Nurse24.it

Patologia

Infezione da Trichomonas vaginalis

di Francesca Gianfrancesco

Il Trichomonas vaginalis è un protozoo flagellato responsabile di una delle infezioni più diffuse al mondo, la tricomoniasi. La tricomoniasi è un’infezione a trasmissione sessuale che colpisce circa il 20% delle donne in età fertile.

Come si trasmette l’infezione da Trichomonas vaginalis

Trichomonas vaginalis in 3D

La principale via di trasmissione della tricomoniasi è quella sessuale. Tutti i tipi di rapporti sessuali (vaginali, anali, orali) possono essere mezzo per contrarre l’infezione, ma allo stesso modo possono esserlo anche la biancheria, gli asciugamani o i sex toys condivisi.

L’infezione da Trichomonas può essere contratta anche durante la gravidanza con il rischio di un parto pretermine, mentre la trasmissione perinatale è molta rara anche se sono stati segnalati casi di tricomoniasi nelle neonate, caratterizzati da infezioni del tratto urinario e vaginale.

La tricomoniasi è spesso associata ad altre Infezioni Sessualmente Trasmissibili (IST) e ad un rischio elevato di contrarre e trasmettere l’HIV, diventando così un indicatore di comportamento sessuale a rischio. Anche se raramente, anche gli uomini possono contrarre la tricomoniasi.

Sintomi di tricomoniasi

L'infezione da Trichomonas ha manifestazioni cliniche molto varie. In quasi la metà dei casi delle donne la tricomoniasi è asintomatica, mentre negli uomini i microrganismi possono stazionare per lunghi periodi nel tratto urogenitale senza produrre alcun sintomo, ma rendendoli portatori inconsapevoli e vettori capaci di trasmettere l’infezione al partner sessuale.

Possono, in rari casi, presentarsi sintomi come bruciori urinari (disuria e pollachiuria, generalmente mattutine) e modeste secrezioni uretrali. Complicanze rare sono l'epididimite e la prostatite.

Nelle donne, quando rilevabile, la sintomatologia prevede la manifestazione di sintomi tra il quarto e il ventottesimo giorno dopo aver contratto l’infezione. È quindi possibile avere prurito o bruciore ai genitali esterni, accompagnati da perdite di secrezioni abbondanti, di colore giallastro-verde, maleodoranti (caratteristico odore di pesce) e schiumose. Sono associate a dolore vulvare e perineale, dispareunia e disuria.

Generalmente i sintomi sono derivanti dall’infiammazione della vulva e del perineo e dall’edema che si sviluppa a livello delle labbra vaginali. Il protozoo Trichomonas può stazionare nelle pareti vaginali o nella cervice per settimane o anche mesi prima che si presenti la classica conformazione a macchie rosso fragola.

Diagnosi di Tricomoniasi

La Tricomoniasi viene diagnosticata in base a criteri clinici, presenza di sintomi caratteristici e test di laboratorio. Va sospettata in donne con vaginiti e uomini con uretriti e nei rispettivi partner sessuali. La possibilità che si tratti di Trichomonas aumenta allorquando il paziente sia già stato trattato per altre patologie infettive come la clamidia, micoplasma, gonorrea o ureaplasma, ma in presenza di sintomi persistenti.

Dunque la diagnosi certa è data, in presenza di sintomi, da test eseguiti su campioni di secrezioni raccolti in vagina o in uretra per gli uomini. I campioni di urina vengono usati in entrambi i casi.

Il metodo più comune per la diagnosi di Trichomonas è l’esame microscopico a fresco. Tuttavia esso risulta avere una bassa sensibilità. L’esame colturale sia delle secrezioni che delle urine (urinocoltura) resta il gold standard per la diagnosi di tricomoniasi.

Altri test utilizzati sono il test di flusso immunocromografico su dipstick o i test di amplificazione degli acidi nucleici (NAATs), questi ultimi con un’elevatissima sensibilità (100%), anche se più costosi. La tricomoniasi è frequentemente diagnosticata anche osservando il microrganismo, quando viene eseguito un test di Papanicolaou (Pap-test).

Il protozoo Trichomonas può coesistere (e spesso succede) con altri microrganismi portatori di altre infezioni come clamidia o gonorrea, per cui è bene sottoporsi a test che possano escludere queste ultime e arrivare ad una diagnosi differenziale.

Complicanze legate all’infezione da Trichomonas

Le complicanze legate all’infezione da Trichomonas sono molto rare. Di solito si presentano quando non avviene nessun trattamento. Negli uomini vengono riportate in letteratura complicanze legate alla prostata (prostatiti) o raramente la sterilità.

Nelle donne l’infezione può risalire anche la vescica provocando uretriti o cistiti. Le complicanze più importanti sono l’infiammazione pelvica e, nelle donne in gravidanza, travaglio e parto pretermine. Raramente sterilità.

Trattamento della tricomoniasi

È il medico curante, accertata la diagnosi di tricomoniasi, a prescrivere un trattamento che si basa sulla somministrazione orale di metronidazolo o di tinidazolo. La somministrazione unica di metronidazolo o il tinidazolo 2 g per via orale sono efficaci nel 95% dei casi, a patto che si esegua il trattamento contemporaneamente al partner sessuale.

È raccomandata l'astensione dai rapporti durante la terapia, fino alla completa risoluzione dell’infezione. Nel caso di infezione persistente il trattamento può essere ripetuto ed esteso (doppia somministrazione giornaliera per 5-7 giorni).

Durante il trattamento è necessario evitare l’assunzione di bevande alcoliche per non andare incontro ad effetti avversi come nausea e vomito, cefalea, crampi, vampate. Le donne in gravidanza con infezione da Trichomonas possono essere trattate superato il primo trimestre. Durante l’allattamento il metronidazolo può essere assunto interrompendo però l’allattamento per le 24 ore successive. I casi di reinfezione sono molto alti, per questo è consigliato un follow up a distanza di tre mesi dal trattamento iniziale.

Commento (0)