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Infermieristica

2020 anno della consapevolezza, che vorrei raccontare

di Ferdinando Iacuaniello

Se il 2018 è stato l’anno della coerenza il 2019 è stato l’anno di transizione. Sono state le novità arrivate a fine 2018 a fare di questo l’anno di passaggio verso quello che a mio avviso dovrà essere l’anno della consapevolezza. Consapevolezza che dovrebbe consolidarsi e diffondersi in (e da) ciascuno di noi, singoli infermieri, istituzioni, sindacati, giornalisti. Questo perché, parafrasando Jung, abbiamo bisogno di più consapevolezza della natura della professione, perché l'unico pericolo reale che esiste è il professionista in sé stesso.

Per il 2020 abbiamo bisogno di più consapevolezza

La riforma degli Ordini - arrivata nel 2017, ma forse non ancora colta in tutte le sue potenzialità nel 2019 - e l'approvazione del nuovo Codice Deontologico hanno dato un'accelerata notevole alla maturazione di molti rappresentanti della politica professionale.

Qualcuno potrebbe contraddirmi con un secco: "non si percepisce affatto". Giusto, ma solo in parte. Interiorizzare la consapevolezza di essere diventati Ordine è una responsabilità alla quale molte delle realtà provinciali devono ancora rispondere.

Se da un lato la Federazione lancia segnali di avanguardismo (la nomina di un portavoce come Tonino Aceti, ad esempio, è una cosa nuova per l'infermieristica italiana, una scelta importante nella partita dei rapporti con istituzioni e associazioni di pazienti), la contropartita capillare non può essere una conduzione familiare di un ente sussidiario dello Stato. Non può, non deve. Eppure, accade.

Così come accade che si sottovaluti una risorsa tanto vitale come la comunicazione. Come possiamo "essere" se non sappiamo "comunicarci"?

La comunicazione è una cosa seria e necessaria per fermare il tempo nel racconto della storia della professione

È vero, la comunicazione ufficiale ha avuto un upgrade: con il lancio del nuovo sito e il supporto di professionisti è sicuramente più "sul pezzo”, ma non sempre le strategie sono condivisibili. Come possiamo "comunicarci" se non sappiamo "essere" ed essere consapevoli?

Di certo lo scossone che (quasi) tutti hanno percepito e (quasi) tutti hanno lamentato è l’aumento della quota d’iscrizione annuale. A quei (quasi) tutti mi viene da dire: non temete, con tutta probabilità ne arriverà un altro.

La grande mancanza

Quello che non c’è stato - ma bisogna guardare parecchio indietro nel tempo per trovarne uno che possa definirsi tale - è il giusto riconoscimento economico per la nostra professione.

E difficilmente arriverà a breve visto che, a ben guardare, nell’ultima Finanziaria non ci sono risorse. È il turno (sacrosanto) di poliziotti e pompieri, che forse sono in condizioni di lavoro addirittura peggiori.

Lavorare con serenità. Nemmeno questo c'è stato. Turni massacranti e aggressioni hanno continuato - anche nel 2019 - a scandire i giorni. Aggressioni che hanno visto protagonisti non solo pazienti/cittadini contro infermieri, ma anche infermieri contro gli stessi colleghi e senza alcun motivo apparente. Queste ultime le più dolorose e difficili da digerire, probabilmente dovute al male silenzioso - il burnout - che continua a mietere vittime di suicidio con i “ferri” del mestiere, perché ancora poco sottovalutato come problema da affrontare.

Ma proprio nel 2019 c’è stato l’ok definitivo del Senato al DDL aggressioni, sarà reato aggredire i professionisti sanitari (rischiando fino a 16 anni di carcere) con l’entrata in vigore della legge.

Però non basta, ne sono convinto, perché non sarà una legge a fermarle. Servirà “armare” i professionisti con gli strumenti giusti per difendersi realmente.

E allora è necessario un pizzico abbondante di consapevolezza per ottenere qualcosa in più. Non servirà a nulla scioperare in prossimità del rinnovo del contratto per ottenere 4 monete in più, sempre ammesso che ci siano. Consapevoli della forza del singolo e della potenza del gruppo dovremo saperci comunicare nei modi e nei momenti giusti se non vorremo continuare a raccogliere solo gli avanzi.

Dovremo, insomma, avere rispetto. Rispetto del nostro appartenere alla categoria professionale più numerosa in assoluto in sanità. Rispetto per le scelte anche se non condivise. Controbattere con proposte o alternative ragionate e magari mettersi in gioco in prima persona. Altrimenti il silenzio - nei reparti o sui social - sarà cosa buona e giusta.

Questo è quello che mi auguro, questo è quello che del 2020 vorrei raccontare.

Voi, la nostra consapevolezza

Il 2019 si chiude con Nurse24.it primo in classifica per numero di lettori per il terzo anno consecutivo; questi successi hanno permesso a me e al mio socio Pietro Caputo di ottenere l'intera proprietà dell'azienda editrice.

E allora, oggi ancora più di ieri, la nostra consapevolezza è quella di volerci migliorare continuamente per offrirvi sempre di più, in termini di qualità e utilità nella fruizione del nostro giornale e di tutti i nostri servizi.

Un buon 2020 a tutti.

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