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Patologia

Ipertrofia prostatica benigna

di Davide Vaiana

L’ipertrofia prostatica benigna (IPB) è una patologia che consiste nell’aumento di dimensioni della ghiandola prostatica e dello stroma fibromuscolare, con conseguente restringimento dell’uretra lungo il decorso prostatico (uretra prostatica), con anomalie importanti per l’attività minzionale. La sua comparsa è strettamente legata all’invecchiamento umano e la sua incidenza aumenta all’aumentare dell’età.

Segni e sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna

L'ipertrofia prostatica provoca il restringimento dell'uretra

La sintomatologia può essere legata oppure essere estranea al volume della prostata. Possiamo infatti avere sintomi “dinamici”, correlati al volume prostatico, mentre quelli abbinabili al tono della muscolatura vescicale e prostatica vengono denominati “statici”.

Sostanzialmente possiamo raggruppare i sintomi in due grandi famiglie in base al tipo di disturbo che si presenta:

  • Sintomi di tipo ostruttivo;
  • Sintomi di tipo irritativo.

Nella prima categoria rientrano sintomi come la difficoltà ad iniziare ad urinare, lo sforzo durante la minzione, il flusso interrotto, sensazione di incompleto svuotamento vescicale, mitto debole.

Nella seconda categoria rientrano per esempio il bruciore alla minzione, la nicturia (aumentato bisogno urinario durante la notte), la pollachiuria (aumento nella frequenza minzionale), l’urgenza alla minzione.

L’IPB può anche essere una concausa di altre patologie dell’apparato urinario, in quanto il ristagno urinario porterebbe alla proliferazione di batteri con il conseguente scatenarsi di infezioni come pielonefriti e prostatiti.

Diagnosi

Un primo approccio diagnostico è fornito dalla raccolta anamnestica, visita urologica con conseguente esplorazione rettale, che potrebbe mostrare ingrossamento della ghiandola, ispessimento della sua parete e quindi dare una prima indicazione all’urologo per escludere o diagnosticare prostatiti o addirittura un tumore prostatico.

Il successivo step è quello dell’ecografia. Tale esame diagnostico andrà a valutare lo spessore della parete vescicale (viene eseguito a vescica piena) e del ristagno urinario, segno dell’avanzamento dell’IPB. Altri esami da eseguire sono senz’altro la uroflussometria, che va a cercare la presenza di ostruzione al flusso e ne va a definire il livello. Con l’esame urodinamico, invece, si va a confermare l’esito della flussometria oppure da adito alla tesi che lo scarso flusso urinario è dovuto alla ridotta capacità della vescica di contrarsi.

Anche gli esami ematici possono dare un aiuto concreto, anche se non definitivo alla diagnosi di IPB.

Il più importante è il dosaggio del PSA il quale aumento esponenziale potrebbe indicare un processo flogistico in atto, ma nel peggiore delle ipotesi potrebbe rivelare la presenza di un tumore prostatico. In questo ultimo caso per avere la certezza di diagnosi tumorale bisognerebbe effettuare una serie di esami più approfonditi.

Terapia ipertrofia prostatica benigna

La terapia viene scissa in due branche:

  • farmacologica
  • chirurgica.

La terapia farmacologica si basa sostanzialmente sull’utilizzo di α-bloccanti che migliorano la sintomatologia dell’IPB. Tra le molecole più importanti ricordiamo la terazosina, doxazosina, tamsulosina, alfuzosina. I principali benefici sono quelli del rilassamento della parete prostatica, del collo vescicale con conseguente aumento del flusso urinario.

Un’altra terapia è rappresentata dagli inibitori della 5α-reduttasi (finasteride e dutasteride), che utilizzati unitamente agli α-bloccanti portano a una sostanziale riduzione del volume prostatico. Queste ultime molecole vengo utilizzate per prostate molto voluminose.

Gli effetti indesiderati non sono sostanzialmente molti, ma comunque risultano fastidiosi. I primi (α-bloccanti), infatti, possono portare a eiaculazione precoce, mentre i secondi (5α-reduttasi) a disfunzione erettile con diminuzione della libido.

La terapia chirurgica è consigliata quando l’IPB è sintomatica ed ha provocato infezioni delle vie urinarie, insufficienza renale, ritenzione urinaria ricorrente, calcoli vescicali.

Tipi di prostatectomia:

  1. la prostatectomia a cielo aperto: consigliata quando si hanno prostate molto voluminose. Si effettua un’incisione addominale, ha tempi di guarigione lunghi, ma è piu affidabile della transuretrale, con probabilità rare di reintervenire.
  2. la prostatectomia transuretrale: si effettua con metodologia laparoscopica, meno invasa rispetto a quella a cielo aperto. Necessita di anestesia regionale o generale, ha maggiori complicanze, come sanguinamento, infezioni, e la maggior probabilità di dover rioperare.
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