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Emergenza Pronto soccorso: in aiuto la Protezione civile

di Massimo Canorro

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Ogni giorno due unità a turno supportano il personale, in sofferenza per la carenza di sanitari. I volontari, in particolare, assistono le persone in attesa nel reperimento di acqua e cibo oppure accompagnano in bagno. E ancora, supportano infermieri e medici nel reperimento di medicinali o materiali.

Rimini, volontari della Protezione civile in aiuto al Pronto soccorso

Il problema della carenza di personale sanitario nei Pronto soccorso è sempre più evidente. E se a Rimini giunge in supporto la Protezione civile significa che la situazione rischia si sfuggire di mano.

Come è avvenuto un po’ in tutto il Paese, la pandemia l’ha acutizzata: mancanza di ferie ed iperattività hanno causato l’allontanamento del personale dalle strutture. Nel medesimo centro romagnolo i bandi di assunzione per i sanitari vanno deserti malgrado i 6mila euro in più in busta paga assicurati da Ausl Romagna a chi sceglie di andare a lavorare in Pronto soccorso.

Fino a pochi mesi in quest’ultimo erano occupate solamente 11 unità sulle 23 necessarie (in totale tra medici e infermieri), fermo restando che – specifica l’assessore alla Protezione sociale, Kristian Gianfredache a Rimini è garantita la massima efficienza per quel che riguarda la presa in carico dei codici rossi e in generale dei casi più gravi. Le problematiche attengono ai codici bianchi e verdi con tempi di attesa anche di dieci ore. Lo stesso Gianfreda comunica che nei giorni a venire invierà una lettera all’assessore alle Politiche per la Salute della Regione Emilia-Romagna, Raffaele Donini. L’intento è fare il punto della situazione.

Abbiamo previsto un incontro urgente – illustra il primo – insieme a tutte le figure che ruotano intorno al Pronto soccorso. Sulla questione si è espresso il presidente nazionale del Nursing Up, Antonio De Palma, che parla dell’ospedale di Rimini, più volte finito nell’occhio del ciclone, dove gli infermieri sono talmente pochi che si è stati costretti a chiedere l’intervento dei volontari della locale Protezione civile per provare a gestire, a loro modo, “la tempesta perfetta” di malati bisognosi di cure e di parenti di pazienti inviperiti.

Premettendo che il Nursing Up segue da tempo le vicende della sanità regionale, De Palma ricorda che più volte abbiamo denunciato, mediante i nostri coordinatori locali, quanto sta avvenendo. E rilancia: Mentre i bandi di assunzione vanno addirittura deserti, nel dicembre 2021 fummo i primi a raccontare, attraverso un’indagine condotta dai nostri referenti regionali, che in alcune aziende dell’Emilia-Romagna si sarebbe deciso addirittura, nei fatti, di bloccare le ferie degli infermieri. Siamo di fronte ad un pericoloso paradosso, con conseguenze nefaste per la salute psicofisica dei nostri operatori sanitari. Offerte di lavoro rifiutate e carenza di organico in una regione nella quale, è bene ribadirlo, il Pnrr porterà un “tesoro” di oltre 529 milioni di euro.

Ma c’è anche la questione della maleducazione, sempre più imperante, che non di rado sfocia in episodi di violenza contro i sanitari in servizio. A questo proposito direttore generale dell’Ausl Romagna, Tiziano Carradori, afferma: Dinanzi alla maleducazione e all’inciviltà delle persone non si può far nulla. Certamente non possiamo militarizzare il Pronto soccorso. Un posto di polizia, comunque, c’è in ospedale, con agenti preparati ad intervenire quando è necessario. Va detto, però, che, seppur stanchi e stressati dalle ore di attesa, pazienti e familiari non possono lasciarsi andare a offese e insulti nei confronti di chi è lì per lavorare e svolgere un compito impegnativo e pesante.

E sul tema delle nuove assunzioni tra infermieri – nonostante tutto la sanità romagnola, tra sacrifici e sforamenti di budget (203 milioni di euro nell’ultimo biennio), ha comunque operato in questo senso – incidono pesanti fattori come questo descritto ancora da Corradori: Su 70 chiamate di neolaureati, hanno accettato l’incarico appena una quarantina, la metà. Insomma, le responsabilità non sono sempre e solo a senso unico. E bisogna riflettere anche sull’attrattività della sanità pubblica.

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