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Editoriale

La tragedia comica del Pronto soccorso di Nola

di Mimma Sternativo

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Tre medici sospesi per le foto che ritraggono due pazienti nel pronto soccorso dell'ospedale civile di Nola (Napoli) sul pavimento, mentre gli operatori sanitari prestano loro assistenza. Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha inviato i Nas per un'indagine. Avviate le procedure di licenziamento per i responsabili del Pronto soccorso e del presidio ospedaliero.

Cosa deve fare il personale di Pronto soccorso per andare bene?

Pazienti soccorsi a terra al pronto soccorso di Nola (foto tratta dal video girato dal Tg5)

Si consuma così la tragedia comica del pronto soccorso di Nola. I "personaggi reali" del pronto soccorso rappresentati come caricature della sanità.

Sono giorni, anni, che tutti parlano di sovraffollamento dei Pronto soccorso; ne scrivono i dipendenti, i giornalisti, gli ordini, i collegi e niente. Tutto ad un tratto si cade dalle nuvole.

"Ma come è mai potuto succedere? Pronto soccorso senza barelle? Ma scherziamo?!"

Le fotografie sono interessanti, perché le persone credono molto nelle immagini fotografate. Credono che siano più “vere”. Ovviamente non è così. (…) ho utilizzato le foto per narrare le parti che non sono reali, mentre la vicenda effettiva l'ho disegnata. Spero che le persone comprendano il messaggio (McKean)

Medici licenziati, perché hanno cercato di fare il loro lavoro anche nel pieno del disagio? Proviamo allora a immaginare cosa sarebbe successo se non l'avessero fatto.

La stampa non perdona: "Pronto soccorso di Nola intasato: medici e infermieri si rifiutano di visitare (...)", "Morto paziente in triage: medici e infermieri si rifiutavano di visitarlo, perché sovraffollati", "Malasanità: muore in pronto soccorso. Mancano le barelle e non viene visitato".

Avviate le procedure di licenziamento.

E allora, cara Ministro, cari tutti voi ricolmi di sdegno, ditemi: cosa deve fare il personale di PS per andar bene?

I politici, i Collegi, gli Ordini, i media hanno parlato, ognuno ha detto la sua: più territorio, più collaborazione tra reparti e PS, diamo spazio agli infermieri di famiglia, assumiamo più medici e più infermieri, creiamo più posti letto, mettiamo medici in triage, creiamo un bed manager, un piano di gestione del sovraffollamento.

E perché no? Preghiamo.

In questi giorni il sovraffollamento del pronto soccorso è diventato uno di quei temi con i quali a cena si cerca di far colpo su amici o persone importanti. A noi sproloquiare piace tanto.

"Utopia. Il Pronto Soccorso perfetto, ovvero l'isola che non c'è". Potrebbe essere il titolo di un'opera di un contemporaneo Tommaso Moro.

Tutti abbiamo belle parole, parole belle e sacrosante, che però non stanno aiutando il personale del pronto soccorso e noi abbiamo bisogno che ci siate. Qui ed ora.

Qualcuno una volta ha detto: ”Utopia”, ricordiamocelo, significa “da nessuna parte”. Forse voi l'avete dimenticato. E allora ditemi, chi ha davvero la colpa di tutto questo?

Il licenziamento a chi dovrebbe spettare? A quei poveri medici o a chi governa la politica sanitaria italiana? A chi, magari, ha tagliato i posti letto e le finanze senza prima organizzare un territorio capace di far fronte alla cronicità dei tanti pazienti?

Di chi è la colpa se il cittadino che chiama la guardia medica si sente rispondere: oh, no, è meglio che vada in pronto soccorso a fare accertamenti (per 37.2°C di temperatura, ndr).

Di chi è la colpa se il medico di famiglia visita solo su prenotazione tre giorni a settimana per quattro ore al giorno? Chi deve essere licenziato per le lunghe e infinite attese per eseguire esami diagnostici sul territorio?

Chi deve pagare per la cattiva informazione data tutti i giorni ai nostri cittadini? Chi per la diseducazione dei cittadini all'utilizzo del pronto soccorso?

Chi di voi sconterà la pena per aver ancora una volta umiliato e denigrato il lavoro di tanti professionisti, che ogni giorno dissipano le proprie energie fisiche e mentali per far funzionare quel mostro chiamato pronto soccorso?

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