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Crisi PS, Piemonte gioca la carta dell'infermiere flussista

di Redazione

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Contro il sovraffollamento dei Pronto soccorso in Piemonte arrivano il protocollo per le patologie di confine e l’infermiere flussista. Obiettivo: ridurre i tempi di attesa in barella e smistamento rapido verso i reparti.

Piemonte, infermiere flussista per superare la crisi dei Pronto soccorso

Non c’è regione in Italia che non registri criticità nei suoi Pronto soccorso. Dall’Abruzzo alla Campania, dalla Sardegna al Piemonte, l’allarme è comune. Piemonte, dove la parola d’ordine, purtroppo, è sempre e solo una: sovraffollamento. Quello del sovraffollamento del Pronto soccorso (crowding) è un fenomeno che vede trasformarsi il Ps in una sorta di reparto di degenza, snaturando la propria mission assistenziale.

Quando “le necessità identificate nei servizi di emergenza superano le risorse disponibili per la cura dei pazienti presenti nel dipartimento di emergenza” si hanno conseguenze negative sul paziente, sui professionisti e sull’intera organizzazione assistenziale.

Per ovviare al problema, il Piemonte mette in campo il "protocollo per le patologie di confine" e l’infermiere flussista. Novità organizzative pensate dal gruppo di lavoro della Regione in sinergia con i medici urgentisti per reinventare le procedure che regolano le corsie ospedaliere di emergenza e superare il "boarding", lo stazionamento in barella dei malati che dopo la diagnosi aspettano un posto libero per il ricovero. Un’attesa che — spesso — può durare diversi giorni e che concorre a mettere sotto stress i Pronto soccorso.

A spiegare il progetto è Marina Civita, presidente Piemonte e Valle d’Aosta di Simeu (Società Italiana della medicina di emergenza-urgenza) e direttrice del reparto di emergenza-urgenza di Pinerolo. Quello che serve al nostro comparto è un grande cambiamento culturale. I Pronto soccorso non devono più essere visti dal resto dell’ospedale come un “problema” solo di chi ci lavora, ma come una parte della struttura che di fatto è l’anticamera di altri reparti, precisa il medico mentre spiega al Corriere cosa significherà che tutti i centri abbiano un protocollo per le patologie di confine, strumento pensato per velocizzare lo spostamento in corsia di alcuni casi pluripatologici che lei sperimenta già nel suo reparto.

Faccio un esempio: un paziente che arriva in emergenza perché si è rotto il bacino ma ha anche altre patologie, magari è cardiopatico, in attesa dell’intervento chirurgico di solito viene ricoverato in area medica che, però, è quella più generalista e per questo accoglie il gran numero di malati e fa più fatica ad avere posti letto liberi. Con questo metodo innovativo i sanitari possono dirottare quel malato in cardiologia fino al momento dell’intervento così da garantire a lui le giuste cure e attenzioni ma contemporaneamente liberare un posto del pronto soccorso dove resterebbe in barella fino a quando non si trovi un letto di medicina generale.

Tra le più recenti strategie immaginate per lo smaltimento code in corsia c’è anche l’inserimento dell’infermiere flussista, risorsa aggiuntiva pensata perché si occupi di coordinare e accelerare ogni step del reparto — prosegue Civita — verificando i tempi d’attesa di ogni prestazione e fare in modo che la catena dello screening a cui è sottoposto un paziente non subisca ritardi e venga accelerata il più possibile.

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