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Non-nursing tasks: come ridurre o contenere il fenomeno

di Silvia Ancona

Quante volte, in un turno di lavoro, gli infermieri svolgono attività non prettamente legate al loro campo professionale? Attività di segreteria, ritiro dei vassoi del pranzo, pulizia degli ambienti. Si chiamano "non-nursing tasks" e, dal punto di vista degli infermieri, non fanno altro che incrementare la loro insoddisfazione, il rischio di burnout e togliere del tempo prezioso alle cure.

Attività non infermieristiche: frustrazione, burnout e spreco di tempo

Per attività "non infermieristiche" intendiamo tutte quelle pratiche che non prevedono l'uso di conoscenze e competenze infermieristiche e che, pertanto, risultano inappropriate se svolte da un infermiere.

Molto spesso gli infermieri si ritrovano ad utilizzare parte del loro turno di lavoro per svolgere attività "demansionanti", che non ritengono pertinenti al ruolo di professionisti che ricoprono.

Stando al loro punto di vista, questo fenomeno di demansionamento comporterebbe un maggior senso di insoddisfazione in loro, un elevato rischio di burnout e uno spreco di tempo che inciderebbe negativamente sull'erogazione delle cure.

Lo studio dimostra come gli infermieri, durante il loro turno lavorativo, occupino 1/3 del loro tempo a svolgere attività che ritengono non attinenti al loro campo professionale e nelle quali non si identificano. Tra queste rientrano, ad esempio, attività di segreteria, ritiro dei vassoi del pranzo o pulizia degli ambienti.

Questo fenomeno chiamato anche "demansionamento", sostiene la ricerca, va a scapito delle cure erogate quotidianamente ai pazienti in quanto gli infermieri, in questo senso, hanno meno tempo da impiegare per l'assistenza infermieristica.

Tuttavia, è emerso che gli infermieri, per contenere gli esiti negativi della mancata assistenza sui pazienti e mantenere adeguato il livello di cure erogate, preferiscono concludere le proprie attività fuori dall'orario di lavoro.

Un consiglio pervenuto dalla Fnopi e riportato dallo studio dell'Opi di Belluno, suggerisce agli infermieri di non chiedere alle organizzazioni di evitare gli atti "demansionanti" quanto piuttosto di insistere sulla necessità di poter esprimere la propria professionalità, analizzando le attività non infermieristiche internamente alle singole organizzazioni data l'enorme variabilità di modelli formativi, organizzativi, gestibili e assistenziali su cui si basano.

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