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Nursing Up: Pronto soccorso italiani nel caos

di Massimo Canorro

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Non c’è regione in Italia che non registri criticità nei suoi Pronto soccorso. Dall’Abruzzo alla Campania, dal Piemonte alla Sardegna, l’allarme è comune, come denuncia il Nursing Up. Che parla di un triste bollettino di guerra, con gli infermieri che oramai sono costretti a navigare a vista in un mare burrascoso.

Pronto soccorso nel caos, infermieri navigano nella tempesta

Criticità riscontrate nei Pronto Soccorso di tutta Italia.

A Pescara il segretario provinciale del Nursind, Antonio Argentini, tratteggia così la situazione del Pronto soccorso cittadino: Persone che restano troppo tempo, alcune anche dieci/undici giorni, prima di essere portate in reparto.

Dall’Abruzzo al Piemonte, dove la parola d’ordine, purtroppo, è sempre e solo una: sovraffollamento. Con l’incapacità dei reparti di assorbire i propri pazienti, che quindi rimangono nell’area emergenza. E ancora, a Rimini – in Emilia Romagna – i volontari della Protezione civile sono intervenuti in aiuto al Pronto soccorso.

Un vero e proprio caos, come lo definisce il presidente nazionale del Nursing Up, Antonio De Palma, che racconta di infermieri ormai costretti a navigare in un mare in tempesta. Nostro nuovo report, che riguarda regioni come Abruzzo, Sardegna e Campania. Emergenza all’acme nel cuore di Napoli, con il presidio di pronto intervento del San Giovanni Bosco chiuso incredibilmente da agosto 2020 e mai riaperto.

La situazione dei Pronto soccorso italiani è lo specchio fedele del nostro sistema sanitario? Secondo il sindacato non c’è dubbio che è così. Ritenendo che le problematiche in essere – turni disumani, caos organizzativo, strutture vetuste, episodi di violenza, fughe di professionisti verso altri reparti o peggio ancora verso altri paesi, bandi di assunzione che vanno letteralmente deserti per reperire personale – difficilmente escludono territori virtuosi.

Quindi De Palma entra nello specifico, analizzando quattro regioni, in particolare. A cominciare dalla Campania, dove la (già citata) situazione del Pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni Bosco, a Napoli finisce con il pesare come un macigno su l’ospedale Cardarelli che già da tempo rischia di implodere.

Poi focus sull’Abruzzo. Carenza di personale all’acme, tempi di attesa lunghissimi – incalza De Palma – e la riduzione di posti letto in ospedali come quelli di Popoli e Penne si scarica tutto sul Pronto soccorso dell’ospedale di Pescara, che somiglia sempre più a una polveriera.

E mentre negli ospedali del Lazio (dove viene chiesto di aumentare i presidi interni fissi), continua il presidente nazionale del Nursing Up, presso il Pronto soccorso del San Camillo di Roma gli episodi di cronaca nera si susseguono ripetutamente, con i pazienti e i loro parenti di pazienti fuori controllo, e gli infermieri sempre più vittime di vili aggressioni, abbandonati a se stessi, in Sardegna la sanità territoriale sembra non avere alcun approdo sicuro. Di recente abbiamo già denunciato la situazione delicatissima degli infermieri sardi, con una nostra manifestazione e un nostro sciopero presso l’ospedale Brotzu di Cagliari.

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