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Patologia

Sindrome di Ménière

di Ivan Loddo

La sindrome di Ménière rappresenta una patologia cronica dell’orecchio interno, responsabile di frequenti crisi vertiginose, acufeni, perdita dell’equilibrio e ipoacusia. Si tratta di un disturbo ad eziologia incerta che generalmente colpisce un solo orecchio, ma che, nel corso degli anni, può arrivare a coinvolgere entrambi gli organi dell’udito. La malattia interessa principalmente il sesso femminile, con un picco di insorgenza fra i 40 ed i 60 anni di età e una prevalenza variabile fra 30 e 190 casi su 100 mila abitanti.

Cause della sindrome di Ménière

La sindrome di Ménière interessa principalmente il sesso femminile, con un picco di insorgenza fra i 40 ed i 60 anni di età

Come già accennato la sindrome di Ménière ha un’eziopatologia ancora incerta, anche se l’interpretazione considerata più plausibile per spiegare l’insorgenza della sintomatologia tipica è rappresentata da un accumulo anomalo di endolinfa (idrope endolinfatica cocleovestibolare) all’interno delle strutture membranose della clocea e del labirinto, due organi deputati all’ascolto dei suoni e al mantenimento dell’equilibrio.

Non tutti gli individui che registrano un accumulo anomalo di endolinfa sviluppano la patologia, ma ai fini conoscitivi è importante sapere che l’accumulo di endolinfa stesso può determinare danno cellulare, innalzamento della pressione interna e disfunzioni a livello nervoso, che compromettono il corretto processo di segnalazione fra orecchio e cervello.

La reale causa della raccolta atipica di endolinfa è ancora sconosciuta, ma fra i fattori responsabili dell’insorgenza della sindrome è possibile considerare:

  • Infezioni virali
  • Anomalie vascolari
  • Fattori autoimmuni
  • Alterazioni dell’equilibrio ionico e salino dell’endolinfa
  • Familiarità
  • Allergie

Sintomi di sindrome di Ménière

La malattia di Ménière si caratterizza per le crisi vertiginose a durata variabile (da 20 minuti ad alcune ore) a cui possono associarsi frequentemente:

  • Acufeni (simili al ronzio o al rombo)
  • Ipoacusia
  • Fullness auricolare (sensazione di orecchio chiuso)
  • Nausea e vomito
  • Sudorazione profusa
  • Nistagmo
  • Perdita di coscienza

Nel corso delle fasi iniziali la malattia può manifestarsi con una certa irregolarità (può passare anche un anno fra due manifestazioni) e la sintomatologia tende a regredire negli intervalli fra i singoli episodi.

L’evoluzione della patologia coincide con una maggiore frequenza degli episodi ed alcuni sintomi divengono permanenti fino ad arrivare, nei casi più gravi, alla perdita progressiva dell’udito dell’orecchio colpito.

Diagnosi di malattia di Ménière

La diagnosi medica è basata principalmente sulla valutazione di segni e sintomi riferiti dal paziente e sugli esiti riportati dall’esame audiometrico. Il medico eseguirà un’attenta valutazione per una corretta diagnosi differenziale per escludere altre patologie con un quadro clinico simile alla malattia oggetto di indagine.

Lo specialista può avvalersi anche del test di Halmagyi e del test di Romberg. Il processo diagnostico è completato con la risonanza magnetica dell’encefalo con mezzo di contrasto.

Trattamento della sindrome di Ménière

Non è disponibile una cura definitiva per la sindrome di Ménière. Il disturbo tende ad essere autolimitante ed il suo trattamento viene eseguito in maniera graduale, preferendo un approccio conservativo nella fase iniziale rispetto ad uno più invasivo, generalmente preposto per le fasi avanzate della malattia.

Nelle fasi acute sono spesso utilizzati farmaci antiemetici, antistaminici o benzodiazepine.

Gli antiemetici riducono i sintomi gastrointestinali mediati dal vago mentre le benzodiazepine e gli antistaminici hanno come obiettivo quello di sedare il sistema vestibolare. Negli episodi acuti talvolta possono essere somministrati corticosteroidi orali o infiltrazioni intratimpatiche di desametasone.

Qualora la terapia medica risulti inefficace per il controllo dei sintomi può essere necessario procedere con un approccio prettamente chirurgico attraverso interventi quali ad esempio la neurectomia vestibolare o la labirintectomia chirurgica.

Per quanto non vi siano certezze assolute sulla sua reale efficacia, nella prima fase della malattia è spesso consigliata una dieta iposodica e a basso contenuto di alcol e caffeina per cercare ridurre l’incidenza delle crisi vertiginose. A questo è associabile una regolare attività fisica e l’astensione totale dal fumo di sigaretta.

La sindrome di Ménière è spesso invalidante al punto da determinare un carico insostenibile di stress che può condurre a depressione ed è per questo motivo che al trattamento medico-farmacologico è sempre più spesso associato l’intervento di uno psicologo o di uno psichiatra volto a favorire una migliore qualità di vita del paziente.

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