Nurse24.it

Salute

Flogosi o infiammazione

di Ivan Loddo

Per flogosi, o infiammazione, si intende un meccanismo di difesa innato e aspecifico adottato dall’organismo umano in risposta ad un danno cellulare provocato da agenti di varia natura. L’infiammazione è un processo prevalentemente localizzato che ha l'obiettivo sostanziale di eliminare la causa del danno cellulare o tissutale e avviare il processo di riparazione, grazie anche all’intervento delle cellule del sistema immunitario.

Cause di flogosi

La reazione infiammatoria ha un meccanismo di base comune ed è conseguente all’azione nociva di agenti fisici, chimici o biologici e si sviluppa in una sequenza dinamica di fenomeni con caratteristiche generalmente costanti che si manifestano con una intensa reazione vascolare. Il processo flogistico ha la funzione di allertare l’organismo di un pericolo in corso e di predisporlo per la lotta contro la causa scatenante.

Come già accennato il processo infiammatorio è la risposta ad un insulto cellulare determinato da molteplici cause. Fra gli elementi più comuni capaci di sviluppare la flogosi rientrano:

  • Traumi fisici (ferite da taglio, stress muscolari eccessivi, traumi da urto e impatto, ecc.)
  • Ustioni
  • Congelamento
  • Radiazioni
  • Acidi
  • Veleni
  • Alcali
  • Agenti ossidanti
  • Microrganismi (es. infezioni da virus, funghi e batteri)
  • Reazioni allergiche
  • Patologie autoimmuni (es. artrite reumatoide, alcune forme di epatite, neuropatia diabetica, gastrite, ecc.)

Segni e sintomi di flogosi

Dal punto di vista clinico i segni dell’infiammazione compongono uno schema specifico che prescinde dalla localizzazione e dalla tipologia dell’infiammazione.

I segni cardinali della flogosi sono rappresentati da:

  • Rubor: arrossamento, determinato dall’aumento di sangue all’interno dei vasi sanguigni presenti nell’area colpita, secondario a vasodilatazione e crescita della permeabilità vasale, fondamentali per favorire la migrazione delle cellule del sistema immunitario e l’allontanamento degli elementi di scarto
  • Tumor: gonfiore, è causato dalla formazione dell’essudato
  • Calor: calore, la temperatura dell’area interessata tende ad aumentare per l’aumentato flusso sanguigno (nei casi in cui l’infiammazione sia molto estesa può svilupparsi anche febbre)
  • Dolor: dolore, in risposta alla sollecitazione delle terminazioni nervose da parte degli agenti infiammatori e delle componenti dell’essudato. È generalmente descritto come intenso e acuto nelle prime fasi del processo, sordo e costante a riposo
  • Functio lesa: compromissione delle funzioni proprie della porzione di tessuto coinvolto

Classificazione di infiammazione

Sulla base del lasso di tempo in cui si sviluppa, sotto l’aspetto didattico, è possibile classificare il processo infiammatorio in:

Infiammazione acuta

Si caratterizza per la rapida insorgenza in seguito all’insulto lesivo e si sviluppa principalmente nel microcircolo. In seguito all’azione dei fattori scatenanti la flogosi e alla liberazione dei fattori vasoattivi si osserva una rapida vasocostrizione, stimolata da adrenalina e noradrenalina, che interessa le arteriole della zona assoggettata a cui segue la dilatazione dei vasi - l’istamina rilasciata dai mastociti tissutali agisce come potente vasodilatatore con rilasciamento della muscolatura liscia dei vasi e degli sfinteri precapillari – con conseguente aumento del flusso sanguigno nell’area interessata (rubor e calor).

L’aumento della permeabilità capillare facilita la fuoriuscita di fluidi a pH acido e proteine che si raccolgono negli spazi interstiziali dei tessuti, andando a formare ciò che è identificato come essudato, il quale determina la formazione dell’edema infiammatorio (tumor).

Il dolore (dolor), caratteristico dell’infiammazione, è conseguente alla pressione esercitata dall’edema sulle terminazioni sensitive e dall’effetto diretto e irritativo delle prostaglandine.

I globuli bianchi escono quindi dai vasi e, seguendo il gradiente di concentrazione avvertito per mezzo dei recettori a loro disposizione, raggiungono il tessuto danneggiato. Il processo flogistico acuto prosegue poi con l’azione attraverso i meccanismi di fagocitosi ed opsonizzazione a carico dei detriti cellulari e dei microrganismi estranei ad opera di granulociti neutrofili e monociti.

I risultati del processo infiammatorio possono essere essenzialmente tre: guarigione, cronicizzazione del processo, necrosi dei tessuti colpiti. Fra gli effetti sistemici dell’infiammazione acuta si segnalano: febbre, aumento della concentrazione di proteine di fase acuta nel plasma, innalzamento del numero di neutrofili nel sangue periferico.

Infiammazione cronica

Anche detta istoflogosi, si verifica in quei casi in cui l’infiammazione acuta non può risolversi o persistano le origini della stessa. È fondamentale sottolineare come le caratteristiche intrinseche di determinati agenti flogogeni tendano a sviluppare unicamente questa tipologia di processo infiammatorio rispetto a quello acuto.

Nel corso dello sviluppo dell’infiammazione cronica si verifica una riduzione dei fenomeni vascolari che caratterizzano l’infiammazione acuta, con una prevalenza dei fenomeni citologici rispetto a quelli vascolari, talvolta assenti.

Alcuni elementi cardine quali il coinvolgimento di macrofagi e tessuto di granulazione, l’angiogenesi e l’accumulo di leucociti, sono propri di entrambi i processi.

Fra le cause che determinano lo sviluppo dell’infiammazione cronica rientrano inoltre:

  • Infezioni persistenti da microrganismi difficilmente eliminabili (es. da HCV, micobatteri, parassiti, funghi, ecc.)
  • Esposizione a sostanze tossiche esogene e/o endogene
  • Patologie autoimmuni (es. sclerosi multipla)

Nel corso di questo processo si verifica il richiamo e l’attivazione di cellule mononucleate (macrofagi, monociti, plasmacellule) a cui segue la distruzione tissutale per via dei prodotti rilasciati da macrofagi nel tentativo di distruggere l’ospite. Le cellule parenchimali danneggiate saranno sostituite da tessuto fibroso.

È possibile distinguere due principali tipologie di infiammazione cronica: interstiziale e granulomatosa. Nel primo caso l’infiammazione cronica è spesso anticipata da quella acuta e conduce a fibrosi con ridotta funzionalità di organo.

L’infiammazione granulomatosa è caratterizzata da un forte accumulo di macrofagi che aumentano le proprie dimensioni e assumendo la forma di cellule epiteloidi le quali talvolta possono fondersi andando a formare cellule giganti contenenti fino a 20 nuclei nella loro struttura.

Un granuloma rappresenta un’area focale di infiammazione cronica contenente cellule epiteloidi circondate da linfociti, plasmacellule e fibroblasti, originano da corpi estranei (es. spine, schegge), microrganismi (virus, batteri, parassiti, miceti, batteri) prodotti microscopici organici e inorganici.

NurseReporter
Articoli correlati

Commento (0)