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Burnout

Suicidio tra infermieri: un tabù di cui si parla troppo poco

di Daniela Berardinelli

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Più di un milione di persone muoiono ogni anno per suicidio, negli Stati Uniti d’America solo nel 2016 sono morte 44.000 persone, attribuendo al suicido la decima causa di morte. Un recente articolo pubblicato sul The British Journal of Psychiatry ha denunciato che, in un’indagine svolta dal 2011 al 2015, gli operatori sanitari sono stati esposti ad un rischio aumentato di suicidio. Nello specifico le infermiere avevano un rapporto standardizzato di mortalità di 123 (con rapporto standardizzato di mortalità SMR si intende il rapporto tra il numero di casi di morte osservati e il numero di casi attesi; esprime l’eccesso se SMR maggiore di 1, o il difetto, se SMR minore di 1, di mortalità esistente tra la popolazione osservata e la popolazione presa come riferimento). Nella categoria a maggior rischio sono inoltre presenti gli artisti (SMR 399) e il personale che lavora nei bar (SMR 182). La letteratura inerente questo delicato argomento è ancora scarsa e spesso risulta datata.

Perché gli infermieri sono una categoria a rischio suicidio

Gli infermieri, in tutto il mondo, devono far fronte quotidianamente ad un aumento dei carichi di lavoro, dei pazienti che vengono ricoverati in ospedale o assistiti sul territorio e questo fenomeno è dovuto sia all’invecchiamento della popolazione, sia al notevole incremento delle patologie croniche.

Date le comuni carenze di organico, denunciate anche sulle cronache locali, gli infermieri spesso sono costretti a lavorare più ore del previsto e con uno stipendio spesso inadeguato.

Sono inoltre esposti ad un maggior rischio di violenza, verbale e fisica, fenomeno sempre più dilagante ed allarmante.

La relazione tra depressione e rischio di suicidio negli anni è già stata ampiamente studiata e dimostrata e, in accordo con i dati internazionali, la causa maggiore di suicidio tra gli infermieri pare proprio essere la depressione.

Infermieri e mortalità per suicidio, cosa dicono gli studi internazionali

Un recente articolo pubblicato sull’Archives of Psychiatryc Nursing ha studiato l’incidenza di mortalità degli infermieri - in Cina tra il 2007 e il 2016 - e ha identificato 46 casi di suicidio (di cui 45 donne e un uomo).

Accesso facile ai farmaci aumenta rischio suicidio

Uno studio retrospettivo, condotto in Australia tra il 2001 e il 2012, ha evidenziato che gli infermieri aventi facile accesso ai farmaci hanno un rischio di suicidio maggiore del 62% rispetto ad altri professionisti sanitari senza tale possibilità.

I medicinali sono frequentemente utilizzati come mezzo di suicidio sia da infermieri (55% dei casi), che da medici (56%) e farmacisti (66%).

A San Diego, in California, l’incidenza di suicidio tra gli infermieri sembra essere più elevata che nel resto degli Stati Uniti (18,51 vs 13,26 per 100.000 persone/anno), in Danimarca gli infermieri, i medici e i farmacisti hanno circa il 90% di rischio suicidario in più rispetto agli educatori.

Negli Stati Uniti il mezzo più comunemente utilizzato per suicidarsi è l’arma da fuoco, tra i sanitari invece la scelta ricade più frequentemente sull’avvelenamento da farmaci, anche se in tutti gli studi esaminati non è possibile stabilire un’evidente correlazione tra l’utilizzo del farmaco e la sua rilevazione dal posto di lavoro.

Quali possibilità di prevenzione oggi

L’American Medical Association ha riconosciuto il programma HEAR (The Healer Education, Assessment, and Referral program) come efficace nella prevenzione del suicidio.

Ideato inizialmente nel 2008 per identificare i medici a rischio e facilitare l’aiuto della consulenza specialistica psichiatrica, dal 2017 è stato adottato anche per la categoria infermieristica come screening.

Il programma HEAR si sviluppa su tre fasi: educazione, superamento e consulenza specialistica dove necessaria. I ricercatori che hanno testato questo programma sugli infermieri hanno evidenziato che:

  • su un totale di 172, il 40% aveva già dei sintomi depressivi da moderati ad elevati
  • il 7% aveva pensato in passato al suicidio
  • l’11% ci aveva già provato.

Solo 28 erano già seguiti ed in terapia; 140 su 172 avevano denunciato, inoltre, l’importante influenza di fattori stressogeni correlati a lavoro e famiglia.

L’obiettivo di questo programma è di fare prevenzione aumentando la conoscenza degli infermieri su fenomeni di rischio come il burnout, la depressione ed il suicidio e aiutando gli infermieri risultanti a rischio.

Gli infermieri che avevano partecipato a questo studio avevano riportato un rischio comparabile se non aumentato a quello rilevato dai medici in precedenza e la maggior parte di loro al momento non era in cura.

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Commenti (1)

Maisto Gennaro

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1 commenti

Non siamo macchine.

#1

Perché sebbene il loro, il mio lavoro, sia una professione bellissima, spesso viene esercitata in condizioni si limiti della sopportazione. Nell'immaginario collettivo siamo quelli che danno la pilloletta e fanno 4 punture, ma non è mica così. Specialmente a l sud. Turni massacranti per mancanza di personale, difficoltà nel conciliare lavoro e famiglia, infrastrutture spesso vecchie, ambienti difficili che mettono a rischio la propria incolumità, il burnout, la depressione, la paga inadeguata. Basta un niente per finire nel tunnel ed avendo facile accesso ai farmaci, ci vuole un attimo ad ingoiare un flacone di pillole o gocce. Poi c'è chi se ne fotte. Fa le sue belle 8 ore, vive il tutto con freddo distacco perché tanto il turno deve passare. Ma diamo uomini, non macchine. E curiamo uomini, non macchine. Questo lavoro è soprattutto sentimenti. O li hai oppure non li hai. E se li hai, succede pure che ti portano a gesti estremi.