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Cardarelli, fogli sulle barelle per nominare i pazienti

di Redazione Roma

Anche se i vigilantes tentano di vietare ai pazienti e ai loro famigliari di girare video con i cellulari, la situazione del Pronto soccorso del più grande ospedale del sud è critica come non mai. Il governatore De Luca: Problema che riguarda tutto il Paese. Ma se esplode al Cardarelli va in prima pagina sui giornali.

Il caos regna sovrano al PS dell’ospedale Cardarelli di Napoli

Per cercare di districarsi sono spuntati anche i post-it sulle barelle. Anzi, più che i foglietti adesivi colorati – usati per promemoria – qui si tratta dei ben più canonici fogli A4 con il cognome del paziente scritto a mano. Ad indicare che questi è ricoverato nell’ambito del Pronto soccorso. Facendo di conto: circa cinquanta persone massimo all’interno degli Obi (ordinari), mentre il resto – di prassi – in corridoio.

Sos barelle al Cardarelli: il maggior ospedale della Campania e dell’intero Meridione sta vivendo giorni sempre più bollenti (l’alta temperatura non c’entra), tant’è che le lettighe sono ancora numerose all’Osservazione breve intensiva.

Certo, la questione non attiene solo alla regione amministrata da Vincenzo De Luca. A breve distanza, precisamente nel Lazio (dove nel 2021 si sono licenziati 600 infermieri), la condizione in cui versano i Pronto soccorso è allarmante. La denuncia del segretario del Nursind Lazio, Stefano Barone: Il 40-50% del personale viene distratto dalle emergenze effettive per assistere i pazienti in attesa di ricovero sulle barelle.

Eppure al Cardarelli il personale sanitario era certo che la situazione, seppur di non facile risoluzione nell’immediato, sarebbe quantomeno migliorata. Neppure un mese fa, infatti, una delegazione di infermieri, medici e Oss del Pronto soccorso dell’ospedale di Napoli ha incontrato nella capitale il ministro della Salute, Roberto Speranza, e il sottosegretario Pierpaolo Sileri, per illustrargli l’importante disagio professionale nel quale versano e le criticità per assicurare, ogni giorno, l’assistenza ai propri pazienti. Scrivendo poi in una nota: C’è stato modo di illustrare il grave disagio lavorativo e le difficoltà a garantire l’assistenza ai pazienti. Sono state sottoposte alcune proposte che nell’immediato potrebbero dare respiro alla realtà locale del Cardarelli.

E oggi, anche se se i vigilantes cercano di vietare ai pazienti e ai loro famigliari di girare video coi cellulari, la situazione continua ad aggravarsi. E c’è da domandarsi cosa sia in concreto cambiato, considerato che l’utenza versa ancora nelle medesime condizioni già denunciate. Da parte sua, il governatore De Luca tiene a precisare, anche con qualche venatura polemica, che tali criticità sono presenti nell’intero Paese (I nostri uffici hanno verificato che le vicende che riguardano i Pronto soccorso sono esplose ormai in tutta Italia, però con una caratteristica singolare, e cioè che se il problema esplode al Cardarelli va sulle prime pagine dei giornali. Abbiamo situazioni identiche in tutta Italia, ma non ne parla nessuno. Ma siamo abituati, non ci facciamo più caso).

In parallelo, Pino Visone di Fp Cgil ha ricordato che tra fine maggio e inizio giugno abbiamo avuto anche 170 accessi al giorno. Ma dobbiamo considerare che si tratta di numeri ancora gestibili per il Cardarelli, se pensiamo che prima della pandemia ne avevamo anche 240 al giorno e in corrispondenza del picco influenzale arrivavamo anche a 340 al giorno. La media del primo semestre di quest’anno è di circa 140 accessi al giorno. Numeri che possiamo ancora controllare. Ai pazienti in attesa di andare in ricovero si aggiungono poi anche quelli in visita.

Giornalista
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