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Catetere vescicale: la scelta del presidio adatto

di Sara Di Santo

Il cateterismo vescicale è una procedura volta ad assicurare un corretto svuotamento vescicale in tutti quei casi in cui si riscontri ritenzione urinaria acuta e in quelli in cui il fisiologico processo evacuativo risulti difficoltoso o compromesso da differenti fattori. Si tratta di una manovra ad alto rischio infettivo, perciò l’infermiere, oltre a garantire la sterilità nel posizionamento, deve conoscere tutte le caratteristiche dei vari cateteri e scegliere tipologia e calibro più adatti al singolo assistito e alla relativa condizione clinica, per scongiurare complicanze estremamente dannose.

Catetere vescicale: cos'è e quali scopi ha il cateterismo?

Il catetere vescicale

Con cateterismo vescicale si intende l’introduzione e il relativo posizionamento in vescica di un catetere sterile, per via transuretrale o sovra-pubica, in maniera provvisoria o permanente. Nella pratica clinica si ricorre al catetere vescicale (CV) per scopi differenti, che possono essere così sintetizzati:

  • diagnostico: ad esempio, per il monitoraggio della diuresi;
  • evacuativo: ad esempio, nei casi di ritenzione urinaria;
  • terapeutico: ad esempio, per il trattamento di neoplasie vescicali.

Il cateterismo vescicale è una manovra ad alto rischio infettivo e proprio le infezioni delle vie urinarie (IVU) sono le infezioni più frequenti all’interno di strutture ospedaliere e strutture di lungodegenza (in Italia circa il 35-40% delle infezioni ospedaliere sono circoscritte al tratto urinario). Conseguenze dirette di questa realtà sono il dilatarsi della durata del ricovero del paziente con l’acuirsi del suo disagio, l’aumento della mortalità e il dispendio di maggiori risorse economiche.

Le raccomandazioni indicano di ricorrere al cateterismo solo nei casi in cui altre vie siano impraticabili e/o infruttuose e di rivalutare periodicamente la necessità di mantenere in sede il catetere stesso.

Come è fatto il catetere vescicale?

Il catetere vescicale è una forma di drenaggio, il cui sistema è formato dal catetere stesso, un circuito di drenaggio e una sacca di raccolta. In particolare, i parametri secondo i quali si distinguono i cateteri sono quattro:

A seconda dello scopo della manovra e a seconda delle caratteristiche del singolo assistito, la manovra di cateterismo potrà essere:

  • temporanea;
  • intermittente;
  • a permanenza.

va da sé che, a seconda dei casi, il catetere da adottare dovrà avere caratteristiche differenti per dimensioni e conformazione.

Il calibro dei cateteri vescicali

Con calibro si intende il diametro esterno del catetere, che viene misurato sulla scala di Charrière, secondo la quale 1 Ch equivale a 1/3 mm.

Più il calibro è piccolo e meno rischiamo di provocare lesioni uretrali; vero anche che, però, più lenta sarà l’evacuazione delle urine. Indicativamente si scelgono cateteri di calibro:

  • 12-14 Ch in caso di urine chiare;
  • 16-18 Ch urine torbide;
  • 20-24 Ch piuria e macroematuria.

Queste sono indicazioni generali, nella pratica la scelta del calibro va effettuata tenendo conto, oltre alle caratteristiche delle urine, della conformazione fisica del paziente, sempre nell’ottica di non creare traumi che potrebbero degenerare in complicanze anche molto gravi e di ridurre il più possibile il disagio per l’assistito.

Il catetere vescicale può essere:

  1. a una via, utilizzato per il cateterismo temporaneo/intermittente;
  2. a due vie, dotato di una via per il deflusso delle urine e di una che, mediante apposita valvola, permette la distensione di un palloncino per l’ancoraggio in vescica;
  3. a tre vie, dotato di una via per il drenaggio, una per l’ancoraggio e una terza per consentire l’irrigazione vescicale.

Il materiale 

È necessario che il materiale del catetere vescicale sia inerte, ovvero che non determini reazioni quali episodi allergici o flogistici. Trattandosi sempre di un corpo estraneo, non esiste un materiale che sia tollerabile in senso assoluto; la biocompatibilità (ovvero la compatibilità fra il materiale “estraneo” e il tessuto organico che vengono posti a contatto) è variabile in base al materiale stesso e al tempo di permanenza in sede del catetere. Possono essere:

  • catetere in lattice: trattandosi di gomma purificata è la tipologia di materiale più morbida; è indicato per i cateterismi a breve termine (massimo 7 giorni), poiché è un materiale che può dare allergia e favorisce l’insorgere di incrostazioni;
  • catetere in silicone: è un materiale morbido, inerte e ad elevata biocompatibilità, cosa che lo rende l’ideale per il cateterismo a lungo termine (30 giorni);
  • catetere in hydrogel: lattice con rivestimento polimerico idrofilo, delicato sulla mucosa uretrale, abbassa sensibilmente il rischio di incrostazioni e colonizzazione batterica;
  • catetere in PVC: materiale fisiologicamente innocuo, presenta un basso rischio di irritazione della mucosa grazie al minor attrito che esercita. Indicato nel cateterismo intermittente, si presenta anche in formati autolubrificanti.

La consistenza

Per quanto riguarda la consistenza, i cateteri vescicali si dividono tra:

  • molli: costituiti da gomma, lattice o silicone, sono quelli che garantiscono maggiore confort per il paziente e sono quelli più indicati per l’uso protratto nel tempo;
  • semirigidi: costituiti da gomma o plastica, vengono utilizzati in casi particolari, quali ad esempio: restringimento dell’uretra o ipertrofia prostatica nell’uomo, casi di ematuria importante o di emorragia vescicale;
  • rigidi: costituiti da materiale sintetico, si usano in casi molto rari e particolari, generalmente come “dilatatori”.

Le estremità prossimali

In base alle caratteristiche dell’estremità prossimale del catetere vescicale si possono distinguere le seguenti tipologie di presidi:

  • Catetere Foley: molle e confortevole per il paziente, ha l’estremità dotata di un palloncino gonfiabile (per mezzo di soluzione fisiologica sterile) che ne permette l’ancoraggio e due fori contrapposti e simmetrici tra loro;
  • Catetere Nelaton: utilizzato soprattutto nella donna, ha l’estremità prossimale arrotondata e rettilinea, con uno o due fori di drenaggio tra loro contrapposti;
  • Catetere Mercier: semirigido, presenta la punta arrotondata dotata di uno o due fori di drenaggio e una curvatura di circa 30°-45° per facilitare l’inserimento del catetere nell’uomo con uretra membranosa o prostatica;
  • Catetere Couvelaire: semirigido con estremità a becco di flauto e dotata di due fori laterali, si utilizza in caso di emorragia vescicale o dopo prostatectomia radicale;
  • Catetere Tiemann: semirigido, con estremità di forma conica e dall’angolatura di 30°, indicato nei casi di restringimento dell’uretra maschile;
  • Catetere Dufour: semirigido e dotato di palloncino di ancoraggio, ha l’estremità prossimale a becco di flauto, con curvatura di 30° e due fori laterali contrapposti; indicato in caso di tamponamento vescicale e relativa ematuria.
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