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O lo ami o lo odi. L’esperienza del Cardarelli di Napoli

di Sara Di Santo

Intraospedaliera

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Tra voglia di scappare e voglia di continuare ad essere travolti dall'uragano che esso rappresenta, il Pronto soccorso lo ami oppure lo odi. E può anche capitare che l'amore, a lungo andare, ti logori: Dà molta adrenalina, è un lavoro a cui ci si appassiona - spiega Aurora Menna, infermiera esperta di Triage al Cardarelli di Napoli -, ma l'adrenalina a lungo andare fa anche male. Le telecamere di Nurse24.it sono entrate nelle sale (da poco rinnovate) destinate ad accoglienza, triage e pre-triage per documentare la complessità del lavoro dell’infermiere in quello che è uno dei Pronto soccorso simbolo dell'intero paese.

Triage infermieristico, una funzione che va sempre sostenuta

Sovraffollamento, incapacità dei reparti di assorbire nuovi pazienti (che quindi rimangono nell’area emergenza), medicina del territorio in affanno con conseguente intasamento degli ospedali. E ancora: accessi impropri, carenza di personale, escalation di minacce e aggressioni.

È il quadro all’interno del quale operano gli infermieri di Pronto soccorso che, dopo un periodo di formazione post base e di affiancamento ad hoc, si occupano anche della fase di triage, ovvero una rapida valutazione della condizione clinica dei pazienti e del loro rischio evolutivo attraverso l'attribuzione di una scala di codici volta a definire la priorità di trattamento. Processo che richiede rapidità, sensibilità, specificità e logica organizzativa.

Farlo all’AORN Antonio Cardarelli di Napoli significa farlo in una realtà sulla quale grava la pressione causata dal grandissimo afflusso che si registra nell’arco di tutto l’anno, con picchi notevoli in corrispondenza del periodo estivo e delle festività.

Il nostro nemico è il tempo. Da protocolli universali noi abbiamo 3-5 minuti per valutare ogni paziente. Il tempo è quindi una risorsa preziosa, che deve essere gestita in modo tale da poter essere riservata soprattutto ai pazienti con uno stato clinico critico

La decisione di triage rappresenta un processo molto complesso, in cui l’attribuzione del codice di priorità costituisce solamente il primo passaggio. In questa fase, infatti, il triagista decide il percorso adeguato per il paziente, attiva le risorse necessarie da mettere in campo per fronteggiare le situazioni che di volta in volta si presentano, eroga la prima assistenza attuando tutte le attività necessarie a ridurre il rischio derivante dal prolungarsi dell’attesa.

Il tutto in un contesto in cui la carica emotiva di apprensione e preoccupazione del paziente e dei suoi familiari/accompagnatori si aggiunge alla messa in pratica di protocolli validati che richiede un notevole substrato di competenze, specialistiche ed empatiche.

La comunicazione è importantissima: basta sollevare un sopracciglio per scatenare un'aggressione. Da qui l'importanza delle modalità con le quali l'infermiere si pone nei confronti del paziente, sapere come agganciare anche dal punto di vista empatico la persona nei pochi minuti a disposizione

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