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Emergenza-Urgenza

Fast Track, See & Treat, Obi. Rimedi al sovraffollamento in Ps

di Redazione

Emergenza Intraospedaliera

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Il problema degli accessi non urgenti ai Pronto Soccorso è diffuso sia in ambito internazionale che in Italia, con variabili significative determinati dall'organizzazione sanitaria ospedaliera e territoriale. Negli ultimi 10-15 anni il fenomeno del sovraffollamento (overcrowding) è diventato oggetto studio alla ricerca di interventi che possano limitarlo. Benchè spesso non crei problemi stretti di natura clinica con aumento della gravità o mortalità, provoca gravi disfunzioni organizzative del sistema emergenza e conflittualità tra utenti ed istituzioni.

Modelli organizzativi per contrastare il sovraffollamento in Pronto Soccorso

pronto soccorso

In questi giorni di feste i Ps sono sovraffollati

Il tema è complesso e non è affrontabile senza una visione sistemica delle trasformazioni di programmazione sanitaria, della tipologia di utenti, della gestione delle patologie più frequenti che da prevalentemente acute divengono croniche.

Ecco riassunti alcuni modelli organizzativi che mirano a decongestionare i Pronto Soccorso:

Fast-Track

Modello di risposta alle urgenze minori; l’infermiere di triage in autonomia invia direttamente allo specialista competente il paziente che presenta un quadro di patologia minore e monospecialistica. Le linee di Fast-Track più comuni sono qulle verso oculistica, otorinolaringoiatria, pediatria, ginecologia, ortopedia, dermatologia.

La letteratura indica che, con l'adozione di questo modello, sono migliorati i tempi di attesa, l'abbandono in attesa di visita, la soddisfazione del paziente; mortalità e morbilità risultano invariati dopo l’applicazione di questo modello, che è molto diffuso ed utilizzato negli Usa.

See & Treat

Il progetto Idea, Ideal reducing emergency access project, partendo dalle maggiori problematicità dei dipartimenti di emergenza, suggeriva che i traumi/lesioni fossero trattati da personale infermieristico, Nurse Practitioner, con diretta responsabilità sulle procedure effettuate secondo protocolli prestabiliti. Questo è stato la base teorica del See&Treat, proposto al National healt service inglese.

Il See&Treat si caratterizza per il forte contenimento dell'attesa dell'utenza con problematiche non urgenti, ma che rappresentano la maggior affluenza. L'accoglienza è diretta da parte del primo operatore disponibile, medico o infermiere, che autonomamente tratta il paziente fino alla conclusione dell'iter sanitario; gli operatori sono esperti e con formazione specifica per gestire le patologie di competenza del See&Treat e per rilevare condizioni sottostanti che escono dai protocolli operativi e dalla linea See&Treat.

Dalla letteratura emerge che gli aspetti positivi sono la percezione di infermieri e medici di ridurre i tempi di attesa e migliorare i percorsi dei pazienti e, se il modello è applicato da personale esperto, si assicurano tempi di risposta più rapidi, si razionalizza l’appropriatezza dei trattamenti, si migliora la gestione del tempo dei professionisti sanitari, si ottiene un alto livello di soddisfazione degli utenti e del personale sanitario.

In Toscana, dove il modello è applicato da anni, i dati del See & Treat dichiarano che le attese si sono ridotte del 66%, c'è un miglioramento della presa in carico con soddisfazione degli utenti così come del personale medico e infermieristico, non si riportano reingressi o complicanze imputabili ai protocolli.

Osservazione breve intensiva - Obi

La normativa nazionale ha da tempo previsto l’attivazione dell’Obi: Dpr 27 marzo 1992 e Atto di Intesa tra Stato e Regioni dell’11 aprile 1996.

L'attività di Osservazione breve intensiva Obi permette percorsi diagnostico-terapeutici rapidi che utilizzano linee guida condivise e permette di osservare, nel breve periodo, l'evoluzione del quadro clinico prima di decidere sul ricovero. Gli scopi più significativi dell’Obi sono di valutare e trattare i pazienti con sintomi o condizioni morbose minori per risolvere la sintomatologia e definire una diagnosi certa o altamente probabile con successiva dimissione, di valutare persone con condizioni multifattoriali in attesa di ricovero nel settore clinico più appropriato, di mantenere sotto controllo un paziente in attesa di accertamenti, consulenze, posto letto o trasferimento ad altro ospedale.

Cure primarie

A fronte delle linee guida del ministero della Salute dell’11 maggio 2009 “Modalità organizzative per garantire l’assistenza sanitaria in h24: riduzione degli accessi impropri nelle strutture di emergenza e miglioramento della rete assistenziale territoriale”, le Regioni hanno presentato progetti molto diversificati ed attualmente i livelli di implementazione sono molto disomogenei anche tra le stesse aziende sanitarie della Regione.

Le rispose organizzative sono state forme di aggregazione della medicina generale monoprofessionale (aggregazioni funzionali territoriali), o pluridisciplinare con effettuazione di servizi (unità complesse di cure primarie). La Toscana sperimenta le Case della salute, presidi integrati socio-sanitari con apertura sulle 24 ore, 7 giorni su 7, che diventano punti di riferimento per il cittadino sul territorio per la globalità dei suoi bisogni di assistenza primaria.

I modelli di risoluzione dell’overcrowding descritti si rivelano efficaci da valutazioni empiriche, anche se la diversità leglislativa regionale ostacola il confronto nelle varie applicazioni dei modelli. Scarsa la letteratura scientifica italiana di riferimento, solo l'esperienza del See & Treat Toscana è la più documentata.

Dott.ssa Maria Benetton

Infermiera. Coordinatrice Terapia Intensiva Neurochirurgica

Azienda Ulss 2 della Marca Trevigiana, Treviso

Comitato Direttivo Aniarti

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Commenti (1)

Francescom

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45 commenti

See and treat? Non scherziamo

#1

La domanda sorge spontanea: se persino io, un laureato inmedicina con due specializzazioni, un master e formazione continua, ho spesso dubbi di fronte a un paziente apparentemente in buono stato di salute ( a fare medicina difensiva si fa peccato ma spesso ci si azzecca direbbe il mio maestro), cone puó un infermiere inquadrare correttamente un paziente con l ausilio di qualche foglietto di linee guida? La verità è che le linee guida diagnostico-terapeutiche danno a chi non ha una visione global l illusione che basti un diagramma a freccette per fare diagnosi corretta. Sono ottimi strumenti per carità, ma sono rigide e spesso difficilmente adattabili alla realtà clinica. Non per niente il modello inglese ha fallito e si è rivelato molto inferiore sia al sistema tedesco che a quello francese.