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Patologia

Appendicite: sintomi, cause e assistenza infermieristica

di Ivan Loddo

Con il nome di appendicite si identifica l'infiammazione dell'appendice. Questa patologia interessa in media una persona su sette nell'arco della vita ed è contraddistinta da un’importante sintomatologia dolorosa e da possibili complicanze che richiedono talvolta una tempestiva asportazione chirurgica dell'organo.

Appendice: cenni di anatomia e fisiologia

Appendice vermiforme asportata mediante appendicectomia

L'appendice vermiforme è una struttura muscolare di lunghezza variabile tra i 2 e i 20 centimetri e del diametro di circa 8 millimetri. Ha una forma che ricorda vagamente quella di un vermicello ed è posta alla base della valvola ileo-cecale sulla superficie dell'intestino cieco.

È definita ascendente, discendente e interna o esterna a seconda del suo posizionamento. Più comunemente l'appendice si estende verso il basso partendo dal cieco in direzione della linea mediana del corpo umano, ma, anatomicamente, sono descritte anche altre forme di posizionamento differenti da quella più classica, dovute principalmente ad anomalie nel corso dello sviluppo embrionale.

La comunità scientifica internazionale è da anni combattuta sulle effettive funzioni dell'appendice: la maggior parte ritiene che l'organo in questione non sia altro che una vestigia filogenetica, mentre una buona fetta di studiosi attribuisce ai linfociti e ai leucociti abbondantemente contenuti nel suo lume proprietà fermentative antibatteriche e antitossiche, anche se mancano effettivamente prove del tutto convincenti.

Appendicite, caratteristiche ed eziologia

L'appendice è spesso soggetta a processi infiammatori di carattere acuto e cronico, si parla in questi casi rispettivamente di appendicite acuta e appendicite cronica.

La causa dell'appendicite è da ricercare nell'ostruzione del lume dell'appendice che più frequentemente si verifica in seguito ad iperplasia linfatica, ma che può essere dovuto a parassiti, corpi estranei in generale, coproliti e neoplasie.

L'ostruzione della cavità appendicolare genera un aumento della pressione interna associato ad una diminuzione del flusso sanguigno. Il ridotto apporto di sangue è fattore di una spiccata proliferazione batterica responsabile della risposta immunitaria, che produce l'infiammazione appendicolare.

L'appendicite rappresenta statisticamente una delle urgenze chirurgiche più sviluppate e colpisce un individuo su sette nel corso della vita, con maggiore incidenza nei soggetti di sesso maschile tra i dieci e i venticinque anni di età.

Tra i fattori predisponenti è probabile che rientri il rallentamento del transito intestinale, dovuto a diete raffinate e povere di fibre, capace di generare una alterazione della flora batterica.

Appendicite acuta

Prendendo in considerazione l'appendicite acuta, in base all'evoluzione del processo infiammatorio, è possibile distinguere tale forma patologica in:

  • appendicite catarrale
  • appendicite purulenta
  • appendicite gangrenosa

Appendicite acuta catarrale

Nell'appendicite acuta catarrale l'appendice si presenta molto infiammata e di colore rosso vivo; è una fase in cui il quadro è ancora circoscritto senza il coinvolgimento del peritoneo e può tuttavia regredire o evolversi verso la forma purulenta.

Appendicite purulenta

La forma purulenta o flemmonosa è la conseguenza di un peggioramento di un quadro clinico catarrale in cui non vi è stato un intervento medico idoneo. In questa fase l'appendice si presenta di color violaceo con formazioni e ascessi pieni di pus che, se complicati, possono dare il via ad una peritonite.

Appendicite gangrenosa

Il processo infiammatorio che colpisce l'appendice raggiunge il suo apice nella fase gangrenosa. L'organo si presenta tumefatto e di color grigio verde con aree necrotiche secernenti materiale fecaloide e purulento; il rischio di peritonite acuta, che rappresenta la complicanza più temuta in questa patologia, è altissimo e può sviluppare un quadro clinico che, se non trattato tempestivamente, può anche portare alla morte del soggetto.

Appendicite cronica

L'appendicite cronica presenta una sintomatologia sovrapponibile a quella della forma acuta e di altre patologie, per queste motivazioni risulta più difficile effettuare una diagnosi certa.

La forma cronica è indicata dagli autori come l'esito di quella acuta, regredita però in maniera spontanea.

I sintomi, comuni all'appendicite acuta, si configurano in un quadro più sfumato che mantiene un carattere di reversibilità non capace di provocare lesioni d'organo.

Sintomi e diagnosi di appendicite

I sintomi dell'appendicite sono aspecifici e, soprattutto nelle fasi iniziali, la diagnosi è tutt'altro che semplice a causa di un quadro comune ad altre patologie tra cui: calcolosi ureterale, diverticolite di Merckel, neoplasie intestinali, gravidanza extrauterina, cistite, gastroenterite, colecistite acuta, ecc.

Ciò che contraddistingue la patologia è un dolore addominale intenso e insopportabile prevalentemente localizzato in fossa iliaca destra, ma che può essere avvertito in altre sedi dell'addome e per questo confuso con altre forme dolorose tipiche di patologie diverse.

Al dolore, che nelle fasi iniziali esordisce in sede epigastrica per poi spostarsi in fossa iliaca destra, sono spesso associati:

  • inappetenza
  • stipsi o diarrea
  • febbre con valori di T.C inferiori ai 38°
  • nausea e vomito

La diagnosi di appendicite, oltre all'osservazione clinica dei sintomi e del dolore, si avvale di alcuni parametri di laboratorio tra cui la conta leucocitaria - che in questa patologia risulta particolarmente elevata - e di esami strumentali come la radiografia addominale, l'ecografia e la TAC, anche se, nonostante i progressi tecnologici, la diagnosi rimane prettamente clinica.

La valutazione e la ricerca della dolorabilità di alcuni punti nell'addome può fornire indicazioni importanti. Nascono da qui:

  • La manovra di Blumberg
  • La manovra Rovsing
  • La manovra dello psoas
  • Segno di Rotter
  • Segno dell'otturatorio

Appendicite, trattamento terapeutico

L'unica terapia efficace in caso di appendicite acuta, soprattutto se in fase avanzata, rimane quella chirurgica.

Florence Nightingale

Appendicectomia

Le raccomandazioni medico-chirurgiche impongono l'appendicectomia nel più breve tempo possibile in seguito a diagnosi.

L'appendicite acuta rappresenta una delle prime cause di accesso ai servizi di urgenza-emergenza; si contano, infatti, almeno 55 mila interventi di appendicectomia in Italia ogni anno.

L'appendicectomia è un intervento eseguito con tecniche a cielo aperto o in video-laparoscopia e consiste nell'isolamento e nella completa asportazione chirurgica dell'appendice.

Se eseguito nelle prime fasi della patologia, si risolve in tempi relativamente brevi e prevede, in caso di assenza di complicanze, una dimissione rapida con costi socio-sanitari contenuti.

Qualora l'intervento avvenga in una fase avanzata del processo di infiammazione, i tempi chirurgici possono risultare più lunghi e le complicanze intra e post-operatorie più severe.

Tra queste ultime possiamo annoverare: infezioni e occlusioni intestinali.

Appendicite e assistenza infermieristica

L'assistenza infermieristica al paziente con appendicite prevede un’attenta valutazione del dolore e del comportamento del malato durante le manifestazioni dolorose.

Questo aspetto, in particolar modo in sede di Pronto soccorso, può fornire le basi per una diagnosi medica precoce, essenziale nella forma acuta.

Il dolore caratteristico della patologia è intenso, acuto e costante; l'infermiere ha il dovere professionale di supportare il paziente e incoraggiarlo, spiegando gli interventi che andrà ad eseguire per migliorare la sua condizione per ottenere così la giusta compliance.

L'infermiere che ha in carico un paziente con segni e sintomi associati ad appendicite acuta deve necessariamente tenere digiuno il paziente ed evitare la somministrazione di farmaci antidolorifici e antibiotici, che possono mascherare il quadro clinico.

L'idratazione del paziente e la valutazione del bilancio idrico, in virtù delle manifestazioni emetiche e di alterato transito intestinale che rientrano nel quadro sintomatologico proprio della patologia, è fondamentale e per questo motivo il posizionamento di un adeguato accesso vascolare dev'essere tempestivo così come il prelievo venoso per la conta leucocitaria e la valutazione dei parametri vitali, con particolare attenzione alla temperatura corporea.

In seguito a diagnosi di appendicite, la terapia chirurgica è il gold standard per il trattamento. L'infermiere provvede pertanto alla preparazione del paziente all'intervento e alla predisposizione della sala operatoria per l'intervento in urgenza che avverrà in anestesia generale.

Nel post-operatorio il paziente operato riceverà liquidi endovena per le prime 24h, associati ad una terapia analgesica e una antibiotica.

Non assumerà cibi e liquidi in prima giornata, ma, in seguito ad avvenuta canalizzazione, inizierà ad alimentarsi con dieta liquida (brodo, acqua, succhi di frutta, ecc.) per poi introdurre gradualmente cibi leggeri ed altamente digeribili (pollo, patate, formaggi freschi, riso, mele cotte) e continuare con altri ad alto contenuto di fibre per favorire il transito intestinale. La valutazione dell'alvo è molto importante.

Il paziente può presentarsi dopo l'intervento con un drenaggio addominale; i fluidi e il sangue raccolti andranno valutati e misurati.

Il periodo di degenza in ospedale in assenza di complicazioni si aggira intorno ai 3 giorni; l'infermiere avrà il compito di monitorare le condizioni cliniche del paziente durante tutto il percorso terapeutico, favorire la mobilizzazione precoce dopo l'operazione chirurgica e promuovere uno stile di vita sano ed una dieta equilibrata e ricca di fibre anche in seguito alla dimissione.

NurseReporter

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