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Infermiera

Grazie a quei colleghi infermieri che sono stati una salvezza

di Redazione

Le selezioni pubbliche, il più delle volte, mettono in evidenza astio e competizione. Altre volte, invece, fanno emergere una solidarietà e un’empatia impensate. È quanto è successo a Sara, che grazie all’aiuto di colleghi poco più che sconosciuti, ha potuto giocare un asso nella manica dopo la sospensione del concorso di Torino.

Mai vista tanta solidarietà ed empatia. Questo è essere infermieri

Sara e il suo grazie ai colleghi infermieri che l'hanno aiutata

Sono una ragazza che si è sempre rimboccata le maniche, anche durante gli studi.

Da tre anni lavoro in una Rsa e per ottenere il contratto a tempo indeterminato ho dovuto faticare non poco.

Ho persino versato lacrime di gioia quando il direttore decise di assumermi, dopo sei mesi, a tempo indeterminato.

Ero felice. O, almeno, lo credevo. Lavoravo a 10 minuti da casa.

Poi non so cosa mi sia scattato in testa, ma ho iniziato a sentire che mi mancava qualcosa. Ho capito di non essere poi così realizzata nel lavoro come credevo.

A volte mi chiedo se sono la stessa persona che poco tempo prima piangeva come una matta dalla gioia di aver ottenuto un lavoro fisso.

Ma ho cominciato a partecipare a più concorsi pubblici possibile.

Ho iniziato a capire come ci si relaziona in un gruppo concorsi su Facebook e ho fatto viaggi in macchina con dei colleghi del sud che non conoscevo.

La cosa bella è che le mie titubanze svaniscono subito quando vedo lo spirito di adattamento e l'empatia. Siamo tutti sulla stessa barca e questo mi rassicura

Dopo aver partecipato al concorso di Firenze, alla preselezione di Mestre e a quella di Jesolo, inizio a credere sempre di più in me stessa e decido di partecipare alla preselezione di Torino, dopo aver viaggiato tutta la notte su un pessimo regionale notturno con due colleghe pazze quanto me.

Arrivano i risultati della preselezione di Torino: superato. Arrivano i risultati della scritta di Jesolo: superato.

Entrambe le successive prove saranno il 10 Maggio. E adesso cosa faccio? Penso ai miei genitori, penso al mio fidanzato, penso alla mia Firenze.

Scelgo Torino.

Già, scelgo Torino. Ma mentre sto viaggiando su un pullman a basso costo, insieme a moltissimi altri colleghi e alla mia fedele Xamamina per il mal d’auto, arriva la notizia.

Concorso infermieri di Torino sospeso.

Scoppia il caos. Chi impreca, chi piange. Io mi sono raggelata per un attimo e poi guardo verso est. Non penso ai soldi, alla stanchezza, ma solo ad una cosa: Jesolo.

In dieci minuti dall’essere ognuno seduto ai rispettivi posti, eravamo tutti ammucchiati, vicini l'uno all'altro, a sostenerci.

Alla fine, non so, forse tutti hanno visto in me una piccola rivincita alla grande fregatura che avevano subito, e niente, mi hanno aiutata. In ogni modo

Colleghe che cercavano per me coincidenze, l’autista che telefonava per avere informazioni per arrivare a Jesolo, sconosciuti, tutti. Colleghi che si preoccupavano per me, perché non avevo da mangiare e scesa dal bus dovevo correre a prendere il treno per Bologna.

Mi hanno allungato merendine, barrette energetiche e succhi di frutta. Salutato e baciato tutti, come se ci conoscessimo da sempre.

Corro alla volta del treno per Bologna. Mi hanno tenuto compagnia sul regionale notturno squallido con tanti commenti e frasi di incoraggiamento. Non mi sono sentita sola neppure per un minuto.

E quando avevo paura (perché ammetto di averne avuta) con la malavita nelle stazioni di notte, e bloccata per un’ora nelle campagne a causa di un guasto, ripensavo a tutti i colleghi che credevano in me e al "loro piccolo riscatto alla grande fregatura", non volevo darla vinta a quel destino infame.

Arrivo alle 2 alla stazione di Bologna, riesco a trovare un dormitorio e "distendo le gambe" un paio d'ore, tra pensieri, agitazione e adrenalina.

Grazie a Dio dei colleghi di Bologna partivano alle 5:30 per Jesolo e così si sono fatti stretti per me.

Solo adesso mi rendo conto di quante ore siano passate dall'ultimo pasto. Le merendine e il succo di frutta sono una salvezza.

Alle 8:30 ero seduta al Pala Arrex di lido di Jesolo, tremante dalla stanchezza, ma felice. Mi sono detta: Sara, resisti i 40 minuti della prova, concentrati, dai il massimo. Poi puoi anche buttarti in terra e non ricordati neppure chi sei, ma ora concentrati.

Anche per il viaggio di ritorno ho trovato delle colleghe fantastiche che mi hanno fatto posto tra loro, anche se di posto non ce n’era praticamente più.

Credo di non essermi mai commossa tante volte quanto in questa avventura. Un turbinio di emozioni bellissime, tanta tanta vicinanza, solidarietà.

Non eravamo più gli infermieri che concorrono gelosamente per il posto. Eravamo GLI INFERMIERI. La predisposizione ad aiutare chi è in difficoltà, l'empatia, se non le si hanno nell'anima, non si possono acquisire

Ringrazio di cuore tutti i colleghi per avermi dato l'opportunità di partecipare e volevo dirvi che senza di voi non ce l’avrei mai fatta.

Vi voglio dedicare la mia frase di incoraggiamento: In questa Italia malata, non perdiamo la speranza di trovare il nostro nido, la nostra gratificazione nel lavoro, il nostro tanto sofferto e desiderato posto fisso nel pubblico, anche se tanti frustrati ci mettono i bastoni fra le ruote.

Arriverà anche il nostro tempo. Grazie.

Sara, Infermiera

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