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Patologia

Colite ulcerosa

di Francesca Gianfrancesco

La colite ulcerosa è un'infiammazione cronica ulcerativa che origina dalla mucosa del colon retto. Può rimanere localizzata nel retto (proctite ulcerosa) o estendersi interessando talvolta l’intero colon (il 28% dei casi a distanza di 10 anni dalla diagnosi). In base all’estensione dell’infiammazione viene classificata come proctite, se localizzata nel retto, colite ulcerosa sinistra se colpisce il retto e il colon discendente, colite ulcerosa estesa se l’infiammazione si estende anche nella porzione orizzontale del colon e alla parte ascendente.

Cos’è la colite ulcerosa

Colite ulcerosa

L’infiammazione interessa la mucosa e la sottomucosa dando origine ad un limite netto tra il tessuto normale e quello infiammato. Nella forma grave è interessata anche la lamina muscolaris. Durante la fase iniziale la mucosa intestinale si presenta eritematosa, friabile e perde il normale disegno vascolare presentando aree irregolari emorragiche. La forma grave invece è caratterizzata dalla presenza di estese ulcerazioni con abbondante essudato purulento.

La colite ulcerosa è caratterizzata il più delle volte da diarrea ematica, ma si possono presentare anche sintomi extra intestinali come artrite, infiammazioni cutanee o localizzate ad esempio agli occhi. I sintomi sono più evidenti in alcune fasi che si alternano invece a fasi di remissione in cui i sintomi sono lievi o assenti.

Le complicanze comprendono emorragie, megacolon tossico e aumento del rischio del cancro colon rettale. In Italia non si hanno informazioni ufficiali sulla diffusione della malattia, ma si calcola che globalmente le malattie infiammatorie croniche dell'intestino, colite ulcerosa e malattia di Crohn, colpiscano oltre 200mila persone. Può manifestarsi a tutte le età, di solito compare nel giovane adulto anche se da qualche anno sono sempre più numerosi i casi che si verificano nei bambini e negli adolescenti.

Cause di colite ulcerosa

La colite ulcerosa si sviluppa a causa di diversi fattori:

  • fattori genetici
  • predisposizione familiare
  • fattori immunologici
  • malfunzionamento del sistema immunitario

Gli studi disponibili ipotizzano che fattori ambientali, tra cui la dieta (in particolare quella occidentale) portino allo sviluppo di un’impropria reazione immunitaria che agisce sulla flora microbica intestinale di persone geneticamente predisposte.

I fattori ambientali, infatti, influenzerebbero la composizione della flora batterica determinando una riduzione del numero dei microrganismi che proteggono l'intestino a vantaggio di quelli che lo danneggiano.

Sintomi di colite ulcerosa

I sintomi della colite ulcerosa possono presentarsi in modo intermittente, alternando periodi di riacutizzazione a periodi di remissione. I sintomi più comuni sono diarrea con presenza di sangue, dolore addominale e perdita di peso.

L'intensità e la tipologia dei disturbi è direttamente proporzionale alla gravità dell’infiammazione e alla zona dell’intestino colpita: l’infiammazione del retto (proctite ulcerosa) è spesso caratterizzata da urgenza di evacuazione, tenesmo (sensazione di incompleta evacuazione) e sanguinamento, mentre febbre, sensazione di stanchezza e perdita di peso si associano più frequentemente alla colite estesa. In alcuni casi può manifestarsi anche il vomito.

Altri sintomi associati sono:

  • Diarrea cronica, spesso anche notturna
  • Presenza di sangue misto a muco nelle feci
  • Stitichezza paradossa
  • Perdita di appetito
  • Nei bambini, rallentamento della crescita

Diagnosi di colite ulcerosa

La diagnosi di colite ulcerosa si basa su un iniziale attenta anamnesi da parte del medico curante. I dati clinici rilevati a seguito della valutazione verranno poi combinati con una serie di indagini endoscopiche, di analisi istologiche e di esami radiologici.

La diagnosi è inizialmente suggerita dalla sintomatologia tipica soprattutto se associata alle manifestazioni extra intestinali ma devono escludere altre malattie che possono presentarsi con disturbi simili, come il morbo di Crohn o la sindrome dell'intestino irritabile o altre cause di colite acuta (p. es., infezioni, ischemia in pazienti anziani).

Gli accertamenti comprendono:

  • Esami ematochimici (come l'emocromo), gli indici di infiammazione come la velocità di eritrosedimentazione (VES) o la proteina C-reattiva (PCR), gli elettroliti (potassio, sodio), la ferritina, la sideremia)
  • Esami delle feci (esame colturale e parassitologico delle feci, calprotectina fecale)
  • Colonscopia con ileoscopia retrograda (permette non solo di evidenziare le lesioni intestinali, ma anche di prelevare piccoli frammenti di tessuto (biopsie) sui quali effettuare l'esame istologico)
  • Radiografia dell’addome, (per valutare la distribuzione del gas intestinale qualora si sospetti la presenza di premegacolon e megacolon tossico)
  • Ecografia addominale (per valutare lo stato della parete intestinale in maniera non invasiva)
  • Tomografia assiale computerizzata (TAC) dell'addome

Come si cura la colite ulcerosa

Non esiste un trattamento risolutivo per la colite ulcerosa, ma la cura combinata di farmaci e alimentazione mira a ridurre l'infiammazione, ad alleviare i sintomi, a prevenire la riacutizzazione della malattia ed a evitare lo sviluppo di complicanze.

È dunque consigliata una corretta gestione alimentare e l’aggiunta di integratori vitaminici e ferro qualora si realizzino condizioni di carenza dovute alla perdita di sangue nelle feci o ridotto apporto con gli alimenti. Bisogna consigliare a tutti i pazienti con malattia infiammatoria intestinale di prendere adeguate quantità di calcio e vitamina D. Evitare frutta e verdure crude ed è sconsigliato bere latte.

Dal punto di vista farmacologico è consigliato loperamide, Acido 5-aminosalicilico (5-ASA) corticosteroidi e altri farmaci (come antidolorifici) a seconda dei sintomi e la gravità.

Possono essere somministrati per via locale (clisteri) e per via orale. Molto spesso sono utilizzate entrambe le forme di somministrazione. Sotto stretto controllo medico possono essere somministrati anche immunosoppressori per ridurre l’attività eccessiva del sistema immunitario. Nelle forme gravi quando le evacuazioni emorragiche superano le 10 scariche al giorno, associate a dolori addominali, febbre e tachicardia, deve essere preso in considerazione il ricovero ospedaliero e un'alta dose di corticosteroidi EV.

A seconda della necessità si trattano disidratazione ed anemia con liquidi e/o trasfusioni. Talvolta si usa come supporto nutrizionale un'iperalimentazione parenterale, ma questa non ha valore come terapia primaria; i pazienti che possono tollerare il cibo devono mangiare.

Nel caso in cui invece la terapia farmacologica e il giusto regime alimentare non siano sufficienti a controllare i sintomi e in presenza di complicanze è indicata la terapia chirurgica. Quasi un terzo dei pazienti con colite ulcerosa estesa alla fine necessita di un intervento chirurgico. La proctocolectomia totale è risolutiva: l'aspettativa torna a essere normale, la malattia non recidiva (a differenza del morbo di Crohn) e il rischio di cancro del colon è significativamente diminuito.

Alla rimozione dell’intero colon e del retto segue il ripristino della continuità intestinale mediante la creazione, utilizzando la parte terminale dell'intestino tenue, di una piccola sacca “pouch” con funzione di trattenimento delle feci che viene suturata all'ano (giunzione ileo-anale). Questo intervento è considerato l'intervento chirurgico di scelta nella colite ulcerosa.

Una colectomia di emergenza è indicata in caso di emorragia massiva, colite tossica fulminante o perforazione. Il trattamento chirurgico in elezione è indicato per la presenza di cancro e delle stenosi sintomatiche, per il ritardo di crescita nei bambini o, in genere, per una malattia cronica intrattabile che causa un'invalidità grave o una dipendenza dai corticosteroidi.

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