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Normativa

Defibrillatori in extraospedaliero, scudo giuridico per soccorritori

di Massimo Canorro

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La commissione Affari sociali della Camera ha approvato definitivamente in sede legislativa la norma che promuove l'utilizzo e la diffusione dei defibrillatori. La legge prevede lo stanziamento di due milioni di euro e il posizionamento dei dispositivi salvavita nelle sedi delle pubbliche amministrazioni con almeno 15 dipendenti e con servizi aperti al pubblico, nei mezzi di trasporto, nelle scuole e nelle università. La nuova legge nazionale sull’arresto cardiaco è stata promossa dall’onorevole Luca Rizzo Nervo (Pd). La normativa prevede uno scudo penale per chi, pur non essendo infermiere o medico né avendo un’abilitazione, usa il defibrillatore per tentare di salvare la vita a una persona colpita da arresto cardiaco in ambito extraospedaliero.

Defibrillatori in ambito extraospedaliero, scudo penale ai soccorritori

Uno scudo penale per tutti coloro che – pur non ricoprendo la professione di infermiere o di medico e non possedendo neppure un’abilitazione – possono utilizzare un defibrillatore per salvare la vita a una persona colpita da arresto cardiaco. È la grande novità inserita nella nuova legge – il Ddl n. 1441 (“Disposizioni in materia di utilizzo dei defibrillatori semiautomatici e automatici”) – promossa dall’onorevole bolognese Luca Rizzo Nervo (Pd), prevede la diffusione in ogni luogo pubblico e sui trasporti dei defibrillatori semi-automatici e il libero uso, in caso di necessità, grazie allo scudo penale a protezione del personale laico non formato.

E ancora, l’utilizzo di tecnologie di geolocalizzazione mediante app telefoniche per inviare soccorritori a iniziare la rianimazione cardiopolmonare e procedere alla defibrillazione precoce nonché l'insegnamento obbligatorio nelle scuole dei principi di rianimazione cardiopolmonare.

Defibrillatori in ambito extraospedaliero: votata all’unanimità dal Parlamento, la nuova legge nazionale sull’arresto cardiaco – presentata dall’Ausl di Bologna – è il risultato di una stretta collaborazione tra il Sistema di emergenza regionale e l’intera comunità cittadina. Attualmente soltanto il 28% di chi assiste a un arresto cardiaco interviene col defibrillatore – evidenzia l’onorevole Luca Rizzo Nervo – noi intendiamo che questa percentuale aumenti notevolmente anche grazie alle previsioni di questa normativa.

Ed eccolo “DAE RespondER”, l’innovativo defibrillatore in parte già installato nei punti nevralgici e frequentati di Bologna che si “coordina” anche con una app, sviluppata dal Sistema 118. L’obiettivo? Contribuire a ridurre il più possibile i tempi di intervento sui casi di arresto cardiorespiratorio presunto che si verificano sul territorio. Incalza il direttore del Dipartimento di emergenza dell’Azienda Usl di Bologna, Giovanni Gordini: Questa legge costituisce un rilevante traguardo. La nostra città, nel corso degli anni, è diventata un laboratorio a cielo aperto in cui è costante e continua l’implementazione dei sistemi di emergenza territoriali integrati con la rete ospedaliera. Per Bologna la sensibilizzazione e la formazione dei laici, la risposta di sistema territorio-ospedale rappresentano oramai una realtà consolidata che ogni giorno accompagna i pazienti in arresto cardiaco dal territorio, in rianimazione, fino alla riabilitazione e al ritorno a casa.

Riprende il direttore della Cardiochirurgia pediatrica e dell’età evolutiva dell’Aou del capoluogo emiliano, Gaetano Gargiulo: L’arresto cardiaco ed il problema della morte cardiaca improvvisa è un problema di salute pubblica in cui il fattore tempo è di vitale rilevanza. Da qui l’importanza di agevolare il soccorso tempestivo con leggi a tutela del soccorritore (scudo penale), di una maggiore diffusione dei defibrillatori esterni e di una campagna di educazione all’uso di questi mezzi. La creazione di una città cardioprotetta costituisce una sicurezza in più, soprattutto per i pazienti adulti e pediatrici portatori di una cardiopatia congenita, chiosa Gargiulo.

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