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Patologia

Amebiasi

di Ilaria Campagna

L'amebiasi è una malattia infettiva causata dal parassita Entamoeba histolytica e si pone come un grave problema di sanità pubblica in tutto il mondo. Si trasmette per via oro-fecale, ossia attraverso il contatto diretto con le feci o con acqua e superfici contaminate, o attraverso l'ingestione di cibi contaminati, soprattutto frutta e verdura. L’amebiasi può manifestarsi con sintomi di gravità variabile che comprendono dolori addominali, nausea, vomito e diarrea. La diagnosi si pone in base all’osservazione dei sintomi e a esami di laboratorio che identificano l’infezione. La terapia prevede l’utilizzo di antiparassitari e se necessario antibiotici e reidratazione del soggetto. In genere se curata l’amebiasi si risolve nel giro di due settimane. Per prevenirla è fondamentale il rispetto di norme igieniche adeguate e di un’alimentazione sicura e controllata.

Che cos’è l’amebiasi

L'amebiasi è una malattia infettiva causata dal parassita Entamoeba histolytica (E. histolytica). L’amebiasi può essere asintomatica (infezione amebica commensale) o presentarsi con semplici dolori addominali, ma anche con manifestazioni molto più gravi con presenza di ulcere nel colon con rilascio di muco e sangue (dissenteria amebica). L’amebiasi è un grave problema sanitario in tutto il mondo, infatti rappresenta una causa importante di diarrea grave e nei paesi in via di sviluppo è addirittura endemica e si pone tra le prime cause di diarrea nei bambini al di sotto dei due anni di vita. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità inoltre, l'amebiasi causa oltre 50.000 morti ogni anno ed è la terza causa di malattie intestinali per i viaggiatori dopo la giardiasi e la campilobatteriosi.

Cause

L’amebiasi si trasmette per via oro-fecale, ossia attraverso il contatto diretto con le feci o con acqua e superfici contaminate, o attraverso l'ingestione di cibi contaminati, soprattutto frutta e verdura. Può colpire chiunque, anche se è più frequente nelle persone che vivono in cattive condizioni igienico-sanitarie nelle aree tropicali. L'infezione si può trasmettere anche durante i rapporti sessuali per esposizione a materiale fecale. Il parassita ha un ciclo vitale che comprende due stadi: il primo è quello di quiescenza delle cisti che vengono rilasciate con le feci dal soggetto infetto e che possono sopravvivere per giorni o settimane contaminando ambiente, acque e alimenti. Il secondo stadio è quello della forma attiva dei trofozoiti che vengono rilasciati nell’intestino al momento dell’apertura delle cisti e che causano la vera e propria infezione, talvolta con ulcerazioni nella parete intestinale. 

Diagnosi

La diagnosi di amebiasi si basa sui disturbi presenti (sintomi clinici) e sugli esami di laboratorio. Nello specifico come esame di laboratorio, il gold standard è la tecnica molecolare “Polimerase Chain Reaction” (PCR), che permette di analizzare il DNA del parassita nelle feci e rilevare non solo l'infezione ma anche distinguere le forme di Entamoeba pericolose da quelle innocue. Esami radiologici possono essere utili per accertare l’amebiasi intestinale o in caso di diffusione ad altri organi. Nei casi gravi, con l'infezione di organi extra-intestinali (fegato, cervello) possono essere effettuate anche biopsie per la ricerca del microrganismo, oltre che ecografia, TC o RM per visualizzare gli eventuali ascessi.

Trattamento

Il trattamento dell’amebiasi prevede l’utilizzo di diversi farmaci antiparassitari. Nelle forme gravi di malattia possono essere associati anche antibiotici, e trattamenti come la reidratazione, le trasfusioni in caso di grave anemia ed eventualmente antispastici per i dolori addominali. In presenza di ascessi amebici può essere necessario anche un intervento chirurgico per rimuoverli.

Complicanze

Le complicazioni dell'amebiasi possono includere:

  • Ascesso epatico (raccolta di pus nel fegato)
  • Diffusione del parassita attraverso il sangue al fegato, polmoni, cervello o altri organi
  • Colite amebica necrotizzante fulminante, che può distruggere il tessuto intestinale e portare a perforazione intestinale e peritonite.

Prognosi

L'amebiasi generalmente risponde bene al trattamento e si risolve in circa 2 settimane.

Prevenzione

Non esiste al momento un vaccino utile a prevenire l’amebiasi, di conseguenza, come per tutte le malattie a trasmissione oro-fecale è fondamentale il rispetto scrupoloso delle norme igieniche e l’utilizzo di alimenti e acqua sicuri e controllati al fine di prevenire il contagio. Le persone che visitano paesi in cui la malattia è endemica, per ridurre il rischio di infezione devono quindi bere acqua o bibite imbottigliate, mangiare cibi cotti, evitare frutta e verdura fresche, ghiaccio nelle bibite, latte, formaggi e latticini non pastorizzati.

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