non è potenziale e futura, ma attuale e immediata, verificandosi come immediata e diretta conseguenza dell’introduzione nell’ordinamento di una prescrizione che, in maniera generale e astratta, arreca un vulnus agli interessi indifferenziati, e quindi omogenei, della categoria.

La stessa finalità della delibera non convince affatto Enpapi: abilitare l’Oss ad attività supplementari, di per sé, non risolve la problematica della carenza di infermieri. Inoltre, si prospetta un livello di autonomia dell’Oss nei confronti delle persone assistite, pericolosa per l’utente come per lo stesso operatore, data altresì l’assenza di un chiaro regime di responsabilità, che lo espone addirittura a conseguenze di rilievo penale. Proprio quello che lamentavano la Federazione Migep e il sindacato Human Caring Sanità: questa normativa non può essere un passo in avanti in quanto è anticostituzionale e scavalca ogni norma attuale, determinando un vuoto legislativo.

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