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Salute

Incontinenza e neuromodulazione sacrale

di Silvia Stabellini

I pazienti affetti da alcune tipologie di incontinenza fecale e incontinenza urinaria possono beneficiare di una tecnica di stimolazione dei nervi del distretto pelvico, nel momento in cui le terapie conservative convenzionali non sono più efficaci o quando la terapia farmacologica presenta effetti collaterali importanti. La neuromodulazione sacrale è una tecnica mini-invasiva di elettrostimolazione delle radici sacrali che permette il mantenimento dell’integrità anatomica e l’ottenimento di risultati positivi per i pazienti affetti da questi deficit funzionali.

Neuromodulazione sacrale, una terapia ancora in evoluzione

La neuromodulazione sacrale come terapia fu sperimentata in campo urologico nel 1981, con l’impianto del primo stimolatore sacrale nei pazienti con incontinenza urinaria o con disfunzione dello svuotamento vescicale.

Successivamente, nel 1995, sfruttando la prossimità anatomica e funzionale delle strutture della cavità pelvica, è stato possibile estendere questa terapia anche ai pazienti con disturbi funzionali della defecazione.

L’uso della neuromodulazione sacrale (NMS) nell’incontinenza fecale è stato approvato anche dall’FDA.

Ci sono altre indicazioni dove l’utilizzo di questa terapia ha dimostrato buoni risultati, come ad esempio il dolore pelvico, la stipsi cronica refrattaria a terapia conservativa e la vescica neurologica, ma non sono ancora supportate da trial clinici basati su grandi numeri (studi sulla neuromodulazione sacrale come terapia per le disfunzioni urinarie e fecali: Amundsen et al.2016, Gormley et al. 2015, Herbison 2009, Taha et al. 2015, Truzzi et al 2016).

Se il paziente risulta idoneo per la terapia NMS, si procede all’impianto in due fasi:

  1. Fase di valutazione della terapia. Si posiziona, sempre per via percutanea in anestesia locale e sotto controllo radiologico, un elettrodo definitivo nel forame sacrale di S3, fino a raggiungere le fibre dei nervi sacrali. L’elettrodo viene poi collegato ad un elettrostimolatore. Tutto viene impiantato sottocute, non risultando visibile dall’esterno. Questa fase dura dalle 2 alle 6 settimane e i pazienti nei quali si evidenzia una risposta clinica soddisfacente, saranno candidati alla seconda fase.
  2. Impianto definitivo del generatore di impulsi allocato in una tasca sottocutanea nella regione sovraglutea, mantenendo l’elettrodo inserito nella fase precedente. Tramite un piccolo programmatore portatile, il paziente potrà gestire in autonomia i programmi di stimolazione.

Le possibili complicanze legate agli interventi eseguiti nelle due fasi sono: infezioni, decubiti, dislocazione dell’elettrocatetere.

La terapia di neuromodulazione sacrale permette un miglioramento delle contrazioni degli sfinteri, una maggiore percezione del contenuto dell’ampolla rettale e, di conseguenza, un miglioramento dell’incontinenza, fino alla risoluzione della stessa.

In entrambe le tipologie di disfunzioni, è disponibile in commercio un solo tipo di neurostimolatore sacrale, InterStim® Medtronic. Sia l’impianto temporaneo che quello definitivo sono sempre reversibili.

I pazienti impiantati non possono essere sottoposti a risonanza magnetica, tranne in alcuni casi selezionati di compatibilità delle strumentazioni e la terapia con InterStim® è controindicata esclusivamente in pazienti che non sono in grado di utilizzare il neurostimolatore.

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