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La festa in solitaria di SIAARTI

di Redazione

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Non ci si deve stupire del percorso “in solitaria” di SIAARTI, che in fin dei conti rappresenta un gruppo professionale fortemente autonomo (anche all’interno del panorama medico) e che, in presentazione dei propri documenti, fa sempre riferimento ai propri iscritti. È sempre deludente non ricevere l'invito per una festa che promette divertimento. Di certo non vuoi startene a casa tutta la notte desiderando di parteciparvi.

Aniarti esclusa da SIAARTI, non è una novità

Ma come si fa per farsi invitare se si sono dimenticati di te (più o meno volutamente)? I modi più comuni sono:

  1. Utilizzare le proprie conoscenze per essere invitati o intrufolarsi;
  2. Offrire il proprio aiuto nel fare qualcosa di cui si è capaci (o si promette di esserlo);
  3. Portare qualcosa di utile o di buono.

La prima esclusione fu nel 2006, con la pubblicazione del documento della Commissione Bioetica di SIAARTI “Le cure di fine vita e l’Anestesista Rianimatore: Raccomandazioni SIAARTI per l’approccio al paziente morente”.

La sensazione percepita nell’ascoltare le parole dell’intervista del Presidente di ANIARTI Fabrizio Moggia di commento alla pubblicazione del documento “Le cure di fine vita e l’anestesista rianimatore: raccomandazioni siaarti per l’approccio alla persona morente - update 2018” è stata la medesima.

Il Presidente Moggia si è dunque autoinvitato alla festa dalla quale, come ANIARTI, era stato escluso e non è la prima volta.

Dobbiamo chiederci (e il Presidente Moggia lo ha fatto in chiusura dell’intervista), se non sia arrivato il momento di un cambio di marcia da gregari a co-protagonisti della scena di cura e delle relazioni di fine vita.

La Legge 22 dicembre 2017, n. 219 “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento” attribuisce all’infermiere, senza mai chiamarlo per nome, un ruolo del tutto secondario nelle scelte relative al consenso informato, alle disposizioni anticipate di trattamento e alla pianificazione delle cure. Senza l’intervento deciso della Senatrice Annalisa Silvestro e di pochi altri “volenterosi” durante l’iter parlamentare della norma, la presenza di esercenti le professioni sanitarie, ossia di “altri” oltre al medico, non sarebbe nemmeno stata presa in considerazione.

Gli infermieri hanno, o ritengono di avere, una propria autonoma capacità di “organizzare le feste”, alle quale, casomai, invitare le altre professioni su progetti e obiettivi che ci vedano, però, protagonisti.

Ci sono migliaia di infermieri che lavorano nelle terapie intensive e nei reparti di area critica che aspettano di essere raggiunti e di leggere le linee guida e le buone pratiche cliniche che li riguardano, senza leggere, sempre, quelle degli anestesisti, ben fatte da un punto di vista scientifico, ma che richiamano sempre e solo il modello di relazione medico-assistito.

Nella seconda parte dell’anno 2017 al Ministero della Salute è stato un proliferare di Decreti, circolari, lettere e letterucce, tutte tese all’inclusività delle società scientifiche dei medici (e delle associazioni tecnico-scientifiche degli altri) nell’elenco dei soggetti accreditati per la redazione delle linee guida previste dalla legge 24/17 sulla responsabilità professionale.

Ormai i 120 giorni previsti per l’iscrizione all’elenco (previo i necessari restiling agli Statuti associativi) dei soggetti accreditati sono passati ed è decorso da un mese e mezzo il tempo dalla valutazione delle istanze da parte del Ministero. Speriamo che I funzionari ministeriali ricordino la scadenza prima di aprire l’ombrellone, in modo che la produzione possa cominciare.

Decidano e facciano. I ritardi su questa materia incidono ogni giorno di più sulla sicurezza dei cittadini e degli operatori sanitari. Possiamo organizzare belle feste, ma siamo capaci anche nell’imbucarci a quelle degli altri.

La realtà è più complessa e, nei fatti, molto più integrata e interdisciplinare di come viene rappresentata.

Marco

Infermiere di Area Critica

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