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Specializzazioni Infermieristiche

Ecografia in mano agli infermieri, beneficio per il paziente

di Sara Di Santo

Ecografia in mano anche agli infermieri, appositamente formati, per una migliore presa in carico del paziente. Lo confermano le evidenze in letteratura e lo hanno confermato, in occasione del XII° Picc Day a Bologna lo scorso 4 dicembre, Mauro Pittiruti, medico e coordinatore scientifico GAVeCeLT e Pietro Giurdanella, presidente Opi Bologna. Nessuna invasione di campo, dunque, perché il nocciolo della questione è tutto qui: la distinzione tra impiego diagnostico e impiego assistenziale.

Infermieri ed ecografia, Giurdanella (Opi BO): Migliora la presa in carico

L’utilizzo dell’ecografo da parte dell’infermiere appositamente formato ha una funzione operativo-assistenziale e, quindi, non diagnostica. È questo che permette di non creare alcuna invasione di campo con la professione medica ed è questo che sembra non aver minimamente considerato - secondo Mauro Pittiruti, dirigente medico della Chirurgia d’Urgenza del Policlinico Gemelli di Roma - chi ha redatto quel documento sbalorditivo, che se non provenisse da un’istituzione formalizzata potrebbe essere seppellito con una risata.

Nessun professionista, né medico né infermiere, può fare a meno dell’uso dell’ecografo per la propria attività. Se lo fa, lo fa a scapito della sicurezza del paziente

Il riferimento è alla lettera con la quale il presidente dell’Ordine dei medici di Bologna, Giancarlo Pizza, solo poche settimane fa (appena prima della radiazione dall'Ordine di Sergio Venturi) ha ribadito che “l’atto ecografico è ambito di esclusiva competenza del Medico”.

Chi ha firmato quel documento – ha dichiarato proprio a Bologna Pittiruti – ignora che il posizionamento di un accesso venoso non è una procedura diagnostica, non è una procedura terapeutica, ma è una procedura assistenziale.

E l’assistenza è ontologica competenza dell’infermiere, che ha sempre più bisogno di strumenti e di tecniche per perfezionare il proprio agire – sottolinea Pietro Giurdanella, presidente dell’Ordine infermieri di Bologna – Sono diverse oggi le realtà nelle quali l’infermiere opera con l’utilizzo dell’ecografo, dall’esempio dei Picc Team a quello dell’infermiere in dialisi che utilizza sempre di più l’ecografo per pungere nel migliore dei modi la fistola arterovenosa.

Non si tratta di utilizzare l’ecografo a scopi diagnostici quanto per migliorare la presa in carico del cittadino in situazioni particolari che richiedono specializzazioni particolari

L’impiego dell'ecografo ad oggi non è disciplinato a livello giuridico, infatti non risultano esserci norme che determinino l’esclusività di utilizzo per specialisti in radiologia, ma certamente la sfida più ardua si compie dal punto di vista educativo.

L’acquisizione di questa competenza richiede un percorso formativo ad hoc, attraverso un programma di formazione d’aula e sul campo. Gli operatori devono essere ben istruiti dato che l’ecografia richiede, da un lato, la manualità per effettuare scansioni corrette e, dall’altro, una buona conoscenza di anatomia topografica per poter interpretare l’immagine.

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