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aggressioni in ospedale

Assalto no green pass all'Umberto I, feriti 3 infermieri

di Massimo Canorro

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L’Associazione nazionale infermieri di area critica esprime tutto il proprio sdegno su quanto avvenuto al Pronto soccorso del Policlinico Umberto I, assaltato dai no green pass. Un’infermiera è stata colpita alla testa con una bottiglia. Solidarietà espressa anche dal Gruppo Formazione Triage, dal Comitato direttivo nazionale della Siiet e dalla Simeu, che auspicano la reazione delle istituzioni. L’assessore regionale alla Sanità, D’Amato: L’attacco all’Umberto I è intollerabile, ringrazio i nostri sanitari per il coraggio e la dedizione che hanno dimostrato.

Umberto I, Aniarti: impossibile tacere sulle aggressioni

Il Pronto soccorso dell'Umberto I di Roma

Sono almeno tre (e non uno, come riportato in principio) gli infermieri rimasti feriti in seguito all’assalto al Pronto soccorso dell’Umberto I da parte di una quarantina di persone “a difesa” di un manifestante 50enne ricoverato (già in stato di fermo). Confermato che uno dei tre professionisti sanitari, un’infermiera, è stata colpita alla testa con una bottiglia (ferita durante la colluttazione, è stata poi refertata con alcuni giorni).

L’Aniarti, l’Associazione nazionale infermieri di area critica, ha così commentato: Manifestiamo tutto il nostro disappunto verso una situazione sfociata in questi accadimenti nonostante, dall’inizio della pandemia, gli infermieri e tutti i professionisti ed operatori stanno garantendo il diritto alla salute a ogni cittadino. Non possiamo restare in silenzio di fronte all’arrogante violenza di alcuni individui, che con le loro azioni mettono a repentaglio la sicurezza di persone che stanno svolgendo il proprio lavoro. Chiediamo con forza a tutte le istituzioni, di garantire la sicurezza di chi è in prima linea senza mai essersi tirato indietro ed ai cittadini, di continuare nel supporto e mantenere la fiducia nei confronti degli infermieri.

Una presa di posizione forte, così come quella espressa dal presidente dell’Omceo Roma, Antonio Magi. Vedere delle persone che aggrediscono i sanitari non è degno di un paese civile – le sue parole – voglio esprimere la solidarietà e la vicinanza dell’Ordine dei medici di Roma ai colleghi e agli infermieri dell’Umberto I. Della violenza sui sanitari se ne parla da tempo, ma questo fatto è di una gravità estrema. Quindi precisa: Chiediamo da tempo che vi siano dei punti presidio della polizia nei Pronto soccorso, che ora sono abbandonati a loro stessi, mentre una volta erano in tutte le aree di emergenza degli ospedali. Occorre riportare la vigilanza, mettere in sicurezza le persone che lavorano presso l’ospedale e anche coloro che vi accedono.

È stato un vero e proprio raid quello compiuto da decine di manifestanti no green pass che, nella serata tra sabato e domenica, hanno assaltato il reparto pieno di pazienti in attesa di essere visitati. Il loro obiettivo: liberare un fermato che, dopo essere stato colto da malore nel corso della manifestazione (tutt’altro che pacifica) nel centro storico di Roma, era stato ricoverato.

Una volta all’interno del reparto, però, l’uomo non ha voluto fornire le sue generalità, rifiutando di sottoporsi al Triage e alla prevenzione Covid. Andato su tutte le furie, ha aggredito i professionisti sanitari. Un bilancio pesante, quello riportato dal Policlinico, ma poteva andare assai peggio per i sanitari. Come affermato dall’assessore regionale alla Sanità, Alessio D’Amato – recatosi sul posto accompagnato dal direttore generale del Policlinico Umberto I, Fabrizio d’Alba e dal direttore del Dea, Francesco Pugliese – è emerso che i vandali si sono radunati nella struttura minacciando infermieri e medici, provocando diversi danni tant’è che il personale ha dovuto sigillare i locali per tutelare, oltre che sé stesso, i pazienti.

Alla fine il gruppo di teppisti è fuggito nella notte e adesso sono tutti ricercati dalle forze dell’ordine (mentre il manifestante fermato è stato denunciato a piede libero per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, a incaricato di servizio e rifiuto di fornire le proprie generalità, e successivamente rilasciato).

Indignazione è stata espressa dallo stesso D’Amato: Un attacco inaudito e intollerabile, dove gli infermieri e i medici sono stati costretti a sigillare i locali per arginare la pressione violenta dei manifestanti arrivati a decine. Ho ringraziato le nostre operatrici e i nostri operatori per il coraggio e la dedizione. È inaccettabile, giù le mani dal personale sanitario.

Nel dettaglio, è stata forzata la porta d’ingresso, sono state divelte barelle e gli operatori si sono barricati dentro. I manifestanti sono entrati nell’area dedicata ai pazienti più critici impedendo l’accesso a eventuali altri pazienti gravi. Tutto il resto del Pronto soccorso è stato letteralmente sigillato e chiuso l’accesso. La normalità è arrivata intorno alle 4, dopo l’intervento delle forze dell’ordine, le parole del primario del Dipartimento emergenza, accettazione, anestesia e aree critiche. L’attività del Pronto soccorso non è stata mai interrotta – ha proseguito – e l’azienda ospedaliera ha già presentato una prima denuncia per quanto accaduto.

Dichiarazioni, queste, alle quali si sono aggiunte quelle del direttore generale, D’Alba: Esprimiamo sdegno per un accadimento di questo genere. Tutti gli operatori, ai quali va il più grande sostegno e vicinanza per aver saputo fronteggiare anche questa situazione – dopo quasi venti mesi di lavoro in prima linea contro il Covid – hanno comunque assicurato il loro servizio, nonostante il clima di terrore e minaccia e imposto dai contestatori.

Concetti, quelli espressi da D’Amato, che rimandano – seppur indirettamente – quanto espresso dal presidente nazionale della Simeu, Salvatore Manca: In termini generali, l’assalto a un Pronto soccorso è il gesto più vigliacco che si possa immaginare, poiché rappresenta un attacco a tutta la comunità, un affronto, un’azione irresponsabile nei confronti delle persone e della cosa comune. È la totale mancanza di rispetto non solo dei professionisti impegnati nelle delicate azioni di soccorso ed aiuto, ma di tutta la sanità e delle istituzioni.

Quindi il presidente nazionale della Società italiana della medicina di emergenza-urgenza entra le caso specifico: Quel che è accaduto all’Umberto I di Roma ribadisce ancora una volta quanto i professionisti dell’emergenza-urgenza vivano un quotidiano in prima linea. Di come siano, purtroppo, facili vittime di violenze fisiche e verbali, di gravi ritorsioni per questioni che vanno al di fuori delle loro mansioni.

Aggressioni Umberto I, GFT e SIIET: attacco ai sanitari intollerabile

E ancora, le dichiarazioni del direttivo Gruppo Formazione Triage, che denuncia e condanna il grave atto di violenza avvenuto nel Pronto soccorso dell’ospedale Umberto I di Roma.Un attacco inaudito ed intollerabile nei confronti di un servizio che attraverso le competenze del proprio personale garantisce una risposta professionale e continua ai bisogni di salute della popolazione. La nostra società scientifica esprime tutta la propria solidarietà ai sanitari coinvolti in questi atti di violenza e manifesta vicinanza ai cittadini, vittime inconsapevoli di questa follia. Esprimiamo inoltre preoccupazione per la condizione di lavoro degli operatori di Pronto soccorso che sempre più spesso sono vittime di aggressioni fisiche e verbali ed auspichiamo che le istituzioni competenti agiscano nel promuovere e garantire sicurezza per coloro che quotidianamente soccorrono, assistono e curano in “prima linea” i cittadini.

Sulla stessa scia le parole espresse dal Comitato direttivo nazionale della Siiet (la Società italiana infermieri emergenza territoriale, che prima dell’estate si era espressa sull’importanza di riorganizzare il sistema emergenza): Chi aggredisce il personale sanitario, che per deontologia assiste tutti senza distinzioni, non è semplicemente degno di appartenere ad un consesso civile. Esprimiamo solidarietà ai colleghi del Pronto soccorso dell’Umberto I, alcuni rimasti feriti per fortuna non gravemente, per l’aggressione subita sul luogo di lavoro che ha messo a rischio la loro incolumità e quella dei pazienti assistiti in quel momento. Auspichiamo che la reazione delle istituzioni a quanto accaduto sia ferma ed esemplare, affinché episodi del genere non abbiano a ripetersi.

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