Nurse24.it

infermieri

Venite con me, vi faccio fare un giro per il Pronto soccorso

di Mimma Sternativo

    Precedente Successivo

Inizio del turno h 21.00 in punto, area verde-codici minori. Quindici pazienti in attesa, circa venti in carico. Attenzione, questi sono solo i pazienti afferenti a quest'area. H 21.30 due donne si avvicinano, ci siamo io e l'oss. Io d'azzurro vestita, l'oss di bianco. Io donna, lui uomo. Le donne a chi si rivolgono? All'uomo, ovvio!

Cronache di un’infermiera di Pronto soccorso

Intervengo: Ditemi signore, sono io l'infermiera, potete dire a me. Cambiano tono, urlano... Niente, la divisa azzurra son sempre più convinta predisponga Saturno contro.

Scalo i toni, si calmano, spiego.

E intanto rivaluta i pazienti già visitati, somministra la terapia, visita i nuovi assistiti. Ascolta la loro storia, fai esami, somministra la terapia, parla coi parenti... Insomma, dai assistenza.

H 23.00, signore anziano: Quanti anni mi dà?

Settanta, rispondo - mento sapendo di mentire, ma a fin di bene, giuro! Ne ho 85, esclama fiero. Lei è tanto bella, ma io sono troppo vecchio per lei, potrei però prometterla in moglie a mio nipote. Sì, sì, ci starebbe proprio bene con lui. Sorride, sorrido, annuisco. Ci pensa un po' su...

Peccato però che io non abbia nipoti... Va be, sarà per un'altra volta. Sorrido: anche stavolta l'ho scampata.

La fila dell'attesa aumenta anziché diminuire. Bussano alla porta dell'area. Un senza fissa dimora conosciuto mi si avvicina e mi sussurra: Ho i pidocchi. Panico, tocco subito i miei capelli, quasi a volerli riparare.

Presente la sensazione di quando vi nominano la parola “pidocchi”? Ecco, avete già prurito?

No, non aveva i pidocchi, ma voleva il letto e sperava di essere messo in stanza di isolamento. Ha confessato

Tre pazienti disorientati, due contenuti. Un Oss mi aiuta ad alzare il paziente, gli togliamo le contenzioni, tanto con lui non hanno alcun effetto. Un contorsionista sarebbe meno agile.

Carmelo, poi Alessio, poi Davide. Non ricorda il suo nome, o meglio, ne ricorda più di uno, ma non sa dire quale sia veramente il suo. Io mi chiamo Carmelo. Ok, Carmelo. Ora ci tiriamo su. E chi cazz è mo’, sto Carmelo? Ride. Rido.

Chiede da mangiare, gli diamo da mangiare; chiede da bere, gli diamo da bere; chiede mille volte di andare ai servizi, lo portiamo ai servizi.

Scopro la bravura di un Oss. Uno di quelli neoassunti, uno di quelli che in tanti criticano, perché alle prime armi, ma non giovanissimo e un po' imbranato.

Scopro in lui una grande umanità e una grande pazienza. Era un capo prima - ci tiene a dirlo - poi per amore ha dovuto lasciare il suo lavoro, venire a Milano e cambiare mestiere. Chapeau.

Accanto a Carmelo/Alessio/Davide c'è lei: disorientata nel tempo, nello spazio e nella galassia. Ottantacinque anni, bella pimpante, che non ne vuol sapere di ospedale, letto, pannolone. Sorda come una campana, che a parlarci bisogna usare l'interfono.

Che belli i tuoi orecchini e mi accarezza il viso. Un gesto speciale, che ti riempie il cuore. Se solo non avesse avuto le mani nel pannolone bagnato fino a un attimo prima...

H 4.30 del mattino, mettiamo anche lei in carrozzina. Quale posto migliore per l'osservazione se non nella sala degli infermieri? Dopo una notte insonne e agitata, dieci minuti a sentire due consegne e si addormenta.

Intanto visiti, rivaluti, fai terapia... Prendi l'ennesimo caffè per star sveglia, fumi una sigaretta, commenti la solita foto sul pacchetto, quella dell'uomo intubato, presente? Ma si ferma così un tubo? Ma daiiii!

Tento un ricovero, la collega del reparto tenta di negarmelo, in pronto soccorso dovemmo attrezzarci per le barelle a castello, servono posti.

Ricovero, tié.

H 7.00, ancora un quarto d'ora per la consegna. Pazienti ancora in attesa di visita. Ed eccolo lì. Carmelo/Alessio/Davide ancora una volta vien giù dal letto, tento di fermarlo. Barcolla, lancia un urlo: E lasciami stareeee, devo fare una scurreggiaaaaa. Poi con calma, sorridendo: Non ti preoccupare, sarà silenziosa e profumata. Rido. La notte finirà, prima o poi.

Consegna. Colazione al bar. Non c'è posto a sedere: disagio.

Finalmente a letto, ma il cane mi ruba il cuscino. Sorrido ripensando a Carmelo/Davide/Alessio e alla sua scurreggia. Sorrido e penso “anche stanotte è andata”. Sorrido a quel paziente che ad un certo punto mi ha detto:

Ma come fate a fare questo lavoro?

Sorrido, mi addormento.

Buonanotte, mondo.

Ritorna al sommario del dossier Diario del pronto soccorso

NurseReporter
Corsi ecm fad, residenziali per sanitari

Commento (0)