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Infermieri e medici di pronto soccorso, le vere vittime della malasanità

di Mimma Sternativo

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La dinamica è sempre la stessa: Pronto Soccorso sovraffollato, tempi di attesa pressoché infiniti, barelle in ogni corridoio, personale esausto e sempre troppo scarso, posti letto inesistenti. Tutto si traduce in aggressioni verso infermieri e medici.

Infermieri di pronto soccorso

Violenza al pronto soccorso

L'ultimo - solo in ordine cronologico - episodio è accaduto nel milanese, con l'arrivo del nuovo anno. Anno nuovo, dinamica vecchia:  Pronto Soccorso sovraffollato, tempi di attesa pressoché infiniti, barelle in ogni corridoio, personale esausto e sempre troppo scarso, posti letto inesistenti.

Codice rosso, giallo, verde e bianco.

Pazienti inviati dal medico di famiglia, dalla guardia medica, dall’ambulatorio, dalla croce, dall’amico medico, dalla mamma, dal papà, “da internet”.

Pazienti del fine settimana, quelli che durante il giorno lavorano e allora meglio aspettare la sera o il sabato e la domenica, pazienti delle quattro del mattino, perché altrimenti prima c’è troppa fila.

Periodo delle feste: anziani all’improvviso difficili da gestire a casa.

Sovraffollamento: 80% codici verdi e bianchi, urgenze differibili; sì, ma dove? Segni e sintomi presenti almeno da più di una settimana, quando non da anni.

Esami diagnostici con attese troppo lunghe per farli fuori dall’ambiente ospedaliero. Diagnosi fatta, ma sempre meglio sentire altre opinioni e via col giro di tutti i pronto soccorso della città.

L’amico ha bevuto troppo e vomita! Cosa sarà mai? Via, si va in pronto soccorso.

Influenza; 37.2 ° C di temperatura, due episodi di diarrea. Corri, si va in pronto soccorso… si sa mai che sia meningite.

La musica è sempre la stessa:

vergognatevi (…) è da stamattina che sono qui! Voglio parlare con un medico, subito! 

Purtroppo siamo sovraffollati e si deve dare priorità ai codici rossi e gialli.

Non me ne frega niente degli altri! Voglio il medico subito, sennò spacco tutto!

E via con insulti, spintoni, sputi, calci e pugni. Come se aggredire il personale sanitario fosse una cosa normale, quasi dovuta.

I casi di violenza verso infermieri

Tra gli ultimi casi di atti violenti nei confronti di personale sanitario si sono registrate sette aggressioni in quattro mesi al Vittorio Emanuele di Catania, come riportato dal segretario regionale Usae Calogero Coniglio e l'episodio del Fatebenefratelli di Milano, dove un uomo stanco di attendere il proprio turno per una lastra ha scagliato delle sedie a rotelle contro una porta del pronto soccorso, scardinandola.

Piena emergenza sicurezza anche in Campania, come dichiarato dal Presidente Ipasvi di Napoli, Ciro Carbone, dopo l'aggressione ad un infermiere del Loreto Mare e come si era già capito dopo l'aggressione all'équipe del 118 "sequestrata" e malmenata nell'ottobre scorso.

Da più voci continuano ad arrivare le richieste alle istituzioni di implementare i sistemi di prevenzione e difesa da comportamenti aggressivi e lesivi per una categoria che, per sua natura, è sempre stata dalla parte dei cittadini, i quali oggi, invece, rappresentano troppo spesso un pericolo.

Richieste, oggi, ancora troppo spesso disattese a scapito dell'intera categoria dei professionisti della salute.

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